Gufi da Hogwarts

17 Ottobre Ott 2012 0237 17 ottobre 2012

Rights to be Fair

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Hodder (Hachette), New Internationalist, Palgrave (Mcmillan).
Sono alcuni degli editori che ho incontrato visitando la fiera del libro di Francoforte.
E' curioso come qualsiasi operatore del settore di un paese straniero sia stato con me più gentile di quelli che sono andata a cercare negli stand italiani.
Frasi come 'ehm sì, ma ora sono impegnata', 'scusa ma sto aspettando una persona' e 'se permetti non ho tempo, perché stiamo cercando di risolvere una grossa grana' sono state il magro risultato che ho portato a casa quando ho cercato di comunicare con i vari brillanti editori nostrani.
Nulla a che vedere con i simpatici polacchi che hanno organizzato un divertente rinfresco (primo bicchiere di vino bianco) con chiacchiera aperta, né con i neozelandesi, special guest dell'edizione 2012 (secondo bicchiere di vino bianco).

Poi va beh, guardi i cataloghi dei rights italiani venduti all'estero e ci trovi Signorini, le ricette della Clerici e quelle della Parodi, Veltroni, Veronesi, gli immancabili Saviano e Baricco e persino Tiziano Ferro e ALBANO.
Tra gli altri, hanno venduto anche Erri de Luca, Benni, Niffoi, Tabucchi, Carofiglio, Eco, Foa, la Fusini.
Ah, e c'era pure un mega manifesto di un libro di Mario Monti.
Da osservatrice interna (italiana) ed esterna (studentessa di un'università inglese) devo però dire che c'è una cosa che mi ha colpito più di tutto: la netta maggioranza di libri correlati al mondo ecclesiastico. Siglati dal papa, dal cardinale Martini e da monsignor Ravasi (anche se lui sì, che spacca. Io l'ho conosciuto <3).
Insomma, un'Italia ancora del tutto ancorata all'immagine di paese cattolico con tanto di Vaticano in sede.
Con stand poco vivaci e divertenti, rigonfi di una cultura ampollosa che pare ormai piena soltanto d'aria.
Quanto alla letteratura per l'infanzia, non so se abbiano fatto più bella figura i miliardi di milioni di nuovi libri colorati portati dagli editori inglesi o i solidi autori italiani.
Piumini, Pitzorno ([most popular italian children's author who sold 2.500.000 copies of her book] !!!). Un piccolo balzo al cuore quando allo stand Einaudi ho visto un sacco di libri di Gianni Rodari (unico argomento che è riuscito a strappare un mezzo sorriso ai presenti).

In generale diciamola così: la mia missione per ottenere copiosi biglietti da visita e contatti con il mondo editoriale del mio amato paese è fallita miseramente.
(Lo sapevo che sarebbe stato meglio presentarmi in quanto giornalista. Almeno tutti hanno paura di te).

Tornata con la coda tra le gambe alla mia hall 8, dove ognuno di noi aveva potuto scegliere tra un'ampia lista di editori inglesi quale incontrare, mi sono lasciata trattare in quanto privilegiata e coccolata alunna di un prestigioso Ma.
Il tutto mi ha indubbiamente tirata su di morale (business card a piovere, consigli stra utili, gente che ammiccava 'non abbiate paura a venire nel mio ufficio, avremo qualcosa che fa per voi').
Tirando le somme, a parte l'emozione e gli occhi luccicanti del primo passo mosso all'interno della fiera (che già valeva in sé l'esserci andata), direi che Francoforte mi ha messa in crisi.
Ok, era una fiera. Quindi i rights la facevano da leone.
Ma da quanto mi hanno detto pare proprio che lavorare in questo specifico ramo possa essere estremamente fico.
Presentare titoli ad altri paesi, curare la trattativa, viaggiare. Conoscere un sacco di persone, avere a che fare con tutti le altre componenti del complessissimo meccanismo che costruisce i libri. E altre mille cose che non ho ancora ben capito.
L'unico aspetto inquietante si chiama 'legge' (da studiare e conoscere).

Nel mio post-Frankfurt Book Fair devo ammettere che mi sono bastate poche ore per mettere in crisi le mie priorità.
Al prossimo semestre devo scegliere il corso di Rights o quello di Children's publishing (considerando che Magazine publishing lo voglio fare. Punto. E ne posso scegliere solo due)?
Se non lo sapete già, io qui ci sono venuta per studiare un sacco di editoria per l'infanzia. E invece mi sono già fatta intortare da riviste patinate e contratti.
In effetti è un grande rischio. Potrei trovarmi a cercare di vendere in Inghilterra il nuovo libro di Tiziano Ferro... (urge un terzo bicchiere di vino bianco).

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