Gufi da Hogwarts

23 Ottobre Ott 2013 1941 23 ottobre 2013

Joele è morto. di Un'Immigrata Disoccupata

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Joele Leotta



Collegarmi a Lettera43 oggi e leggere che un ragazzo di Nibionno è stato ucciso in Inghilterra (e il suo amico picchiato a sangue) con l'accusa di rubare lavoro agli inglesi, non è stato un gran buongiorno.
Questione di immedesimazione, suppongo. Casa mia, in Italia, non dista molto da Nibionno. E poi anche io ormai da un anno vivo in Inghilterra e al momento sto proprio cercando lavoro. Qui, mica in Italia.

Joele e Alex: brutalmente malmenati per cause ancora oscure ma che è facile ricondurre alla discriminazione razziale e, ancor di più, alla disperazione.
Disperati sono coloro che li hanno picchiati, e hanno tolto la vita al 19enne partito con un sogno appena una settimana fa.
Anche Joele e Alex, però, erano disperati: giovanissimi, gli è bastato dare un'occhiata al mercato del lavoro in Italia per decidere di provare. Farsi coraggio, preparare una valigia, prenotare un aereo e partire.
Via dall'Italia e dalla disoccupazione, pronti per l'English dream - il classico mito del cameriere italiano a Londra. Solo che loro sono finiti nel Kent, meno aperto mentalmente rispetto alla capitale inglese, e per di più sono approdati in un'Inghilterra che cambia, che non è più pronta ad accogliere gli immigrati come una volta, che cerca di barricarsi dentro se stessa per mantenere e coltivare quel poco di benessere in più che ha rispetto al resto dell'Unione Europea in recessione.

Trasferendomi nel Regno Unito, io, non sono scappata da nessuna guerra. Volevo soltanto imparare bene l'inglese e avere un contratto di lavoro più sicuro. Come Joele. Ciò che ho trovato è stata la promessa di una possibilità ma soltanto se accompagnata da qualificazione.
No, nessuno di noi stranieri ha rubato lavoro agli inglesi: finito il master che ho frequentato nell'ultimo anno, al momento il tasso di occupazione dei miei compagni britannici e irlandesi è 100%, quello degli stranieri direi intorno al 30%.
Io stessa non ho ancora trovato lavoro. Sto cercando da due mesi. Certo, le offerte sono il triplo che in Italia, quindi è solo questione di tempo. Ma sta di fatto che i madrelingua hanno trovato corsia preferenziale.
Per carità, siamo a casa loro, quindi mi pare anche giusto così.
Ma siamo sicuri che sia questo l'atteggiamento giusto per affrontare l'argomento? Che non sia proprio quel 'è giusto così' ad avere ucciso Joele?

Joele e Alex hanno trovato qualcosa che nessuno si sarebbe aspettato, in Inghilterra. Per questo siamo tutti sconvolti, perché é un evento così inusuale, così borderline, da spaventare a trovarselo lì davanti, isolato.
Fossero stati in Italia, penso, l'opinione pubblica si sarebbe stupita molto meno di vedere associate le parole: botte, sangue, morte, discriminazione e immigrazione.
In Italia i disperati non si contano più, quelli che arrivano in barca da altri Paesi, quelli che muoiono in barca, che la disperazione a volte non basta per avere forza.
Loro, accusati per anni di venire a rubarci il lavoro.
Loro, che accettano di lavorare in nero, sottopagati, togliendo possibilità ai giovani italiani che invece vorrebbero un contratto, essere in regola, che non chiedono poi tanto in effetti.
Loro, i cui figli si pensa ancora vengano discriminati a scuola, quando basta farsi un giro in una classe di un qualsiasi istituto statale e contare le nazionalità rappresentate tra i banchi per titubare: non bastano le dita di una mano, a volte neanche di due, e sì, i bambini stanno giocando tutti insieme. Che gli unici a trovarlo strano sono i genitori che vogliono soltanto classi di razza ariana perché agli stranieri non ci sono abituati, mentre per i ragazzi è così, lo è sempre stato e lo sarà, in una specie di presente assoluto, l'unico di cui gli esseri umani si fidano ciecamente.

Noi che siamo abituati a sentire questi discorsi dalla posizione sicura di chi è a casa propria, a parlarne al tavolo con gli amici, che i commenti sulla Bossi-Fini e su Lampedusa gira che ti rigira sono sempre gli stessi, adesso che un 19enne italiano immigrato in Inghilterra è stato ucciso perché voleva un futuro migliore, non ci raccapezziamo più.
Che è successo? Mica ci andiamo a rubare, noi, all'estero. Noi vogliamo solo una possibilità, quella che il nostro Paese non riesce a darci.
"E' andato lì per cercare lavoro. I giovani italiani sono costretti a morire lontani da casa" ha detto Andrea Augustin, il cugino di Joele, commentando la tragica notizia.
Nel terribile gioco di somiglianze e differenze che questa frase apre tra un'immigrata come me o come Joele, e un immigrato siriano che approda a Lampedusa, a questo punto è difficile scegliere cosa pensare.
A me, personalmente, resta solo un vago senso di disperazione.

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