FreeJourn Blog

1 Dicembre Dic 2016 1100 01 dicembre 2016

FreeJourn arriva a giugno, la prima piattaforma per freelance

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Eccoci, finalmente. Ci abbiamo messo parecchio, lo sappiamo, ma il lavoro dietro le quinte è lungo e complesso: crediamo però che ne valga la pena.

Vogliamo quindi riavvolgere il nastro e spiegarvi a che punto siamo con il progetto FreeJourn, dove stiamo andando e cosa vedrete nei prossimi mesi. 
Era febbraio (2016) quando abbiamo saputo che FreeJourn era stato scelto tra gli otto vincitori del primo bando per l'innovazione di Google.
L'idea che abbiamo presentato – e che sta per trasformarsi in un indirizzo web da mettere tra i preferiti – è una piattaforma per giornalisti freelance che consenta loro di avere maggiore visibilità, di trovare nuove forme di finanziamento, di entrare in contatto con colleghi in tutto il mondo e infine di entrare in contatto anche con i media 'tradizionali', cioè quotidiani, periodici, siti, tivù e quant'altro. 


Dall'altro lato dello schermo i freelance troveranno non semplici lettori, bensì un pubblico attivo, dinamico e coinvolto, a cui è data la possibilità di fare proposte, suggerire inchieste e mandare segnalazioni particolari, oltre che di contattare direttamente gli autori e di stabilire un dialogo con loro.
Naturalmente, i lettori potranno (e, ci auguriamo, vorranno) finanziare articoli, reportage e inchieste (che saranno poi tutte pubblicate sulla piattaforma) in un modello crowd-based che all'estero ha già ottenuto riscontri e di cui FreeJourn in Italia è il primo esempio compiuto. Che ruolo hanno i giornali tradizionali in questo progetto? La nostra speranza è che non staranno alla porta, ma che anzi si facciano partner della piattaforma (come già, ovviamente, Lettera43, dal cui gruppo innovazione è nata l'idea presentata a Google), contribuendo a finanziare alcune proposte e a pubblicarle anche sulle proprie pagine. 



Quello che ci importa e ci smuove, infatti, è provare a promuovere meccanismi alternativi al giornalismo che, nella stragrande maggioranza dei casi, è fatto di iper deskizzazione e di 'inviati last minute': oggi, infatti, il grosso del lavoro si fa dentro alle redazioni, e non fuori. Fuori stanno i freelance, che spesso hanno grandi competenze, su temi e questioni complesse, ma ai quali viene chiesto un pezzo ogni tanto, solo in casi eccezionali, in occasioni di grandi avvenimenti di cronaca o quando, al contrario, ce ne sono poche e ai giornali restano spazi da riempire.
Nella quotidianità, il loro lavoro è schiacciato dagli accadimenti giornalieri, nonché da altri fenomeni più complessi (organizzazione dei compiti interna alle redazioni, rapidità dei social network nel diffondere immagini e notizie, necessità di massimizzare il numero di clic sulle pagine, quando si parla di online: un mucchio di cose di cui magari varrà la pena parlare con un post dedicato).
Con FreeJourn, quindi, coviamo l’ambizione di creare uno spazio alternativo, come fosse una riserva indiana per certo tipo di giornalismo sul campo, di qualità, senza condizionamenti (aver vinto il bando di Google ci consente di andare online senza pubblicità) e con tanta passione.
Siamo stati freelance (e poi anche redattori ordinari, inviati, caporedattori) e sappiamo di cos’è fatto il mestiere, e quello che può dare una ricerca libera, informata, multiforme.

Per finire, se vi state chiedendo quando tutto questo sarà realtà, la risposta è che manca poco: a giugno (2017) FreeJourn sarà online.
Nel frattempo vorremmo costruire un canale di dialogo coi lettori, e con i freelance, che anticipi l’umore complessivo di FreeJourn. E vorremmo anche, attraverso questo blog, avviare una riflessione sul giornalismo e su come sta cambiando, a cui tutti possano sentirsi liberi di contribuire.

Se volete scriverci, mandarci segnalazioni, candidarvi per iscrivervi sulla piattaforma (presto qui trovetere tutte le istruzioni necessarie), la mail è team@freejourn.com

A presto!

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