Gufi da Hogwarts

26 Novembre Nov 2012 0210 26 novembre 2012

Io, voglio un Humphrey Bogart

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C'è un tempo per Frank Sinatra, ce l'abbiamo avuto tutti. E' un tempo che si ripresenta ciclicamente. Qui negli Uk se ascolti radio Bbc 2 la domenica sera un certo signor David Jacobs ti riporta negli anni d'oro di Broadway e della Hollywood degli anni '50.
Io, stasera, vorrei indossare un vestitino color panna con la gonna a campana, un nastro di raso in vita e uno nei capelli, a fiocco.
O forse mi sentirei più a mio agio negli anni Venti, tipo in Midnight in Paris di Woody Allen.
Invece sono qui con dei leggings neri e una maglietta con lo scollo a V, una pizza e un accenno di ormone casuale da sindrome mestruale. Sono tipo una mina vagante.
Meno male che questa stazione radio mi rasserena un po' con i suoi ritmi sereni che mi viene voglia di rivedere per l'ennesima volta Sabrina.
E rimugino sulle favole moderne. Quelle della consapevolezza in amore.

Consapevolezza di alcune coppie che sanno di essere eccezionali.
Sanno innalzarsi a vicenda nell'olimpo dell'autocelebrazione. Si apprezzano, si ammirano, si danno consigli, si sentono i migliori.
Anche se poi finisce che non si capiscono e no, non sempre si supportano. Poi si chiedono il perché.
Insomma, perché? Si è troppo pieni come individui singoli che non si riesce a condividere la propria pienezza senza ledere i confini dell'altro che pure, già da solo, sta straripando consapevolezza di sè?
Così tanta che non c'è proprio spazio per te? Semplicemente io sono a posto così e adoro come sei e come vivi ma no, questo non significa che mi adatterò al tuo stile di vita. E se lo farò sarà una forzatura, forse incosapevole, ma una forzatura o solo un entusiasmo temporaneo?

Insomma, anche Audrey Hepburn, in Sabrina, quando è andata a Parigi a fare il corso di cucina, poi è tornata e ha capito che David non faceva per lei (ovviamente dopo averci sbattuto la testa). Invece in Colazione da Tiffany tutto il contrario. Era così figa nel suo appartamento col suo gatto senza nome e poi...
Lo so, lo so, in quell'Hollywood lì ci si poteva ancora credere senza difficoltà che una donna e un gatto potevano appartenere a qualcuno, alla fine.
Io invece non lo so. Perché quando ho pensato, ho cercato, di appartenere a qualcuno, alla fine poi non ero mica felice.

E ne ha la Hepburn da cantare 'two drifters off to see the world, there's such a lot of world to see'. Vero. Bello (e lo ha cantato anche il caro vecchio Frank).
Ma poi aggiunge: 'We're after the same rainbows ends'.
Intendeva quell'arcobaleno fatto di persone per cui ne vale la pena, sì, ne vale la pena di mettersi completamente in gioco? Audrey, son mica facili da trovare.
C'è da stupirsi come qualcuno riesca a trovarne una via l'altra. E non mi dite che siete bravi a scoprire ciò che di speciale esiste in ognuno. Il punto è che così tante persone non possono essere tutte speciali, è impossibile. Possono essere divertenti, interessanti, affascinanti, odiose, curiose, sexy. Ma queste cose e molto più messe tutte insieme... che fatica.

Eppure, va là, siccome stasera sto ascoltando questa musica romantica ho deciso che devo essere positiva. Cosa che non mi impedisce di essere selettiva.
Io, per me, spero in un finale più tipo Sabrina che tipo Colazione da Tiffany (anche se lì a New York lei è favolosa).
Io, voglio un Humphrey Bogart.  Un uomo tutto di un pezzo.
Perfetto per affiancarmi quando c'è da sedersi a un tavolo con gli amici, perché io e lui intratterremo la conversazione per tutti. Che a me piace tanto. (E via con la massiccia dose di ego della buonanotte).
Baci,
la Mina vagante (Catch me if you...exist).

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