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30 Ottobre Ott 2014 0933 30 ottobre 2014

Ana è una nemica, e vuole distruggerle

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"Ana è l'amica che non mi abbandona mai", "Ana mi rende forte", "Voglio arrivare a 40 chili, non mi arrendo", "Se senti fame bevi tanta acqua oppure tieniti impegnata, così non ci pensi", "Vuoi davvero tornare ad essere la vacca grassa che eri?", "L’obiettivo è ingerire non più di 500 calorie al giorno", "Ciò che mi nutre mi uccide".

Potrei continuare ancora per molto, perché queste sono solo alcune delle centinaia di frasi che si leggono sui blog di ragazze che inneggiano all’anoressia, all’amica immaginaria Ana.

Ana è l’anoressia nervosa, ed è la protagonista dei blog definiti, appunto, “pro-ana”. I post che troviamo in questi blog sono pericolosissimi perché contengono le istruzioni per diventare anoressiche. Addirittura sono dotati di conta calorie e grafici in cui le blogger segnalano i loro progressi in termini di dimagrimento.

Un vero e proprio pericolo, soprattutto per la facilità con cui tante adolescenti navigano sul web.

In passato anche Vogue, Donna Moderna, Le Iene, si sono occupati dell’argomento, e lo scorso giugno la parlamentare Mara Carfagna, insieme a Valentina Vezzali e Michela Marzano, ha firmato una proposta di legge contro la proliferazione di siti e blog por-ana. Una legge che vuole multe fino a 50mila euro, o addirittura il carcere, per persone ritenute responsabili di campagne diseducative, che potrebbero causare fenomeni distorsivi dell’alimentazione.

All’amica Ana si aggiunge Mia, anch’essa definita “amica”, idolo e obiettivo, compagna indispensabile per raggiungere quella che loro chiamano “la perfezione”.

Mia è la bulimia. Mangiare fino all’inverosimile e poi vomitare tutto. E i blog in questione contengono anche dettagliati consigli su come riuscire ad espellere dal proprio corpo ogni singolo ettogrammo di cibo ingerito.

Leggendo i blog e i siti pro-ana, si comprende il forte disagio esistenziale che le autrici vivono, e si comprende anche, in molti casi, che i loro modelli di riferimento sono le modelle, quelle più magre tra le magre. Quelle che per un metro e ottanta centimetri di altezza, non superano la taglia 38.

Senza voler aprire un capitolo a parte sulle cause della profonda insicurezza e delle varie problematiche nei rapporti con il loro corpo, con loro stesse e con gli altri, che queste giovani ragazze vivono, il punto è: può, il web, continuare ad essere uno spazio infinito e senza regole e ruoli ben definiti? Sono da ritenere “pro-ana” solo i blog che parlano apertamente e spudoratamente di come diventare anoressici, o anche tutti quei mezzi di comunicazione e informazione, definiti dalla massa “credibili”, che pubblicano con disinvolta indifferenza foto di modelle magrissime, o che pubblicizzano modelli di bellezza quasi irraggiungibili?

Demonizzare la moda sarebbe superficiale, considerando che le cause che spingono le adolescenti nel pericoloso tunnel dell’anoressia e della bulimia sono ben più profonde. Ma probabilmente i modelli di bellezza e di perfezione, raccontati dalla moda, si possono definire la punta dell’iceberg, l’obiettivo finale a cui le ragazze affette da anoressia mirano con la speranza di trovare, nella famiglia e nella società, sicurezza e accettazione. Sono l’appiglio. La finta soluzione al problema. L’apparente via d’uscita per sentirsi amate, considerate, accettate.

La certezza è che i siti pro-ana sono una sconvolgente realtà, dove le adolescenti riescono a confrontarsi che le loro pari, e per gioco o per volere, si ritrovano immerse in un mondo più grande di loro, che può trascinarle verso la morte.

A tal proposito, Rebecka Peebles della “Johns Hopkins Bloomerg School of Public Health” di Baltimora ha monitorato 180 blog pro-ana. La ricerca, pubblicata sull’ American Journal of Public Health, ha trovato nei diari pro-ana una miniera di pericoli di facile accesso a chiunque si colleghi a internet: l’80% dei siti pro-ana è dotato di applicazioni interattive (come i contatori di calorie), l’85% pubblica foto di donne scheletriche a cui ispirarsi (chiamati thinspiration), l’83% dà consigli su come dimagrire velocemente e su come impegnarsi nell’obiettivo di avere il totale controllo del proprio corpo per arrivare a 45 chili o meno. Il 24% dei siti è stato bollato come molto pericoloso per i lettori.

In seguito ai numerosi articoli di denuncia e alla drastica proposta di legge, molte ragazze hanno chiuso il blog, altre lo hanno camuffato sotto nuovi nomi o reso visibile ad una cerchia ristretta, altre ancora continuano ad “agire indisturbate”.

Ormai il web è da considerare “il” mezzo di informazione e comunicazione. E se ci sono regole ben precise per la gestione dei media tradizionali, come possono non esistere per un mezzo così efficace e immediato? Si, è vero, la forza del web sta nell’aver reso più democratici molti settori lavorativi e con essi la stessa informazione. Ma democrazia non è sinonimo di anarchia.

Bisogna fare qualcosa. Bisogna dare al web regole precise e condivise. Bisogna educare tutti, sin dall’età scolare, ad una fruizione critica e consapevole del web. Bisogna lavorare sulla sicurezza e l’autostima dei ragazzi, sui loro punti di riferimento. Bisogna chiudere tutti i siti pro-ana. E aiutare quelle ragazze che, infondo, sul quel blog, inconsapevolmente, hanno chiesto aiuto. Perché loro non lo sanno, ma Ana è una nemica, e le vuole distruggere.