Gufi da Hogwarts

20 Ottobre Ott 2012 0230 20 ottobre 2012

Cappuccio&brioche

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Mi manca la colazione a letto. Svegliarmi la mattina con un bel cappuccino, un croissant alla marmellata e una copia di Repubblica appoggiata sulla sedia accanto a me.
A volte un succo di frutta.
Un vizio per una bimba viziata ma portato a termine ogni giorno con così tanta dolcezza e allegria che l'avevo capito quanto fosse felice di coccolarmi.
Come quando gli avevo chiesto di portarmi a mangiare il gelato.
Non ci credeva, mi prendeva in giro. E invece io volevo per davvero.
Faceva freddo ma c'era il sole e siamo andati al parco di Palestro. Poi voleva portarmi al planetario ma era chiuso. E al planetario ci voglio andare da sempre, come ha fatto a indovinare?
Allora mi ha portata per davvero a mangiare il gelato. E poi siamo saliti a casa sua per vedere un film.
Mi ha fatto scoprire Ed Wood di Johnny Depp e mi è piaciuto tantissimo.
Ed era così confortante stare seduti vicini sul suo divano scomodo, in penombra.
Poi il film è finito. E ha detto: lo vuoi il risotto allo zafferano?

E questo è stato davvero il momento migliore: stava cucinando, io ero appoggiata alla finestra in salotto e fumavo una sigaretta.
E dal cd è partita Perfect Day. Lou Reed ha reso quei minuti perfetti, dando un senso di completezza all'intera giornata. Anche se fosse finita lì e non ci fossimo incontrati mai più sarebbe stato bello uguale.
Ma quel rumore di piatti e l'odore di soffritto, la pianta in salotto e il casino sul tavolo del soggiorno mi hanno catapultata nella familiarità di certi gesti, nella celebrazione di una festa quotidiana che fino a quel giorno mi faceva venire in mente la pasta al prosciutto cotto, mozzarella e pomodorini (che buona, cavoli).
Poi ci sono stati Jeff Buckley e il mirto dopo cena. Perfetto per accompagnare quello che alla fine è diventato un elenco smisurato di pasti eccezionali, di innumerevoli ristoranti e di 'hai detto che ti piaceva, allora l'ho comprato'.
E oggi che complice la solitudine ho cenato due volte, alle 19 e alle 22, per un totale di circa mezzo chilo di pasta al pesto che poi non era neanche tanto buona, credo sia naturale pensare che sì: domani mattina vorrei proprio che mi portassi la colazione a letto. Con il Guardian magari.

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