FreeJourn Blog

9 Dicembre Dic 2016 1351 09 dicembre 2016

Così abbiamo deciso di guardare fuori dalle redazioni

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Da una parte i freelance che lavorano sul campo, dall'altra un pubblico informato che ha voglia di partecipare: sono questi i protagonisti di FreeJourn.
La nostra idea nasce da lontano, dalla consapevolezza ormai radicata che le redazioni si devono aprire a chi sta fuori e che il giornalismo deve diventare una conversazione con i lettori.
All'estero e soprattutto negli Stati Uniti ci sono esempi di quello che ormai è noto come crowd based journalism: una tendenza e un'opportunità che è emersa proprio negli anni in cui non si faceva altro che parlare di crisi dell'editoria, senza contare che i lettori ci sono ancora, ma non sono più solo lettori, sono pronti a contribuire alla famosa conversazione.

@ Sandis Helvigs

Un anno fa una prima ricerca sul fenomeno è stata pubblicata dal Tow Center for Digital journalism della Columbia University (la potete leggere qui). Lo studio firmato da Mimi Onuoha, Jeanne Pinder, Jan Schaffer prendeva in esame tutte quelle esperienze di giornalismo che richiedono una partecipazione del lettore, che si tratti di votare le priorità tra diversi temi di inchiesta o di fornire conoscenze di determinati fenomeni o raccontare esperienze personali.

Le conclusioni fanno ben sperare: «Il crowdsourcing», spiegano i ricercatori, «ha trasformato la raccolta di notizie introducendo opportunità inedite di attingere a fonti con nuove voci e nuove informazioni, ha permesso alle media company di indagare storie che altrimenti non avrebbero preso in considerazione e ha creato possibilità di sperimentare».

I ricercatori del Tow Center precisano che serviranno altri studi e dati per capire quanto il crowdsourcing può sostenere il giornalismo. In futuro, spiegano, i lettori potrebbero essere anche donatori o il giornalismo in crowdsourcing potrebbe iniziare ad attrarre finanziatori e potremmo anche capire se questo tipo di ecosistema informativo può avere un impatto più forte sulla realtà, per esempio spingendo cambiamenti legislativi.
Ecco, FreeJourn vuole essere quel futuro.

Nel nostro lavoro ce lo siamo detti tante volte: vogliamo arrivare lì, al dialogo diretto con i lettori. E quando ci siamo trovati a proporre un progetto per il bando Google, abbiamo preferito guardare fuori dalle redazioni, invece che chiuderci dentro.
FreeJourn ci ha permesso di mettere in pratica con strumenti ad hoc quello che immaginiamo come futuro, progettando una piattaforma che prevede tanti tipi di interazione e che si concentra su quelli appunto che stanno fuori dai giornali: da una parte i freelance che lavorano sul campo, dall'altra quello che una volta chiamavamo pubblico.

Su FreeJourn i lettori potranno seguire i reporter che lavorano nelle aree geografiche o sui temi di loro interesse. E potranno dialogare con loro, fornire informazioni, finanziare progetti, ma anche proporli in autonomia alla community. I giornalisti potranno creare gruppi di lavoro, anche transnazionali.
Siamo convinti che queste interazioni possano permettere di ampliare le capacità di indagine del giornalismo tradizionale, così come altre esperienze citate dalla ricerca del Tow Center hanno fatto all'estero. Stiamo provando a spostare la frontiera un po' più in là. Vogliamo provarci e speriamo che vogliate provare con noi!

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