Fuori dall’ Italia

6 Giugno Giu 2016 1103 06 giugno 2016

Migrazione non controllata: la nuova rotta delle schiave

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Arrivano sui barconi, confuse tra gli altri migranti, ma già dall’inizio la loro vita è programmata. In poche parole non scappano, vengono reclutate. Sono le schiave del sesso e sono in aumento, l'incremento è direttamente proporzionale al flusso migratorio. Arrivano sulle nostre coste e vengono accolte nei centri di accoglienza e da li le organizzazioni criminali le fanno fuggire per metterle in strada, la stessa cosa accade ai bambini, che vanno dispersi. Giungono prevalentemente dall’Africa sub-sahariana, la Nigeria è il paese da cui in maggior numero approdano sulle nostre coste. La tratta di esseri umani è un fenomeno che riguarda tutti i Paesi del mondo ed è una delle peggiori schiavitù del ventunesimo secolo. Secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) circa 21 milioni di persone, spesso povere e vulnerabili, sono vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale (53%) o lavoro forzato (40%), espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimonio forzato, adozione illegale e altre forme di sfruttamento. Ogni anno, circa 2,5 milioni di persone sono vittime di traffico di esseri umani e riduzione in schiavitù; il 70 per cento sono donne e bambine. Spesso subiscono abusi e violenze inaudite. Un mercato a quanto pare in espansione per trafficanti e sfruttatori, la tratta di esseri umani è una delle attività illegali più lucrative al mondo: rende complessivamente 32 miliardi di dollari l'anno ed è il terzo 'business' più redditizio, dopo il traffico di droga e armi. L’anno scorso secondo alcune stime il numero delle donne nigeriane è cresciuto del 300%. Questa è una grossa falla del sistema di accoglienza in Italia, come si è visto sparire dai CARA non è difficile, e la non identificazione resa ostica per vari motivi rende più facile l’operato perverso dei trafficanti di agire nell’ombra. La perversione dei clienti è giunta a livelli inimmaginabili: si sentono proprietari delle persone, le più richieste sono le minorenni dai 13 ai 16 anni e le donne incinte, che possono fornire rapporti senza preservativo e senza rischio di gravidanze. È orribile, ma è così! Con un’emergenza continua diventa complicato stabilire quale strada prendono le donne che sbarcano. È uno dei paradossi del sistema italiano, che riconosce il diritto alla protezione a queste donne vittime di tratta, ma non assicura loro alcuna protezione vera e concreta. Dove non arriva il governo arrivano altri, fortunatamente c’è una rete capillare che si occupa di queste giovani e dei bambini, sono mimetizzate, è difficile riconoscerle e non si fanno pubblicità, sono suore e laici che operano per cercare di aiutare queste ragazze a rimpatriare, impegno non facile in quanto una volta uscite dalla comunità di origine è difficilissimo farle riaccettare. Spesso ritornano con bambini al seguito e vengono inserite in una comunità che le accompagna affinché la loro vita sia normalizzata. L’associazione Slaves no More è una di quelle realtà che ogni giorno affrontano le sofferenze di chi è già provata, la speranza ci può essere, ma bisogna accettare di essere aiutate. Il 26 febbraio è stato approvato un piano d’azione contro la tratta e lo sfruttamento, le strade da percorrere sono il contrasto e repressione del crimine di sfruttamento di esseri umani, affidato alle forze dell’ordine, e il secondo di prevenzione e protezione delle vittime, affidato ai servizi sociali e del privato sociale accreditato. Sono state infatti realizzate linee guida per l’identificazione delle potenziali vittime sia tra i migranti irregolari sia tra i profughi richiedenti asilo, e procedure operative per la prima assistenza e la presa in carico dei minori. Tuttora non è stato fatto nulla di veramente concreto in quanto, non c’è la capacità di coordinare i diversi livelli di intervento -nazionale, regionale e locale-, tenendo fuori invece chi ha maggiore esperienza come le associazioni e gli enti che hanno lavorato in questi anni e che hanno contribuito alla scrittura dell’art. 18” del decreto legislativo 286/98 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero). Non essendoci una vera volontà politica per mettere a punto una strategia che coinvolga la comunità europea, perché ammetta esplicitamente che la tratta è un dramma nel dramma nei flussi migratori. Purtroppo oggi le vittime di tratta sono considerate di rango inferiore rispetto ai richiedenti di protezione internazionale. Nessun politico alza la voce solo Papa Francesco denuncia il fenomeno e non si può lasciare tutto in mano agli uomini e alle donne di buona volontà occorre che gli Stati facciano la loro parte, si tratta di esseri umani non di oggetti da riciclare.