Gufi da Hogwarts

3 Marzo Mar 2013 2254 03 marzo 2013

[Tu lascerai ogne cosa diletta]

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Tu lascerai ogne cosa diletta
più caramente; e questo è quello strale
che l'arco de lo essilio pria saetta.
Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e 'l salir per l'altrui scale 


Oggi ho visto un documentario. Lo ha girato Bill Emmott, quello che aveva fatto arrabbiare Berlusconi perché aveva scritto sull'Economist che non era la persona più adatta per governare il Bel Paese.
Il documentario si chiama Good Italy, Bad Italy: Girlfriend in a Coma.
Mi è piaciuto.
L'ultima parte si chiama la Diaspora e parla di tutti i giovani italiani, come me, emigrati all'estero non tanto in cerca di fortuna ma in cerca di riconoscimento.
Non parlo di chi parte per cambiare aria ma di chi lo fa per avere un'opportunità migliore.
Choosy o no che sia, noi siamo fatti così.  E così ci ha fatti l'Italia in cui siamo nati e cresciuti.

Quella bellissima, dove per laurearsi in Lettere in Statale a Milano nella vecchia quadriennale dovevi studiare tutti e cento i canti della Divina Commedia e invece nelle nuove triennali sono solo diciotto.
Anche nel documentario si parla di Dante. E ascoltando la gente che viene intervistata mi sono chiesta chi tra i non italiani potesse capire tutto quell'intrico di riferimenti più o meno culturali (A dire la loro ci sono anche Umberto Eco, Sergio Marchionne, Marco Travaglio e persino la Fornero  - la scena però la prende Roberto Saviano - Beppe Grillo invece compare per circa 20 secondi, meno di tutto il nero che l'Ilva di Taranto ha lasciato anche su questa pellicola).
Si tratta di citazioni e di personaggi rigorosamente rivolti al passato, come quasi sempre accade con la cultura nostrana. Si tirano fuori dal cappello pure Garibaldi e Mazzini.
Chi, oltre a noi, può davvero capirlo? E soprattutto, siamo in grado di capirlo noi che all'università non abbiamo studiato tutti e cento i canti della Divina Commedia ma solo diciotto?
Noi, giovani d'oggi, che ci prendiamo i rimasugli di Nutella e Cinquecento, li infiliamo in valigia, e scappiamo all'estero?
Sarà mica che non vogliamo bene al nostro Paese? Dopotutto non siamo in esilio, come Dante.
Qualche volta allora a casa ci torniamo. Io conosco una ragazza che ha lasciato il suo lavoro sicuro all'estero e sta andando a casa, a Milano, a cercare quella fortuna che forse in tanti le dicevano avrebbe trovato oltre confine (e l'ha trovata).
Sta provando a tornare in Italia, ricca di esperienze e con tanto da dare al suo Paese.
Mi sa che noi non si varca più il confine in cerca di fortuna ma piuttosto si torna a casa sperando nel colpaccio, nell'occasione.
Forse lei un po' di fortuna la incontrerà, dopotutto fa parte di quegli studenti che hanno dovuto imparare a memoria Inferno, Purgatorio e Paradiso, mica come me che me la sono cavata con Piccarda e il Cacciaguida.
Bene, io spero tanto che lei un lavoro lo trovi a casa. Un bel lavoro (sì, choosy, di nuovo).
Altrimenti significherà che noi tutti altri che siamo partiti in esilio ci siamo per davvero.
E che c'è qualcuno ancora che ci fa credere che sia volontario, quando invece non è e non dovrebbe proprio essere così.

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