Gufi da Hogwarts

22 Ottobre Ott 2012 0046 22 ottobre 2012

Mary Poppins vs la finanza

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Una notte tra finanzieri. No, non quelli della Gdf ma giovani in carriera nel mondo della finanza nella capitale inglese. Tornare a Londra mi fa sempre sentire a casa. C'è qualcosa di rassicurante nell'eterogeneità delle sue strade, della sua gente. Che poi i londinesi vengono un po' da ovunque. La cosa bella è che ogni volta mi sono scoperta a provare nuove esperienze e situazioni.

L'ultima è stata proprio questa. Una serata con un'eletta crew che, forse perchè ha una marcia in più, forse perchè si è impegnata tanto, o magari per una questione di status famigliare che non poteva disattendere, si è ritrovata a lavorare per una nota società finanziaria. Un lavoro avvolgente e totalizzante, come spesso accade nel settore.

Roba da blackberry sempre acceso e giornate infinite. Cose di risk, transazioni, spread, credit. Parole che non so usare nel modo giusto quindi mi fermo qui, tanto avete capito.

Ecco, una notte con cinque maschi sotto i 30 anni e la mia amica che ci lavora insieme.

Loro sono i futuri manager della capitale inglese, una città talmente costosa che avere un lavoro così puó diventare l'unica garanzia per poterci sopravvivere con stile e senza troppe rinunce.





"Anche io voglio un master in bisnes amministrescion per poter finalmente portare il mio nou au nel settore fainans, fare sciort sèllin, essere propenso a lavorare in tim, diventare ecsecutif, e dire tante tante idiozie in inglese per non far capire che sono una capra con la cravatta", ha scritto stasera su Facebook un simpatico dottore pavese-bergamasco.

Eppure no, non sono tutti come ve li immaginate voi. Perché io ieri sera mi sono proprio divertita.
L'unico personaggio stravagante della serata è stato l'amico dell'amico arrivato per cena che, dopo alcuni cocktail e del vino rosso, e probabilmente sotto il potente effetto di droga, ha iniziato a comportarsi in modo imbarazzante dando pugni alle pareti, chiudendosi in bagno (si suppone per vomitare), gorgheggiando e rovesciando tutte le salviette per terra mentre ci dava dentro a sbattere l'asse del water con gran rumore, per poi sparire nella notte all'improvviso.
Grazie a dio.
Ma lui non c'entrava né con la mia amica, né con i proprietari del bell'appartamento di West London che non tutti si possono permettere ma loro sì e quindi ben venga (anche se vivere a East resta più fico. E su questo io e la mia amica, che vive in un flat super cool, siamo d'accordo).








Una cena a casa di giovani maghi della finanza? So cosa state pensando ma vi assicuro che non c'è stata cocaina e neanche rum (forse solo per il pazzo che ha sfogato il suo istinto animalesco in bagno), né Pedro che ballava sulle casse di nitroglicerina, né una pseudo modella da portarsi a spasso in ristoranti stellati Michelin, né una bionda commessa di un negozio d'alta moda da sfoggiare con l'ultimo Rolex che mi sono comprato.
Ci sono stati invece del chili e un toffee pudding fatti in casa, un gioco di carte stile i migliori anni del liceo per sbronzarsi di vodka tonic, due ragazzi in camicia e tre con una t-shirt. Scarpe un po' pettinate forse sì ma accompagnate da tanta ironia tagliente come solo cinque maschi al tavolo con due ragazze pronte al botta e risposta possono fare.
Nessuna di queste promesse della finanza aveva l'aria da futuro pappone. L'unica galanteria è stata l'offrire da bere al club (senza tavolo) e di pagare il taxi.
Quanto al locale dove siamo andati, nulla a che vedere con i posti menosi dove va il principino Harry, frequentati da gente tutta uguale che sembra di essere entrati all'Armani e di non essersi spostati da Milano - (e allora cosa sono venuta a Londra a fare?)
Siamo andati in un Arts Club dove abbiamo bevuto (anche) birra e ballato un mix tra salsa, reggaeton e musica tamarra pronta a farti scatenare a piacere.
La serata si è conclusa a Marble Arch fumando la chicha e non in un privé dove ragazze sui tacchi traballanti si spogliano ed entrano in una piscina Jacuzzi bevendo champagne e passandosi le fragole di bocca in bocca nell'eccitante simulazione di un rapporto omosessuale.


C'è però una qualcosa che ho notato, un parallelismo tra il mondo economico-finanziario, quello del giornalismo, della medicina, della moda e tutti gli altri. Le cose sono sempre più complicate al lavoro se sei una donna. Sei in gamba, sei carina, devi sapere quando comportarti come una femmina e quando come un maschio. Il cameratismo si paga, a volte. Soprattutto quando una delle persone di maggiore potere tra i presenti è un dolcissimo ragazzo gay pronto a trasformarsi nella più perfida delle arpie al tuo primo passo falso.

Perché anche lui si trova nella malaugurata posizione di essere fuori dal clichè del potere in giacca e cravatta e i giovanissimi colleghi, ancora dei ragazzini dalla mente veloce che si trovano in mano più soldi di quelli che riescono a spendere e a lavorare 12 ore al giorno chiedendosi ogni sera il perché, potrebbero un giorno soffiargli il posto sotto il naso soltanto perché ricalcano perfettamente un target centenario, banchieri di Mary Poppins compresi.

Ma l'atmosfera della serata di ieri mi ha portato a credere che Londra sia un bel luogo dove sovvertire l'ordine delle cose e che il percorso è già iniziato. Tanto che una serata con una compagnia in cui io c'entravo come i cavoli a merenda si è rivelata invece come un vestito che magari non ti sta tanto bene ma che riesci a indossare senza difficoltà.
E forse i finanzieri maschi e rampanti, se presi così giovani, possono essere ancora domati e portati lontano dal lavaggio di cervello che la società di oggi costruisce ad arte investendo in training prestigiosi con tanto di feste open bar a piovere.
Spetta alle donne che lavorano con loro farglielo capire, quelle straordinarie in grado di tirare fuori da una borsetta un paio di tacchi altissimi, uno specchio da parete, un appendiabiti e di far andare giù tutte le pillole amare senza neanche un po' di zucchero.

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