Gufi da Hogwarts

11 Marzo Mar 2013 0327 11 marzo 2013

Silver linings

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@Sara



Succede tra una piega e l'altra del cinismo. Senti un piccolo strappo dentro, arriva il lato positivo e ti perdi a immaginare. Quando guardi un film romantico per esempio.

Vedi un'attrice che corre lungo una scalinata, la telecamera che riprende dall'alto. Scappa perché pensa che non verrà amata mai più, è finita, è fregata.
E poi uno scatto e il cemento con i piedi che corrono e un urlo e una mano che la afferra e la dichiarazione d'amore e il bacio.
Abbiamo tutti bisogno di immaginarci delle scene così. Di camminare per strada e pensare: 'Adesso giro l'angolo ed è lì ad aspettarmi'.
Di solito succede con quella questione complicata dell'amore. La costante è quella tensione dell'impossibile che quando scompare rende tutto infinitamente piatto e invece se continui a sentirla ti sembra che può ancora cambiare e finire e ricominciare di nuovo.
A volte capita per davvero.
Come quel video in cui Marina Abramovic rivede dopo 30 anni l'amato Ulay mentre si esibisce in una delle sue opere d'arte, quella in cui fissa per un minuto la gente che si siede davanti a lei. I due non si vedono da quando avevano capito che la loro storia stava per finire e avevano camminato sulla muraglia cinese, incontrandosi a metà strada per l'ultimo addio.
Probabilmente questa scena da film non era abbastanza per due artisti così (e neanche per noi altri, aggiungerei). E allora lui 30 anni dopo si è presentato a sorpresa davanti a lei al MoMa e lei ha sollevato gli occhi e l'ha riconosciuto ed eccolo lì, uno squarcio di emozione lungo un minuto. Una roba pazzesca.

Succede tra una piega e l'altra del cinismo. Capita a chi ha delle piccole manie da megalomane. Tipo me.
Per esempio il desiderio di vedere il proprio nome scritto con i fuochi d'artificio in cielo.
C'è chi ci ha provato forte a soddisfarle. Come quando a scuola sono entrata in classe in ritardo, e mica l'avevo fatto apposta, e mentre il prof faceva lezione, dietro a tutte le mie compagne sedute in disordine, appeso al muro ci ho trovato un lenzuolo gigante che celebrava il primo anno d'esistenza del mio primo amore, con tanto di mazzo di fiori finti appiccicato con lo scotch.
Quando ci ripenso mi vedo da dietro, una telecamera che riprende la mia testa e permette alla me spettatrice di guardare con gli occhi della me 18enne. La maniglia, la porta che si apre, il pavimento, la ripresa che sale e si apre alla stanza, uno sguardo di scuse per il ritardo al prof cui volevi più bene di tutti e poi lì, enorme, bianco, quel pezzo di stoffa assolutamente fuori contesto.
Non ci penso mai. Ma è accaduto.
Le scene da film esistono. Io ho perso il conto di quante ho provato a costruirne negli anni, con risultati più o meno soddisfacenti.
Le migliori certo capitano per caso. Come quando incrociate distratti lo sguardo per fare un brindisi e finisce che restate occhi negli occhi per qualche secondo, tipo colla, tipo scossa elettrica o filo invisibile, chiamatelo come vi pare, e sentite che basterebbe solo sfiorarsi per esplodere.
Bisogna ricordarsi però che ogni tanto c'è qualcuno che le scene da film decide di farle accadere. Per te.

Succede tra una piega e l'altra del cinismo. Apri una porta e il lato positivo spunta fuori all'improvviso.

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