Gufi da Hogwarts

25 Dicembre Dic 2012 0414 25 dicembre 2012

Uno sguardo d'intesa per Natale

  • ...

C'è uno spirito di potenza quando hai vent'anni e non pensi che sei vicino ai trenta ma ancora ai venti.
Il pensare di avere il mondo ai tuoi piedi. Di potere avere tutto a portata di mano, di ottenerlo con il solo sforzo di tendere il braccio e afferrare, stringere forte; con le dita che dopo pochi attimi si aprono naturalmente e lasciano andare e afferrano qualcosa di nuovo e poi si riaprono libere e ancora strette intorno a ciò che vuoi. E lo sai che lo vuoi, è quello e non altro, non c'è alternativa.
Lo vuoi e lo prendi. Ed esci, guidi al tramonto ascoltando la musica e ti senti felice, un esserino sorridente che vive in potenza e tende all'infinito e ride, ride e ride e balla e non smetterebbe mai di saltare di gioia, con gli occhi chiusi, sorridendo e girando su te stesso con i capelli che seguono il ritmo della musica e persino il vento che danza con te e mai contro.
E tutti gli amici e tutti gli amori si riempiono della consapevolezza di questo potere, si osservano da fuori e sentono di essere belli, incredibili, irrinunciabili.

Poi ad un certo punto qualcosa cambia. Non lo sai neanche tu perché.
Ed è come se provassi continuamente quella sensazione struggente di quando la festa è finita, mentre torni a casa dalle vacanze, dopo una giornata al lago, a cercare di fare le foto alle nuvole dal finestrino che il cielo non viene mai bene uguale a come lo vedi tu dall'autostrada, a come è rosa d'alba o arancio di tramonto.
A cavallo tra la tua notte e il ricordo che il tuo tempo è già diventato, sta diventando, mentre torni a casa e saluti tutti e ti addormenti felice.

Io non lo so se succederà mai più di vivere questa emozione non una volta ogni tanto ma tutti i giorni della settimana, qualsiasi cosa stiamo facendo. Forse basta solo volerlo; prima ogni occasione era buona per costruire felicità. Prima.
Oppure si possono assecondare certi momenti, come la vigilia di Natale in piazza o un pomeriggio delle vacanze che si trasforma in Carnevale e ti travesti come fossi una bambina tra una tazza di té e le risate che ti fanno piangere.
Cogliere l'attimo e scattare una foto, piazzare quell'immagine sui muri della tua memoria, come tanti poster che non staccherai mai per quanto sbiaditi e scrostati possano diventare.

Quindi oggi che è Natale, a chi mi capisce, io regalo uno sguardo d'intesa, l'ennesimo dopo tutte le volte che ci siamo sentiti vicini, stanotte - una notte - cento notti.
Abbracciarsi e darsi un bacio, fumare una sigaretta e stappare una bottiglia di prosecco, come se non fosse successo niente.
Senza tempo. Solo purezza e due dita intrecciate. Occhi che ridono negli occhi.
Struggente sensazione che la festa è finita.
Ma prima o poi ce ne sarà un'altra.

[La scappatella di quella notte, non sapeva perché, non assomigliava alle solite. Era...indimenticabile.
Prima di uscire gettò un ultimo sguardo alla camera, al vecchio letto scuro, alla trapunta a fiori, sgualcita, gettata a terra, al divanetto rosa.
Del grande fuoco che avevano acceso con tanta gioia non restavano più, da tempo, che le braci.
L'abito di Solange, adorno di volant di pizzo, bianco e leggero come la schiuma di mare, balenò per un istante, illuminato da una finestra aperta, poi attraversarono grandi corridoi bui; la sala del ristorante era vuota, le sedie di paglia capovolte sui tavoli. Oltrepassarono una terrazza spoglia, dal pavimento sabbiato, e videro finalmente i fari dell'auto, gialli e luminosi che bucavano la nebbia.
Marianne sentì all'improvviso il freddo del mattino sulle braccia nude e sul collo. Prese il cappotto che Antoine le porgeva. Solange mosse qualche passo, si portò la mano alla fronte, disse con voce alterata: 'Oh, non voglio andarmene da qui!'.
Provavano tutti la stessa, voluttuosa, disperazione, quell'angoscia che prende l'anima quando la felicità è finita, ma è un'angoscia ancora intrisa di felicità, come il limo della terra è intriso d'acqua. Il fiume scorreva nel silenzio più profondo. Così a volte, in sogno, ci appare un'onda muta e incolore che scaturisce ai nostri piedi, passa e ci trascina verso pallide rive.]
Irène Nèmirovsky, Due 

Correlati