Gufi da Hogwarts

6 Ottobre Ott 2012 0453 06 ottobre 2012

Lessico un-famigliare

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I wish i had 20 years old…
Not really.
Non credo proprio.
Anche se ci sono alcune cose che facevi proprio fino a ieri e riuscivi a farle bene ma ora all’improvviso non ti vengono più.
In particolare quando ti ritrovi ad affrontare il tuo tempo libero. Tanto atteso quanto di difficile costruzione, in una città nuova. Con nuovi amici e nuove abitudini che ancora non sono le tue.
Per esempio, avere due sere libere. Di fila.
Cosa direste voi a commento? Uao! Cazzo sì! Evvai! Finally! Pd! Dai cazzo! Figo! Adoro! Top!
E altri intercalari così, ognuno ci aggiunga il suo.
Beh le mie compagne di corso inglesi classe 1990 (perdio!) dicono Woo-hoo (forse perché lo dice Homer Simpson. In tal caso sarebbe fico).
Per un sacco di cose, in effetti. Usciamo? Woo-o. Cocktail? Woo-hoo. Secondo cocktail? Woo-hoo. Sigaretta? Woo-hoo. Domani vai a Londra? Woo-hoo. Andiamo a ballare? Woo-hoo. Shot? Woo-hoo.
Quando si tratta di cibo invece dicono Yummie, o meglio, ‘so yuuuuuummmie’.
Mi hanno sempre divertito gli slang, le parole onomatopeiche e i nuovi trend in fatto di linguaggio.
Ma devo ammettere che tra un Woo-hoo e uno Yummie, in queste mie serate di pseudo divertimento oxfordiano, qualcosa non è andato esattamente per il verso giusto.

Sì. Qualcosa è cambiato.

1)   Il mio livello di tolleranza.

Tra i miei più grandi vanti c’è il fatto di riuscire a sentirmi a mio agio nelle situazioni più disparate. Serate posh, serate hardcore, serate seduti per terra in un parcheggio, concerti, festival, caffè letterari e via dicendo.
Sebbene questo sia ancora vero credo sia aumentata la lista di ciò che mi dà noia. E da ieri comprende LA SERATA in una discoteca di una provinciale cittadina universitaria.

Non posso più tollerare: le ragazze senza calze quando fa freddo, con indosso scarpe coi tacchi troppo grandi che resta lo spazio vuoto dietro e quindi non riescono a camminare, le foto che si scattano a ripetizione in discoteca, le urla di entusiasmo quando a una di loro si sposta il top rivelando un capezzolo.
Ma mi infastidiscono anche il giovane sportivo che ti approccia chiedendoti di toccargli il braccio per farti sentire i suoi muscoli poderosi, quello che si presenta in discoteca con i vestiti tradizionali dell’Oktober Fest, l’altro che per confermare la nomea di simpaticone del gruppo mi ruba la SACRA BOMBETTA GRIGIA dalla testa e scappa via (recuperata con un improbabile scatto felino e una serie di FUCK e SHIT piazzati a caso).
In generale direi che sono annoiata dalle discoteche che mi ricordano quelle in cui andavo quando avevo 16 anni  (troppa luce, cattivo odore, cocktail che te prego), una ressa incredibile che è impossibile ballare, gli inglesi (di tutti i sessi) che da ubriachi diventano molesti e ti spingono senza pudore.

2)   La mia capacità di reggere l’alcol.

Non so cosa dire a mia discolpa ma da un anno a questa parte i cocktail mi sono diventati nemici. Posso bere birra, posso bere vino, posso bere un buon cocktail. Ma se supero i due il mal di testa si impadronisce di me e mi accompagna per tutto il giorno seguente. Ho i peggiori hangover di sempre con tanto di tremore da astinenza per avere bevuto solo la metà di quanto potevo fare prima.
E poi vedo le giovani 1990 che si sparano 1,2,3,4,5,6 cocktails e 3-4-5 shot e il giorno dopo sono solo un po’ stanche.
Io invece per la seconda volta in un mese ho dovuto prendere un Oki per poter sopravvivere alla mia giornata post-serata. Non mi era mai capitato.

