Gufi da Hogwarts

14 Ottobre Ott 2012 0242 14 ottobre 2012

It sounds like home

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Ottobre 2012- gita a Francoforte. Per visitare la Frankfurt Book Fair, la fiera del libro più grossa di tutte. E' enorme: 8 padiglioni. Per andare dall'uno all'altro si può usufruire di un comodo pullmino oppure camminare (dentro-fuori-sopra-sotto).

Ma per un post sulla fiera dovete aspettare perché al momento ho bisogno di scrivere della convivenza con le mie compagne di corso in quella che si è rivelata poi essere una città piuttosto bruttina (non me ne voglia Mario Draghi che sovrintende dall'alto dell'Eurotower).
Insomma, eccoci qua: una trentina di studenti, tutti grandi (più o meno) e vaccinati (spero) e tre insegnanti in visita alla fiera del libro.
Come a scuola. E come tra i banchi, c'è un elenco ben determinato di regole da rispettare o infrangere.
Vorrei analizzare principalmente quella della socialità e del buon costume.
Già, perché anche in Germania io e le due posh che mi hanno seguita ci siamo ritrovate fulminate da sguardi ostili (da ultima la finta bambolina cicciotta e irlandese, nonché ubriaca, incrociata per caso in corridoio: "He said me fuck off. I said fuck of you all". Grazie, chiunque fosse il He).

Escluse, quindi. A partire dal momento del nostro arrivo in ostello, quando dovevamo formare delle camere da 8.
E' bastato un nostro tentativo di dire: "Noi siamo in tre, ce ne sono altre cinque?" che abbiamo ricevuto due risposte secche dai vari gruppetti: "Noi siamo già in 8!".
Girando lo sguardo sconsolato ci è parso ben chiaro il nostro destino: raccattare dalle loro postazioni (singole e sparse qua e là nella reception) le giovani timide che non si sono ancora fatte neanche un amico.
E non dite che sono cattiva perché lo sanno tutti che succede sempre a scuola (!!!).

Ecco quindi dopo la nostra pesca di beneficenza con chi ci siamo trovate in stanza:
- Olivia di Braccio di Ferro che si veste come un maschio e ama fare dell'ironia dandoti delle gomitate in stile fratellanza d'altri tempi.
- la timida francesina che è tanto dolce quanto ha il brutto vizio di svegliarsi alle 7 e andare per 3 volte in bagno con la borsa non si sa a far che.
- la texana che legge fumetti e sta seduta IN FISSA (si da il caso che io dorma di fronte a lei) per almeno 15 minuti (a piacere la sera o la mattina) con le braccia abbandonate sulle ginocchia e senza sbattere le palpebre.
-  l'individua improbabile. Capelli rossiccio-biondi, dress code casuale. Caratteristica primaria: mutismo. Segni particolari: calze con la pianta COMPLETAMENTE bucata e sguardo vacuo. Vezzi femminili: la mascherina rosa confetto e pizzo nero da posizionare sopra gli occhi per dormire la notte.
- la tipa sovrappeso che russa UN SACCO e bofonchia di notte. In realtà mi sta strasimpatica ma non riesco a perdonarle le ore di sonno perso.
Il suo tratto peculiare è la passione per la doccia che però non riesce a fare senza allagare completamente il bagno. Non sappiamo come sia possibile ma finisce sempre così.
C'è chi affronta il percorso vitae on the floor con le infradito, chi direttamente con gli stivali da pesca, chi rinuncia a lavarsi (io ho scelto un'opzione per giorno).

In stanza, ovviamente, ci sono anche le posh (quelle bionde). Una è tedesca e non tollera che qualcosa possa andare vagamente fuori dai suoi perfetti e ben organizzati piani.
Se succede, e succede sempre, si lamenta all'infinito (mi ricorda qualcuno).
E' grazie a lei, comunque, che dopo una sera di cena tra compagne di stanza in cui sono stati più i silenzi che le parole e un'altra in cui io e le posh ci siamo comprate e cucinate della pasta da sole in ostello e siamo andate a letto alle 10 (Whoo-hoo!), la terza notte siamo finite in un ristorante in 15.

Ma c'è una triste verità dietro. Gli altri 12 invitati avevano bisogno della tedesca per prenotare il ristorante. Quindi non potevano non chiederci di partecipare.
A dispetto di tutto la serata è stata piacevole e forse abbiamo fatto capire loro che in realtà siamo simpatiche.

Tra i tanti difetti di questa convivenza, ovviamente, è uscito fuori anche un grande pregio. Trattasi di un luogo di cui ho scoperto posso sentire la mancanza.
La prima volta che ci sono entrata mi è sembrata piccola e poco confortevole. Ho dato un'occhiata al bagno e ho visto che la doccia consiste in una tenda accanto al WC, direttamente sul pavimento. Lì qualcosa si è spezzato nel mio cuore.
Giorno dopo giorno però ho creato la mia confusione: vestiti, scarpe, libri, lo spazzolino da denti (devo scrivere un post sull'importanza e i vari ruoli che un semplice spazzolino da denti può rivestire - ha rivestito - nelle (mie) relazioni interpersonali), la crema, bottiglie di plastica vuote, l'elenco di tutti e 9 gli esami che ho da qui a Natale appeso in bacheca (sì, ho due bacheche. Quelle con le puntine! :-)).

Ma ci è voluta l'ennesima notte passata in un ostello di Francoforte in camerata perché potessi pensare per la prima volta alla mia stanzetta nel Cheney student village di Oxford come CASA.
Che poi non è casa. Ma almeno ci sto sola, con i miei ritmi e i miei equilibri squilibrati. Come dice Virgina Woolf:  è una stanza tutta per me.
Quindi sì, it sounds like home. E questo mi dà l'idea che forse ho posizionato il primo mattoncino per costruirmi un nuovo equilibrio che, si sa, è fatto anche di percorsi, luoghi e sentieri incrociati in cui si intuisce sempre qual'è il posto giusto dove posare il passo successivo.

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