Gufi da Hogwarts

23 Febbraio Feb 2014 2131 23 febbraio 2014

Sanremo oltre confine: la grande bellezza e l'enorme disastro

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carrà litizzetto sanremo

Metti la finale del Festivàl di Sanremo e una combriccola di italiani emigrati in Inghilterra. Dato che ogni occasione è buona per fare caciara, e che vivere all'estero ti spinge a fare delle cose inedite - e inaudite - è deciso: sabato sera ci si trova tutti a casa della Robi a vedere il Festivàl.
Tra crema di pecorino sardo, prosciutto crudo da affettare al coltello, ciambellone nutella e mascarpone e un bicchiere di vino rosso (due, tre), eccoci lì nel nostro solito panorama interregionale a urlare contro la tivù, sovrapponendo vocali chiuse a vocali aperte, perché lo dice anche il vincitore delle nuove proposte 2014, Rocco Hunt: Il mio accento si deve sentire.
Guardare Sanremo all'estero è una cosa curiosa, soprattutto per chi, come me, il Festivàl non lo ha mai veramente seguito in passato.
Forse è stata colpa di nuove canzoni non indimenticabili, oppure di Fazio, che come hanno notato tutti, si è divertito a rigurgitare sul palco l'ossario di musica e siparietti dei bei tempi andati: Raffaella Carrà, le gemelle Kessler, Renzo Arbore, e persino - ma si può - il mago Silvan.
Fatto sta che lo sguardo rivolto al passato di questo Festivàl, si è insinuato anche nell'atteso monologo di Crozza: La bellezza chi gliel'ha insegnata al resto dell'Europa? ha chiesto. Ma noi italiani ovviamente. E via agli applausi scroscianti dell'Ariston galvanizzato.
Da parte nostra, piccolo gruppetto di emigrati, ce ne stavamo lì ad ascoltare più o meno in silenzio, forse provando tutti le stesse emozioni davanti a questo elenco in riproduzione casuale della grande bellezza e dell'enorme disastro del nostro Paese.

Personalmente ho provato un curioso mix di sensazioni: senso colpa, vergogna, superiorità e orgoglio.
La vergogna quando ti colleghi alla Rai in streaming (e il canone?) e scopri che il populismo è il vero protagonista del palco, coi due disperati appesi alle impalcature del teatro fin dal minuto uno del Festivàl, e con Fazio che nell'ultima serata è arrivato a dire Populismo è una parola bellissima.
La superiorità perché senti di esserti allontanata dalla parte più sporca e ignorante di questo siparietto, e ne godi. Il senso di colpa perché le risate a certe battute della Littizzetto te le sei fatte anche tu, e quel nazional popolare lì senti che dopo tutto fa parte del tuo Paese, quello che hai abbandonato per trasferirti in mezzo a persone di un'altra nazionalità. Una nazione di cui non sai ancora abbastanza per poter riconoscere a colpo d'occhio il loro, di populismo, ma che ha giornali come il Daily Mail (e pure la Regina) che forse bastano e avanzano.
E infine un pizzico di quell'orgoglio che spunta sempre fuori quando devi decidere se siamo meglio noi o gli stranieri, vero e proprio motivo ricorrente dell'incontro e scontro culturale tra due Paesi.

Secondo me l'effetto che questo Sanremo ha fatto a noi italiani all'estero, per una volta, è stato lo stesso che hanno provato gli italiani che vivono a casa: in mezzo al disprezzo, e al fastidio, e alla rabbia per il solito snocciolamento di meriti e pregi senza che nessuno si prenda mai una responsabilità al di là dell'adulazione popolare, c'è stato l'inevitabile piacere di incontrare certe note famigliari, e pure di insultare nuovi e vecchi capri espiatori.
C'era un'italianità così forte a Sanremo che a volte è stato necessario girare la faccia dall'altra parte, tutti rossi dalla vergogna.
Questo non toglie che nel gioco delle differenze tra italiani e stranieri, anche noi che abbiamo scelto di andarcene verso lidi considerati migliori, facciamo fatica a darla per vinta questa italianità. Perché in mezzo all'eterno disastro, la grande bellezza c'è ed è così bella che non si può proprio, né si deve, ignorare. E noi che viviamo da un'altra parte ce ne rendiamo conto tutti i giorni, perché cerchiamo e riusciamo ad esportarla questa bellezza - e, giurin giuretto, la gente qui se ne accorge che abbiamo una marcia in più.

C'è voluto il Festivàl per darmi la certezza di cosa ci fa arrabbiare di più, a noi italiani - tutti.
No, non è il siparietto populista.
E' lo spreco.

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