Fuori dall’ Italia

12 Maggio Mag 2016 1050 12 maggio 2016

Campagna elettorale: c'è chi non molla

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Già si vedono i primi codazzi dietro i futuri sindaci. È caccia ai voti, alle promesse più o meno attuabili, ma per lo più inattuabili. Si susseguono le dichiarazioni, Virginia Raggi ha già annunciato che diserterà il face to face con gli altri candidati, Giachetti esce dal letargo e spara su Marchini 'come fa ad essere eletto se non rispetta la legge?' la legge in questione è quella sui matrimoni gay, sulla quale Marchini non recede: 'non celebrerò i matrimoni gay'. La Meloni dal canto suo non appoggia, ma invita ad un comizio Rita Dalla Chiesa che in netta contrapposizione al programma della sua ospite inneggia in favore dell’omosessualità. Pare che tutto ruoti attorno a ciò che è meno importante per la città. Ma il punto focale non è questo, sorprende la candidatura di Storace a cosa non si sa. Probabilmente accodandosi in qualcosa spera. Si rimane basiti dinanzi alla pervicacia di personaggi che tuttora ruotano seppure come satelliti pur di non 'mollare', nella speranza che moltissimi non riflettano, molti dimenticano e altri passivamente indifferenti. Come sempre la memoria è piuttosto corta. Per capire qualcosa in più occorre fare un passo indietro per poi balzare al 2023 data che ancora deve arrivare. Era metà del 2002, quando sulla poltrona di presidente della Regione Lazio era accomodato molto comodamente Francesco Storace e si registrava un deficit della sanità regionale pittosto considerevole, pensate un po’ perdeva la mirabolante cifra di 1,5 miliardi l’anno. Quando Storace felice del suo 'eureka' preso a prestito da Archimede, per risolvere l’irrisolvibile cioè i sanguinosi tagli, aveva pensato bene di affidarsi alla finanza speculativa -ovvero spregiudicata-. Tramite una società di maghi della finanza: -tali quanto meno li considerava- la San.Im. La Regione affidata ai saggi consigli della società aveva acquistato dalle Asl le mura di 56 ospedali per 1,94 miliardi. Il denaro necessario all’operazione era stato raccolto attraverso la cessione dei crediti trentennali degli affitti delle Asl a un’altra azienda pubblica, tale Cartesio, che aveva emesso a sua volta obbligazioni garantite dai titoli ricevuti. Si sa che il denaro potenziale è appunto 'potenziale' e con un bagaglio così pesante di derivati al seguito, prodotto da Unicredit, Bnl, JP Morgan e Dexia Crediop non sono andati troppo lontano, ma con i debiti si è visto che il lifting dei conti pubblici ha fatto crescere una bella pagnotta a lievitazione naturale, tanto naturale che fino al 2023 la Regione Lazio porterà sulle spalle questo fardello. Occorre a questo punto un distinguo, il debito contratto non rappresenta il costo precipuamente sanitario, ma trattasi di oneri finanziari e commissioni bancarie con le quali ancora oggi la gestione Zingaretti è alle prese. È finita che a quel punto è intervenuta la magistratura, scoperchiando una pentola, anzi pentolone nel cui fondo si mescolano incompetenza gestionale e debiti oltre a numerosi illeciti. Pur ammettendo che le speranze siano concretizzate e ottenga qualcosa da queste elezioni a chi si rivolgerà per consigli? Al mago Otelma?