Franco tiratore

28 Gennaio Gen 2013 1538 28 gennaio 2013

Se il Welfare nell'antica Roma è attualità negli Stati Uniti

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Siamo normalmente abituati a pensare che le conquiste legate al Welfare siano abbastanza recenti. Ciascuno di noi, per ciò che ha appreso a scuola, sa per certo che la prima forma organica di legislazione in materia sociale, sulle condizioni di lavoro, è di derivazione britannica e segue la Rivoluzione Industriale. La forma più compiuta di protezione sociale emerge, tuttavia, in Europa solo nel secolo scorso, anche su sollecitazione dei partiti socialisti e laburisti. Prima di allora immaginiamo una sorta di “homo homini lupus” da solfatara siciliana alla Rosso Malpelo.


E' dunque sconvolgente pensare che in un'epoca remotissima, come quella dell'Antica Roma, che una certa iconografia ci ha abituato a pensare dominata dalla schiavitù, dalla violenza e dalla sopraffazione, si fossero raggiunti apici importanti nel campo della protezione sociale degli individui. Saranno delusi i figli di un pensiero positivista, che vedono la storia come un dispiegarsi lineare dell'evoluzione cuturale, dover registrare l'emergere, sotto il dominio di Roma, di un'attenzione particolare nei confronti degli indigenti, di servizi pubblici che consentivano anche ai più poveri di non venir tagliati fuori dalla comunità, di un impegno costante per il sostentamento delle plebi urbane.


Tutto questo è soltanto la premessa che spinge Ennio Caretto, corrispondente dagli Stati Uniti del Corriere della Sera, a prendere in esame nel suo ultimo libro “Il Welfare State nell'antica Roma” un periodo storico che, nell'immaginario collettivo, si pone decisamente al di fuori di ogni modello di Stato sociale, per illustrare come esso sia proprio una delle principali argomentazioni su cui il Partito Repubblicano statunitense basi le sue più feroci critiche contro l'Obamacare e le altre aperture dell'Amministrazione di Barak Obama ad una legislazione sociale di respiro europeo. Ciò che affermano gli esponenti del Great Old Party, più nello specifico, è che sia stato proprio il sistema di Welfare dell'Impero Romano a portare al suo lento ma inesorabile declino. L'America, come seconda Roma, erede dell'Impero mondiale non potrà e non dovrà ripetere gli stessi errori. Pena il rischio di sprofondare il mondo in una nuova età buia in cui i valori di pace e democrazia cadranno nell'oblio.


Ennio Caretto, attento osservatore delle dinamiche politiche e sociali di Oltreoceano, parte proprio da Roma per smantellare la teoria dei repubblicani americani. Fu davvero il peso del Welfare a fare implodere Roma? Sembra di no. Ciò che avvenne, invece, fu il sommarsi di una serie di fattori, che sembrano da ascriversi proprio alla corrente opposta di quello che potremo chiamare “socialismo ante litteram”, che portò ad un incremento di diseguaglianze tale da travolgere l'equilibrata trama che formava il variegato tessuto della societas romana. Il blocco della mobilità sociale, la rinuncia e l'incapacità di conservare i principi di tolleranza presupposto dell'impero universale, la corruzione politica e militare, l'instabilità continua dovuta ad una gestione scarsamente lungimirante se non apertamente aggressiva nei confronti delle popolazioni di confine sono fattori che hanno condotto alla disarticolazione del dominio di Roma e allo smarrimento definitivo delle ragioni dell'unità.


Se fino ad ieri, da europei, potevamo consentirci di guardare a questi interrogativi con lo sguardo freddo che dedichiamo a questioni meramente dottrinali, a seguito della crisi dei debiti sovrani siamo noi stessi coinvolti e trascinati in un dibattito che pone pesanti interrogativi non solo sulla struttura ma anche sulla stessa ragione d'essere del nostro Stato Sociale. Ecco che il libro di Caretto diviene di stringente attualità ed è imprescindibile dovere discuterne, rilevando come quello dell'Impero Romano sia un caso di studio cui è possibile rivolgere lo sguardo per comprendere quanto il Welfare possa giocare in negativo o in positivo sullo sviluppo e sulla sopravvivenza stessa di un sistema istituzionale e culturale.


Sulle tematiche del libro, già così interessante e pregno di spunti di riflessione, si confronteranno il 29 gennaio alle 17.30 presso la sala della Mercede della Camera dei Deputati, oltre all'autore, alche il prof. Arnaldo Marcone, ordinario di Storia Romana presso l'Università Roma Tre, e il prof. Enzo Russo, ordinario di Economia Pubblica presso l'Università La Sapienza. Ad introdurre il tema sarà il dott. Paolo Lombardi, presidente dell'Associazione organizzatrice dell'evento, Civis Romanvs. Sarà possibile prenotarsi fino al giorno stesso al numero 0667605952. Un'occasione imperdibile per guardare al passato per riflettere sul nostro futuro, per non ripetere i medesimi errori.


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