Gufi da Hogwarts

23 Aprile Apr 2013 0151 23 aprile 2013

Non è una carriera per - gattopardi

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Sono mesi che assolvo compiti un po' assurdi, con diligenza, come una brava studentessa.
Al momento curo i diritti d'autore di tre app accademiche a contenuto medico, cercando di capire quanti download sono possibili a livello mondiale [sic!], quanti soldi ci si può fare, quanti permessi bisogna chiarire per costruirle.
Ovviamente non lo sto facendo per davvero. Si tratta di progetti, suppongo, realistici.
Oso affermare però che di cose ne ho imparate. Anche a fare i conti con l'insonnia, la solitudine e la frustrazione data dall'impossibilità di esprimersi alla perfezione in un'altra lingua.
Siamo agli sgoccioli e il prossimo passo è proprio quello del riprendere in mano le redini della mia carriera, un percorso che si intraprende sempre in solitaria.
Lavorare nel mondo dell'editoria al giorno d'oggi implica un continuo cambiare direzione, mantenere i fili attaccati e la fantasia allenata.
Anche quando ti chiedono soltanto di cercare immagini in un archivio, per quanto possa essere difficile accettarlo.

Non sarà facile, non sarà dove non deve essere.
Ho alle spalle mesi e mesi di promesse, di speranze rinvigorite, di 'in Uk c'è posto anche per te'. Una carriera che inizia dal principio e finisce alla fine, un sentiero ben stabilito che va dal basso verso l'alto, un percorso lineare che l'editoria italiana non è più in grado di offrire.
La frase più significativa che mi è stata detta da quando sono alla Brookes University è arrivata da (importanti) italiani in una parentesi italiana: 'Bello. Brava. Ma ti conviene startene lassù'.
Mi chiedo cosa potete volere di più di sei ragazze (io e le mie adorabili connazionali) che hanno frequentato un corso in cui ti insegnano pure a fare gli e-book. A farli per davvero.
Potete anche chiudermi in faccia tutte le porte che aprono alle strade più dritte che esistano ma sapete cosa, in quel lavoro lì, che inizia qui e finisce lì, io non ci credo più. E forse è proprio di quello che parlate quando dite: 'Non ho niente da offrirti'.
Se c'è una cosa che ho imparato è che per fare editoria oggi bisogna essere sempre pronti a reinventarsi, tenere tutte le porte aperte, assorbire e poi ridare per cento.
Chi ha un atteggiamento vincente tra i miei professori è chi ha girato il mondo di casa editrice in casa editrice, di dipartimento in dipartimento, di rivista in libro; non quelli che si sono cristallizzati e conoscono solo una realtà e se gli fai una domanda fuori dai loro confini iniziano ad annaspare.

Il punto è che in una carriera lineare non ci credevo già da prima ma non sapevo di saperlo.
E certo non è stato il vibrante Regno Unito a insegnarmelo da principio.
L'ho invece imparato nel paese più gattopardiano che ci sia, quello in cui tutto cambia affinché tutto resti uguale; che crede ancora nel contratto a tempo indeterminato forever and ever e poi ti dice che tanto è impossibile averlo ma continua a chiedertelo a garanzia per il (tuo-suo?) futuro.
L'ho imparato in Italia. Il paese che alla fine ti frega sempre ma che ti insegna a vivere senza garanzie e ti obbliga a stare un passo avanti agli altri, a tenere gli occhi aperti in ogni direzione, a cogliere le opportunità, pena il soccombere.
Non lo so se è giusto ma ora so che lo so, al contrario di chi è cresciuto in tante altre nazioni e che cerca ancora una carriera che prosegue sullo stesso binario, senza scambi.
Slogan motivazionale di (quasi) fine master:
tutto cambia affinché tutto cambi. Cambia anche tu.

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