Gufi da Hogwarts

18 Marzo Mar 2013 0335 18 marzo 2013

Transizioni (abbandonare)

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[caption id="attachment_1124" align="alignleft" width="224" caption="Oxford"]

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Quando scrivo un post di solito è perché non riesco a dormire.
A volte parto dal titolo. Il punto è tutto lì e cerco di costruirci intorno il mio concetto. Altre invece riordinando i pensieri estraggo le parole che per me meglio li rappresentano.
Oggi sono in un punto di incontro. Probabilmente non vi piacerà ma lo sto scrivendo per me, quindi non fa niente.
Metto insieme due idee. Quella dei periodi di transizione e una frase bella che ho letto in un libro e voglio ricopiare.
Io sono in un periodo di transizione.
Ovviamente l'unico modo in cui potrei sentirmi salva è prendere una strada e proseguire ininterrottamente lì sopra, su quel sentiero compatto.
Non so bene come fare. Il fatto è che mi lascio sempre una porta aperta lì dietro, si sa mai che voglia girarmi e tornare. Il lato negativo è che così permetto agli altri di inseguirmi e per questo non mi sentirò mai al sicuro, sentirò sempre dei passi alle mie spalle.

Penso che ci sono alcune mappe di quelle che puoi appiccicarci le bandierine e far vedere a tutti in quanti bei posti sei stata nella tua vita.
Chissà quando proverò il desiderio di sedermi sul divano e stare lì a fissarla dal mio angolo di salvezza abbracciata a un cuscino, e magari addormentarmi finalmente.
Mi dico mai ma non può essere mica vero.
Perché alla fine è come con le bamboline voodoo. Ogni bandierina è uno spillo infilzato che attraversa la pelle.
Ma poi, è corretto parlare di cartine geografiche? Non c'è vicolo cieco, né indicazione che tenga: alcune volte semplicemente ti trascini dietro quello spillo su tutta la pelle e potresti andare avanti all'infinito per quanto ti riguarda.
Allora succede che hai bisogno di un periodo di transizione, confidando che lì in mezzo la tua mano decida spontaneamente di fermarsi, in un giorno o l'altro di quelli che piove col sole.
E qui arriva il momento della citazione. Leggete che bella.

Credevo di poter riuscire a scoprire uno 'stato', a tracciare una mappa della tristezza. La tristezza, però, non è risultata essere uno stato, bensì un lento processo. Non ha bisogno di mappe, ma di una storia; dunque, non mi resta che abbandonare questa storia in un punto qualsiasi, oppure non c'è motivo perché io vi ponga fine.  

Bastava questa. Non c'era bisogno di tutto il resto. Ma ormai l'ho scritto e anche questa volta non lo abbandono.

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