Gufi da Hogwarts

8 Ottobre Ott 2012 0316 08 ottobre 2012

L'amore circola in senso antiorario

  • ...

Occhiello: PUNTO.
Sommario: la domenica sera passata in una piccola stanza di un college fa male.
Tra parentesi: in un blog ci si può scrivere quello che più aggrada, vero?

E ora è come se fossi [sei] impantanato in un gioco

un gioco nuovo che conoscevi già.

Da quando quello che - ti circolava nelle vene - si è come stoppato – otturato
ed è ostacolato da un circolo lento, che gira e rigira e invece che uno ce ne impiega cento.
Risultato: hai la ritenzione idrica nell’anima.

Sei gonfia di emozione, fa male. Pulsa e crea come delle increspature – che si vedono in superficie-
se ne accorgono tutti anche se sembri normale.

Ma qualcosa non va perché l’amore circola in senso antiorario, è un percorso al contrario

e a te non va.

Dopo avere scritto e riletto (e riletto ancora e ancora e ancora) posso considerarmi soddisfata di quel punto finale.
C'è sempre qualcosa di rassicurante nei punti. Mi piacciono. Io li metterei dappertutto.
Quando lavoravo alle Top a volte sbagliavo e mettevo il punto pure alla fine del titolo dell'articolo (che invece non ci va) e allora Andre mi sgridava.
E' che il punto è piccolo ed efficace. A volte succede persino che è talmente ben posizionato, che marca così bene la fine di una frase che è come se lo vedessi ingigantirsi sotto i tuoi occhi. Come i punti neri.
Quando è un punto triste più è fissato lì sulla pagina bianca più fa male. E diventa enorme e pesantissimo.
Se invece è un punto allegro basterebbe anche solo lui e la frase sarebbe già fatta [più o meno lo dice anche Jovanotti: vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci ti amo. Punto.]
Il punto per me è anche il ricordo di una bellissima conversazione su Skype, una volta.
E la Punto è pure una macchina. E le automobili, si sa, ti portano lontano, soprattutto quando sei solo o in due o in tre, quattro al massimo e se proprio proprio ti impegni in cinque (e ognuno di questi viaggi è sempre il più bello).
Certo, il punto richiama la fine. Ma vi immaginate un racconto che inizia con un punto?

. C'era una volta...

A me piacerebbe in effetti. Perché mica si inizia da zero quando si inizia. Tralasciando discorsi scientifico-filosofici sull'inizio della vita, lo sanno tutti che se una cosa è nuova probabilmente prima ne è finita una vecchia.
Quindi il punto all'inizio ci va, eccome.
Forse io ho sbagliato tutto in questi anni perché il punto all'inizio non ce l'ho messo proprio mai.
Non è mica facile per chi crede nelle sfumature (che sono ben più di 50, i'm afraid Mr Grey).
Io funziono per circoli, processi, streaming (senza i 75 minuti di stop). Tra una fine e un inizio ci sono un sacco di cose di mezzo. Che c'entrano e non c'entrano ma restano sempre lì.
Eppure c'è quel momento, in cui sono immersa in una delle mie sfumature, presa e strapresa da altro, in cui all'improvviso dentro di me piazzo un punto.
Come un timbro. Lo sento proprio che preme e ormai è già fatto e non ci posso più fare niente. E' un mix di ceralacca e pennarello indelebile con una punta di Attack. Non si cancella né si stacca.

Ma questo non vuol dire che sia un punto di fine. Per me la fine è fatta di tanti punti.
Quando cambi vita, come ho fatto io per la terza volta in un anno, le porte si chiudono una alla volta.
Lo sapete che a me piace lasciarle socchiuse ma a volte è il vento che le fa sbattere e, di nuovo, non ci puoi fare proprio più niente e ormai la serratura è bloccata.

Quindi diciamo che questa sera una delle mie porte si è chiusa. E' una soddisfazione essere riuscita a mettere un punto, considerando quanto mi piacciono.
La frase a cui ho dato una fine è: e a te non va.
E vi assicuro che non è poco.
Ma lo so anche da sola, non c'è bisogno che me lo diciate voi lì che oggi mi avete minacciata di cit.

o di
, che questa era solo una delle tante tante porte che ho lasciato socchiuse.

E che di punti da mettere ne restano ancora un sacco.

Notte. Punto.

Correlati