Glam of Com

16 Ottobre Ott 2014 1531 16 ottobre 2014

Occhio alla farfalla

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Liberi, liberi, liberi come farfalle. E' il desiderio più desiderato da ogni essere umano. La libertà. Lottiamo quotidianamente, e più o meno consapevolmente, per liberarci dai pregiudizi, dalle barriere mentali e sociali, dai giudizi altrui che ci fanno sentire oppressi, dalle regole che ci impongono e che non ci piacciono. Vogliamo essere liberi, come le farfalle. Come le colorate, romantiche e spensierate libellule che Valentino ha voluto dappertutto, su abiti e accessori, per la collezione moda donna dell'inverno 2015. Un tripudio di farfalle applicate su lunghi e voluttuosi abiti di seta e velluto prezioso, o su morbide e avvolgenti giacche. Vogliamo essere liberi, ma poi non possiamo fare a meno di avere gli 'occhi addosso'. Quelli degli altri, di tutto il mondo, anche degli sconosciuti. Le borse a forma di occhio di Charlotte Olympia, o l'occhio sgranato e attento applicato su scarpe e felpe, ci ricordano la mania più diffusa degli anni '10 del 2000: raccontare tutto di noi, su tutti i social possibili e immaginabili. Ogni minimo spostamento su Facebook, il pensiero del momento su Twitter, la foto della nostra colazione su Instagram. Vogliamo condividere tutto con tutti. Da quando ci sono i social , questa è diventata una vera e propria esigenza. Per molti è la soddisfazione a quel celato desiderio di notorietà, per altri il mezzo attraverso il quale dare sfogo al proprio egocentrismo. Per altri ancora è la possibilità di crearsi un ruolo, di ritagliarsi uno spazio nel mondo. Quel mondo immenso che è il web, dove c'è posto per tutti. Dove tutti hanno la sensazione di volare fin dove arriva l'immaginazione. Vogliamo liberarci dai giudizi altrui, ma poi siamo costantemente in attesa di vedere quante gente metterà 'mi piace' alla nostra ultima foto pubblicata sui social. Vorremmo, in alcuni momenti, sentirci invisibili per poter fare ciò che desideriamo senza che nessuno lo sappia, ma poi spunta un brufoletto sulla fronte, e non possiamo fare a meno di raccontarlo su Facebook a tutti quelli che li dentro chiamiamo 'amici'. Vorremmo essere liberi di volare, e crediamo di riuscirci nascosti dietro lo schermo del computer o del nostro telefonino. Se la libertà non è dentro di noi, non saremo mai liberi, nemmeno sui social. Anzi, è proprio lì che, alla ricerca di conferme da parte di altri, e spesso di persone quasi ignote, rimaniamo incatenati tra i giudizi e i like dei cybernauti come noi, con l'apparente sensazione di essere proiettati verso possibilità infinite. Ma, in realtà, non stiamo volando nemmeno di un centimetro da terra. Dentro siamo farfalle con l'esigenza umana e primordiale di libertà, ma fuori no. Fuori vogliamo sentire gli 'occhi addosso' perché ci gratifica. Il web è lo strumento forse più geniale, sicuramente il più potente dell'era moderna. Ha cambiato le regole del lavoro, ha annullato le distanze, ha avvicinato il mondo. Ed è un bene. Ma la realtà è che noi stiamo andando oltre. Stiamo cercando, erratamente, in quel mezzo, un luogo per volare. E' lì che la farfalla e l'occhio si incontrano. E' lì che il desiderio di libertà si fonde, come nella nostra mente, con l'esigenza di sentirci osservati e giudicati dal mondo. La moda, come sempre sensibile e attento strumento si analisi sociale e sociologica, lo ha capito e lo ha tradotto in abiti e accessori. E noi, in molti casi senza rendercene conto, ancora una volta indosseremo ciò che siamo.