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2 Ottobre Ott 2015 1419 02 ottobre 2015

MFW p/e 2016 tra i nuovi talenti e l'ego di Armani

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La Milan Fashion Week è terminata da qualche giorno. E ciò che rimane, oltre alle proposte per la moda p/e 2016, è il segno che lascia, puntualmente, chi oltre al talento ha del genio, e lo sa benissimo. ”Il mio ego mi fa dire che non ci sarà mai più nessuno come Armani'. Lo ha dichiarato lui stesso, re Giorgio, a Milano, al termine della sua sfilata, durante la presentazione del libro 'Giorgio Armani'. A dire il vero la sua collezione è femminilità suprema ed eleganza allo stato puro. Come sempre. Cristalli, corde gioiello e organza accompagnano con la solita, eccellente discrezione, gli immancabili nero, grigio e blu, accostati per la prossima estate ai toni del rosso e del geranio. E gli altri? Sensualità e tagli rigorosi anche per la donna Ermanno Scervino: cappotti doppiopetto dal taglio pulito e maschile, addolciti dai colori stemperati del verde e del rosa pastello di pizzi e chiffon. Bella sorpresa la collezione di Chicca Lualdi. Semplice, armoniosa, geometrica ed equilibrata. Le sue modelle indossano comode sneakers e le stampe degli abiti dalle forme sixties sono ispirate all'iconografico Giò Ponti. Suprema artigianalità per i dettagli di applicazione e intarsi della collezione Fendi targata Karl Lagerfield. Apprezzati gli abiti 'palloncino' e i motivi intrecciati. Ma il bello è l'abito lungo, morbido, in chiffon, blu e nero. Lungo e sinuoso, come quello di Gucci, anche questo in chiffon, ma a stampa wallpaper, più rigoroso e 'da giorno', che l'AD Alessandro Michele ha accostato ad accessori seriosi: occhiali da vista, T-shoes e cravatta. E' un inno alla gioia di vivere, invece, il lungo abito in seta verde di San Andrès Milano. Andrès Caballero, nome nuovo per i non addetti ai lavori, ha creato una collezione estiva pensando alla Cumbia, musica tradizionale messicana, e all'atmosfera onirica dei suoi ricordi d'infanzia. E a proposito di nomi nuovi, la coppia Leitmotiv formata dai giovani Juan Carlos e Fabio Sasso piace e colpisce. La forte positività li porta ad immaginare flora e fauna che prendono vita nelle distese sabbiose dell'Arizona. Così nasce un mix di fuxia, giallo, azzurro, verde e stampe ricche di personalità, che per il duo sono già segno distintivo. Più romantiche, invece, le stampe sui morbidi abiti di Luisa Beccaria: fiori pastello e primaverili fiorellini di campo hanno inondato la passerella, scivolando luttuosi su delicate e impalpabili stoffe accompagnate da cappelli a tesa larga o coroncine. Di fiori anche quelle. Le stesse che Vivetta ha fatto indossare alle modelle come ingenua giarrettiera, appena sotto le ginocchia. Lei è un'altra originale new entry, un po' cartoon, un po' fatata, con i suoi abiti ricoperti di fiori, gatti e cigni. Insomma, sembra quasi che abbia preso i disegni che i bambini fanno all'asilo, e li abbia fatti stampare sul cotone. Ma non si può parlare di stampe ed ironia senza parlare di lui: Moschino. La sua donna p/e 2016 è in un car wash, cammina sulla linea tratteggiata di una strada ed è vestita con accessori e abiti coloratissimi, a tratti fluo, che diventano prodotti per la pulizia dell'auto, semafori e segnali stradali. Inconfondibile. Come i capospalla di Max Mara. Sempre innovativi ma fedeli a se stessi, quest'anno sono caban sailor, in panno, ispirati ai sette mari e ai marinai. E se pensiamo alla fedeltà all'identità del brand non possiamo non parlare di lui, Missoni. Riconoscibile tra mille capi, e forse anche tra mille anni. Rinnovarsi senza perdere identità, valorizzando collezione dopo collezione il proprio fil rouge, il segno distintivo che ha reso un brand famoso in tutto il mondo, è cosa complicata. E Missoni in questo non delude mai, nemmeno quando gioca con il total look bianco e nero, dal collo al sandalo basso. Consuelo Castiglioni, invece, crea una donna Marni unconventional, che sovrappone colori e capi quasi senza un chiaro perché. E' libera di pensare e di osare, ma sembra anche tanto casta dentro questi abiti in color blocking che la coprono dalla testa ai piedi. Antonio Marras, ancora una volta, ci apre lo scrigno dei ricordi, quelli d’infanzia e della sua terra di Sardegna. E questa volta li mescola con la mostra del pittore-regista armeno Paradzanov, vista a Parigi nel 2007, per dare vita ad una collezione ricca di ricami, decostruzioni e ornamenti. Una passerella che brilla di ottone, bronzo, sabbia e bianco, su camicie rigorose e gonne fluide, impreziosite da pizzi, crepe e broccati. Più che brillante è ricca di trasparenze, invece, la collezione del duo Aquilano Rimondi ispirata ad arte e purezza. Tra cristalli e toni pastello, nero e bianco, seta e organza, ciò che colpisce è il corpo coperto dal busto in su, con pulite e severe giacche maschili, e velato dal bacino in giù sotto maliziosi tulle. A Milan Fashion Week terminata, e carrellata di selection conclusa, so che è difficile immaginare gli abiti senza vederli, ma che dite? Sarà giustificato l'ego di Armani? A voi…