3)   La mia faccia quando torno a casa.

Camminata sotto la pioggia (senza ombrello-che va di moda così), fatica indecente dello stare in equilibrio sulle tue platform, un cheesburger e le patatine di Mc Donald’s. Entri in casa e ti guardi allo specchio.
NO.
Cosa sono quelle rughe d’espressione intorno alla bocca? E le occhiaie? E il colorito olivastro della tua pelle?
Ripensi a pochi minuti prima quando, sul taxi che infine avete deciso di dividere per soli 3 pound a testa (GRAZIE A DIO LE HO CONVINTE), hai salutato le giovani 1990: fresche, profumate e lisce-lisce-lisce come delle rose.

4)   Non sono più politically correct

Bazzicare in un gruppetto di ragazze carine e con una buona dose di personalità e stile (come sempre accompagnata da un istinto un po’ posh) ci ha presto procurato lo sguardo velenoso di altre.
Ma siccome non mi piace stare ferma ho iniziato a gironzolare anche con un altro gruppetto che, a pelle, direi che se la tira un po’ di meno.
Tra di loro c’è Melanie. Ha 28 anni, è colombiana, è carina, easy, simpatica, open mind. Per il nostro venerdì sera decidiamo di partecipare al pub crawl che hanno organizzato alcune altre nostre compagne con cui non abbiamo in realtà molto legato. Diciamo che non riusciamo ancora ad associare i nomi alle rispettive facce. Ma tentare non nuoce (ovviamente le mie amiche posh paccano).
Io e Melanie andiamo a cena in un ristorante Thai. Ottimo e cheap. Poi raggiungiamo IL GRUPPETTO al pub.
Scopriamo che si tratta di una serie di cessi vaganti, anche loro classe 1990 o giù di lì(di cui una con i capelli viola e un cappello bordeaux a quadri. NO CICCIA, NO).
Appena si rendono conto che siamo lì, che abbiamo accettato il loro invito (arrivato via Facebook), restano interdette.
Ma bastano due secondi perché si riprendano e inizino a giocare al gioco chiamato anche: la gelosia di chi non se lo può permettere (cosa? Beh, considerando i soggetti…niente).
Due sorrisi iniziali, un ‘o ma siete venute anche voi!’, un brindisi e… basta.
Se ne stanno a parlare tra di loro, ubriache per finta, raccontandosi bugie sulle passate esperienze nel mondo dell’editoria e su quante cose fighe hanno fatto nella loro vita.
Non si girano MAI a chiedere qualcosa né a me, né a Melanie. Gli unici tre ragazzi del gruppo ci lanciano qualche sguardo di sottecchi e tentano di essere per lo meno cordiali ma non appena le arpie se ne accorgono reclamano tutta l’attenzione emettendo versi gutturali e ridendo a squarciagola ballonzolando sugli sgabelli che, a fatica, reggono il loro leggiadro peso.
Hanno 20 anni, si sentono a disagio con il mondo e questo è il loro meccansimo di difesa contro qualcosa che a quanto pare vedono come il nemico. Manco fossimo delle fighe mai viste. Siamo solo normali, carine, sorridenti.

E’ finito il tempo di essere politically correct: ragazze, già siete orrende se in più fate le streghe allora è finita.
C'è però una cosa che, a rotazione, ognuna di loro ci dice: 'Oh, you re so pretty'.
Tradotto dal lessico un-famigliare: devi bruciare all'inferno.
Basta un’occhiata. Io e Melanie ci alziamo e ce ne andiamo. Senza neanche salutare.
Dopo 26 anni in corpo di donna mi chiedo ancora come dei soggetti di questo tipo possano criticare e odiare di nascosto le mie amiche posh se poi si comportano peggio di loro e per di più non sono neanche belle da guardare.

La mia serata è finita con un bicchiere di Porto e un film in camera di Melanie.

Woo-hoo e Yummie. Contemporaneamente.

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