Gufi da Hogwarts

9 Aprile Apr 2013 0120 09 aprile 2013

La regola del bifolco (non sbaglia mai)

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Vivere in un altro paese insegna molto, soprattutto in materia di differenze e similarità. Si impara che certe cose non cambiano, qualunque sia lo scenario di sottofondo.
Prendiamo ad esempio un week end nel nord dell'Inghilterra, tre ragazze e un sabato sera qualsiasi in un villaggio di circa 2000 abitanti: un delizioso borgo di un centinaio di case che rappresenta la quintessenza della profonda provincia inglese.
Per una come me, che in provincia ci è cresciuta, è stato davvero stupefacente accorgersi della perfetta simmetria tra due diversi Stati quando si va ad analizzare la vita di chi ha a che fare quotidianamente con il senso di privazione.
Meno locali, meno opportunità e decisamente meno globalizzazione. Ognuno può vederla come gli pare, io personalmente la vedo come questione di taglio: anche nelle campagne inglesi è facile imbattersi in persone tagliate a fette decisamente generose e grossolane.
Due le somiglianze più notevoli: i capi di abbigliamento indossati e l'esagerazione del momento della festa. Forse soltanto chi viene dalla provincia può capire ciò di cui parlo ma a beneficio di tutti gli altri ecco qui il mio bestiario dei villani (che esistono anche nelle città ovviamente, ma concedetemi la licenza poetica).

Scenario: strada a casette di pietra, all'improvviso una grande insegna rosa. Un buttafuori spalanca la porta di vetro che ci porta dentro un ampio locale buio. Uniche macchie di colore: tavolini e sedie rigorosamente in pelle bianca, il bancone con fontana verticale a luce blu sullo sfondo, una palla stroboscopica d'argento.

Personaggi:
-  Nessun rimpianto. Trattasi di un maschio sotto i 30 anni dal fisico decisamente ben piazzato, spalle larghe e braccia muscolose, addome forte e compatto, segno di una lunga amicizia con la birra. Sulla camicia a scacchi rosso scuro che indossa si appoggia una collanina-rosario-fosforescente. Il suo spirito da apostolo emerge ad ogni pacca sulla spalla, abbraccio rude, bacio sul collo, parole rabbiose sussurrate a 3 centimetri dalle labbra del malcapitato amico cui sta dando consigli su come reagire alle difficoltà. Nessuno sa che è gay, neanche lui.
- La dura legge del gol. E' un giovane sovrappeso che indossa una camicia blu molto larga e la sciarpa del Manchester United. Per sentirsi più attraente si è rasato la testa, lasciando solo pochi capelli a formare una cresta moscia. Il cranio intero e il collo sono ricoperti di tatuaggi colorati.
- 6/1/Sfigato. Magro e allampanato, è il buffone della compagnia. Indossa un maglione di lana comprato dalla mamma e i pantaloni di una tuta tanto confortevole quanto sporca. Ha il volto sudato e rossiccio, si sposta continuamente da un tavolo all'altro mimando energicamente scherzi e parole con tutto il corpo. Il suo preferito è far finta di scendere una scala che non c'è, poi saltare girando su se stesso per finire con la moonwalk.
- La regina del celebrità. Sui 35 anni, caschetto biondo platino cotonato, una fascetta di brillantini piantata in testa suppongo in stile hippie rivisitato. Tacco altissimo di velluto rosso con il plateau, pantaloni a cavallo largo che non nascondono le spropositate dimensioni del suo sedere, maglietta di paillettes di un'altra tonalità di rosso, rossetto non ne parliamo. Arriva gridando fortissimo e si lancia nel mezzo di una tavolata di soli uomini. Ha in mano una macchina fotografica, inizia a farsi scattare foto in pose equivoche con il maschio di turno. Il suo preferito però è...
-  Con un deca. Lampadatissimo 45enne brizzolato. Indossa una maglietta aderente nera che mette in risalto le larghe spalle e la vita stretta. Non appena arriva la regina cotonata le afferra i fianchi e i due iniziano a mimare un finto spogliarello. Poi si siedono in disparte e lui la conquista con mosse da veterano latin lover.
- Tieni il tempo. Ad attirare l'attenzione di tutto il locale arriva un gruppo di ragazzoni che tra un rutto e l'altro prosciuga il bancone di tutta la birra. Non so bene perché né per come ma tempo zero e si lanciano in pista a ballare come forsennati. Si cimentano in coreografie strampalate, noncuranti di ciò che gli succede intorno: saltellano tipo tarantella, muovono le braccia in stile rapper e i piedi velocissimi in piccoli passetti, fanno la mossa del robot, si scambiano i posti interpretando la loro versione dei balli country. Ridono, ridono e ridono ancora dandosi ogni tanto dei pugni di approvazione.

Mi alzo e vado in bagno. Quando torno mi trovo in mezzo alla più feroce baraonda di provincia che abbia mai visto: cinque o sei di questi ballerini scatenati se le stanno dando di santa ragione, proprio lì dove prima ero seduta io. La mia sedia è a due metri di distanza, il tavolo rovinato a terra, la lampada cade ed emette scintille in mezzo ai drink rovesciati.
E lì, nell'angolo, ci sono le mie due amiche che gridano terrorizzate. Nessuno si cura di noi, né del fatto che se non fossi stata alla toilette sarei probabilmente a terra sanguinante o che i nasi delle mie amiche vengono continuamente sfiorati da manone disgustosamente pesanti.
Al primo attimo di calma prendiamo le giacche e scappiamo di corsa. Tra urletti isterici e abbracci da film ci fumiamo una sigaretta fuori dal locale aspettando che i bruti vengano sbattuti dove si meritano.
Niente.

Epilogo
Allora mi ricordo che in provincia a volte succede così, in Inghilterra come in Italia. Quando si esce prima o poi scatta la rissa e tutti ci sono abituati; ci si ammazza di botte per non ammazzarsi di noia, al più salta qualche dente ma che vuoi farci, sono ragazzi e non gli passa più.
La regola del bifolco non sbaglia mai. L'unica differenza mi pare sia quella delle tempistiche: erano solo 9.30 di sera.

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