Fuori dall’ Italia

17 Maggio Mag 2016 1458 17 maggio 2016

Petizione Ordine Giornalisti sul termine “baby squillo”

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È partita una petizione all’Ordine dei Giornalisti Italiani, precedentemente accolta dall' Associated Press degli Stati Uniti, che formula la richiesta di adottare da parte dei giornalisti una forma di autoregolamentazione per la moratoria su stampa e media del termine “baby squillo” in quanto recita la petizione: “è un termine sbagliato e sposta l’oggetto del racconto dai colpevoli alle vittime. Non esistono prostitute bambine e bambini, un minore è un minore, ogni titolo sbagliato è un ulteriore atto di accusa, di discrimine, di violenza. Non esistono le baby squillo, non decidono autonomamente di fare sesso con adulti. Ma viceversa. Come non esistono le baby kamikaze, non decidono autonomamente di andarsi a far esplodere, sono adulti che lo decidono per loro. Cerchiamo di combatterle le perversioni e le violenze, definendole in modo chiaro, non di annebbiarne i confini.”
Se è vero che i giornalisti spesso adottano dei termini per fare audience e richiamare l’attenzione, è pur vero che nei casi in cui questi sono stati utilizzati erano in sintonia con l’accaduto. Il riferimento va alla tristissima vicenda di Roma, le “baby squillo” dei Parioli, -quartiere della Roma bene- un caso tra l’altro che si è risolto con moltissimi patteggiamenti e che vedeva implicati noti uomini d’affari e non solo. La nota negativa è che in quel caso le stesse ragazzine avevano postato su un sito la disponibilità a offrirsi in cambio di denaro e regalie varie, a 14 anni una persona che è in grado di gestire bugie, incontri, lezioni di scuola e uscite con amici non ha l’aria della vittima. Vittima è, ma di se stessa non dell’orco. Della propria cupidigia e invidia, dell’incapacità di accettare una situazione economica non all’altezza delle grandi aspettative, di volere di più ed è per quel di più che ci si svende. Un modo più veloce e comodo, per fare la “bella vita”, ma in questo caso se fossero rimaste a casa invece di curiosare dove non dovevano, probabilmente “l’orco” che faceva fruttare gli incontri non ci sarebbe stato.
C’è una bella differenza tra i bambini abusati come accade ogni giorno -vedi il caso di Caivano- e due o più ragazzine che sventolano minigonne e camicie sbottonate davanti ai compagni di scuola ostentando monili e iphone da centinaia di euro, o scarpe all’ultimo grido, facendo le adulte quando adulte non sono.
C’è una bella differenza tra i bambini venduti e chi di sua spontanea volontà si concede per fare la vita che non può permettersi.
C’è differenza da chi va al mercato di Kabul per farsi saltare in aria perché spinta da forsennati e chi fa saltare la propria vita perché si guarda allo specchio dalla mattina alla sera per vedersi accattivante e seducente.
Le parole vanno usate nella verità, per quelle che sono, senza strumentalizzarle, ma piaccia o no a qualcuno le lolite esistono e sono sempre esistite. Forse ci si scandalizza di meno chiamandole così, sono moltissime, basta farsi un giro nei luoghi della movida per capire che esiste un motu proprio per fare ciò che fanno. Più che imbavagliare i giornalisti occorrerebbe raccogliere la scarsità di valori di una società che marcia su binari che portano alla deriva.