Franco tiratore

9 Dicembre Dic 2012 0800 09 dicembre 2012

Perchè i moderati finiranno per votare il Cavaliere

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In queste ore c'è chi festeggia, specie nel centrodestra, la caduta del governo Monti. Alcuni tra questi, nel contempo, brindano alla sesta discesa in campo di Silvio Berlusconi nella speranza che  si traduca in un nuovo trionfo, o quantomeno in un discreto pareggio. Oggi quelli che provano una gioia sincera e scevra da alcun dubbio per entrambi questi avvenimenti in contemporanea (buon per loro) non credo che siano poi infinite schiere. Ciò che è certo è che saranno in costante aumento e che anche qualcuno che, al momento, non immagina che sosterrà Berlusconi, alla fine, nel segreto della cabina elettorale, traccerà una croce proprio sul simbolo che racchiuderà quel cognome, il quale ridesta nel contempo tanto incondizionato amore e, per contro, tanto pregiudiziale odio.
Ignorando il fatto, sull'attendibilità del quale proprio non saprei dire, che qualche documentanto commentatore mette in guardia chi ritiene certa la candidatura a premier del Cavaliere, sospettando un improvviso coup de théâtre, va detto onestamente che molti, pur essendo in qualche modo felici della conclusione dell'esperienza governativa di Mario Monti, sono nel contempo stufi di sentirsi propinare il nome di Berlusconi. “Ma come? Dopo vent'anni ancora lui?” Certo non riescono a scordare gli ultimi mesi del suo governo, le risatine dei leader europei, il pantano in cui affondava ogni Consiglio dei Ministri, il walzer delle candele sul ponte del Titanic che si inabissava. “No, certo che non lo voterò”. #nonlovoto e basta. Non è così che si dice su twitter?
Già. E chi voti? Se sei di sinistra il problema non si pone. C'è Sel. Oppure c'è Bersani. Lui ha pure il bollino di Vendola. E' garantito. Se sei  più di centro che di sinistra ti adatti comunque al Pd, che comunque resta un contenitore bello grosso. Se sei affezionato al centro l'offerta davvero non manca. Beh, vedendo i sondaggi non è che questa offerta deve sembrare poi così convincente, però in qualche modo qualcosa lì si trova. Ma se sei di centrodestra, un moderato, e proprio non vuoi rassegnarti a votare a sinistra, le alternative sono poche. O voti per Giannino o non voti. O voti per Berlusconi.
Davvero, il moderato è per definizione qualcuno che risponde al richiamo del senso comune, che sfugge dagli estremismi. Un moderato non vota un comico che ti manda a fanculo. Un moderato il massimo della trasgressione l'ha toccato in quel momento in cui si è  deciso a votare per la Lega, accarezzandolo come massima manifestazione di spirito rivoluzionario, paragonabile forse solo a quella canna che si era fatto in gioventù dietro il garage col compagno di scuola più sgamato. E diciamoci la verità: così come il pensionato e la casalinga, quando votavano per il Bossi, non credevano davvero di dividere l'Italia, adesso difficilmente potrebbero prendere in seria considerazione un movimento come quello di Giannino se capissero per davvero, grazie ad un prodigioso quanto improvviso dono delle lingue, quello che intende fare.
E allora? Allora il bacino a cui Berlusconi può attingere è davvero vastissimo e attualmente è attestato, come provano i sondaggi, su una posizione di non voto. Per carità, molti si sono già riposizionati e certamente i più delusi voteranno persino Grillo avendo litigato con l'antico referente antisistema spadone-munito. Ma la maggioranza è là, barricata in casa come alla vigilia dell'apocalisse. Maya E alla fine alcuni si lasceranno sedurre dalla Sirena di Arcore.
Al momento nessuno sa se coloro che si lasceranno scivolare nell'oceano saranno tanti o pochi, se le corde che li legano all'albero maestro siano state annodate con solidi nodi o se con uno strattone si troveranno liberi. Quello che è certo è che in un anno di vacatio non un'alternativa abbastanza convincente è sorta per conquistarli. Che si sia berlusconiani o no, una cosa è certa: quando dice che non c'era alternativa, il Cavaliere dice la verità. E implicitamente dà un giudizio crudele ma corretto ad una classe dirigente, come quella di centrodestra, che ha dimostrato di essere, in toto, meno attraente di un tizio nato nel 1936 che si sta candidando per la sesta volta. Endemicamente debole, geneticamente senza identità. Talmente poco coraggiosa e vuota da aver rinnegato, in meno di 12 ore, tutti i dubbi, le critiche e le resistenze che aveva manifestato, nella speranza che il pubblico pentimento potesse permettere di recuperare l'agognato strapuntino in lista.
Io non so davvero cosa combineranno Crosetto e la Meloni, né è giusto generalizzare condannando tutti. So solo che se, alla fine, al redde rationem, al giorno del giudizio ne scampassero al massimo una ventina di coloro che siedono attualmente in Parlamento nelle file del Pdl, forse il ritorno del Cavaliere non sarebbe avvenuto invano.

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