Gufi da Hogwarts

2 Novembre Nov 2012 0328 02 novembre 2012

Torna a casa, Chucky

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Le risate pure, vere, sobrie.



Sono sola, là fuori. E sola qua dentro.
Sì, sola, perché chiunque di voi che è partito ad un certo punto della propria vita e ha cercato di costruirsi un nuovo ruolo, di far quadrare le cose all'interno del proprio squilibrato nuovo mondo, saprà di sicuro quanti sono i momenti in cui ti ritrovi da solo.
Non importa che tu sia impegnato con lavoro-studio-vita sociale.
Quello che cambia è la sensazione del rientro a casa, il momento in cui metti piede nella tua stanza e provi a dormire e non ci riesci proprio perché la tua mente continua a ragionare e va a centomila allora.
Partire mette a dura prova il tuo cervello: è come se vivessi continuamente in una situazione sovra-stimolata. Sei bombardato da informazioni, stimoli, cose da fare, tentativi di farle andare nel modo giusto, costruzioni di nuovi rapporti e, soprattutto, immagini che ti arrivano addosso da tutte le parti.
Gli occhi, quando parti, si riempiono e ci vuole un bel po' prima che la quotidianità li annebbi di nuovo.

Una guerra con gli stimoli che perdo ogni notte al momento di andare a letto, quando sono lì a girarmi e rigirarmi sotto il piumino provando a NON PENSARE e invece è impossibile.
Alla sveglia la mattina dopo, al piano di marketing che devo fare,  all'odore di casa mia che non me lo ricordo, al fatto che ho mangiato solo due mele per cena, ai capelli che devo tagliare, a tutte gli errori che non individuo nella correzione di bozze perché non lo sapevo mica che quel verbo si scriveva così e non cosà, all'ultima volta in cui ho amato qualcuno, al fatto che l'ora solare e l'arrivo del freddo mi abbiano buttata giù di morale, agli esasperanti coinquilini indiani che ogni sera stanno in cucina a ridere e a gridare come se non ci fosse un domani, al mio coinquilino irlandese che mi ha regalato dei tappi per le orecchie quando ha visto la mia faccia sconvolta una mattina ma non riesco a usarli perché ho paura che poi non sento la sveglia.

Un circolo infinito di pensieri senza nessuno che ti protegga, o che puoi usare come scudo. Sola, in questa battaglia quotidiana di nuovi sensi da inventare.
E ci provi a trovarti qualcuno con cui costruire insieme la quotidianità del tuo futuro ma non è più facile come quando eri piccola.
La verità è che i tuoi amici ti mancano da morire. Quelle serate in cui tutto fila liscio come l'olio perché ognuno ha le sue mosse preferite e tutti lo sapete e siete lì proprio per recitarle una volta ancora, semplicemente in un contesto diverso o nello stesso parcheggio-casa-macchina-bar-piazza di sempre.
Quelle risate che manco i coinquilini indiani sono in grado di imitare. Quelle pure, quelle vere, quelle sobrie.

E la sera a letto penso che tanti di noi che siamo venuti ad abitare qui per studiare da un altro paese fatichiamo un po' a costruire degli onesti rapporti interpersonali. Quelli nati dal bisogno e desiderio di amicizia, dalla piacevole scoperta che c'è qualcun altro che la pensa come te. Perché a casa abbiamo lasciato un mondo. Il nostro.
E' come se fossimo delle bambole di ceramica. Quelle che fanno un sacco paura, dalla pelle perfetta e le gote rosee. O quelle tipo Chucky.
Siamo qui, ci muoviamo, parliamo, recitiamo ma lo sguardo è un po' fisso e l'inquietudine che portiamo dentro è palpabile.
L'abbiamo deciso noi di venire ma il pensiero del tempo che si dilata e si allunga e diventa il futuro ci fa girare e girare e girare e andare a tentoni seppure nella direzione che ci siamo scelte. Ci fa girare come fossimo bambole, appunto, lo diceva anche la canzone. Di qui e di là, sfruttando la momentanea e salvifica staticità di questo master che stiamo seguendo, provando a sfuggire ciò che non ha una risposta.

La domanda alla quale abbiamo paura di rispondere è: ma a casa, noi, ci torneremo mai?

Post Scriptum. Come concretizzazione di queste riflessioni per Halloween mi sono travestita da bambola assassina. Risultato: avevo una fifa blu a guardarmi allo specchio.
E a spegnere la luce prima di dormire ci sono dovuta andare da sola, ovviamente, sgambettando di corsa sotto il piumino una volta al buio.
Si sa che tra le coperte si è al riparo dagli spiriti malvagi, basta che la punta dei piedi non esca di neanche un millimetro dal bordo del letto.
Ma contro pensieri non ci si può fare niente, neanche armati di lenzuola, cuscino e tappi per le orecchie.

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