Gufi da Hogwarts

10 Luglio Lug 2014 1725 10 luglio 2014

27,99 anni: capire l'importanza di saper scegliere

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sliding doors

Tra due settimane è il mio compleanno, e questo significa che al momento ho 27 anni e novantanove.
Un’età un po’ così, i late twenties. Quell’alone di onnipotenza dato dal senso di libertà degli early twenties inizia a sbiadire. L’entusiasmo però, quello c’è ancora. E piano piano ci si procurano i mezzi per realizzare piani, progetti, far succedere futuri.
Quello che vogliamo insomma, almeno per i prossimi due anni, fino a quando compieremo i fantomatici 30, un po' lo sappiamo. Sappiamo anche se vogliamo cambiare quello che abbiamo oppure no. Il punto è 'solo' riuscire a farlo accadere.
A 27 anni e novantanove si inizia ad acquistare consapevolezza di come usare le proprie armi migliori, e anche i difetti peggiori.
A 27,99 anni si è avuto tempo per conoscersi bene, non del tutto, ma abbastanza per fare un bel riassunto di se stessi.
Naturale che a questo punto sorga una domanda: va bene conoscere i propri pregi e difetti ma, di fatto, quanto ci si accetta per quello che si è, a 27 anni e novantanove? Quanto spazio lasciamo all'autocritica distruttiva dell'adolescenza, e quanto a quella costruttiva della consapevolezza?

L’altro giorno stavo leggendo un’intervista a Caitlin Moran, femminista e autrice best-seller che spopola nel Regno Unito. A un certo punto, l’autrice diceva che bisogna combattere contro il fatto che ‘being yourself is never good enough’.

In tutti i miei 27,99 anni di vita, ho incontrato un sacco di persone che pensano di non essere mai abbastanza. Tutti, in verità, pensiamo di non essere abbastanza in determinate situazioni; ma c’e’ una differenza tra quando siamo consapevoli di stare facendo per davvero il passo più lungo della gamba (e che anche se arriverà una botta di culo, poi il difficile sarà mantenersi in equilibrio in una situazione più grande di noi, per il momento), e quando invece ci vogliamo solo buttare giù di morale senza un motivo apparente, per farci compiangere forse.
Perchè dopo tutto essere noi stessi non è mai abbastanza, qualcuno avrà sempre qualcosa di meglio.
Succede dappertutto, succede a tutti.

Eppure...arrivata a 27,99 anni, mi sono guardata intorno e mi sono detta che non sono poi messa così male, anzi, che sono fortunata e ho molto di più di tante altre persone. Da quando me ne sono accorta, ho sempre cercato di non pensarci per paura che tutto possa rompersi, perché si romperà. Ma per quanto ne so ora, a 27 anni e novantanove, mi sono resa conto che alla fine io vado bene così. E' difficile da ammettere, sapete, poi sembra che sei solo una menosa.

Non scandalizzatevi troppo, comunque. Non è che mi piaccio sempre, non mi piaccio mica tutta. Odio i miei polpacci giganti, odio la cellulite che mi perseguita da quando ero alle scuole medie, odio il mio agitarmi a caso e l’essere scortese senza motivo quando non ho voglia di ascoltare gli altri. Odio di dovermi fare la ceretta ogni due per tre e odio la mia pigrizia nello sport. Odio di compiacermi del fatto che rompendo i coglioni alla gente riesco a ottenere ciò che voglio, e odio il senso di follia che mi prende quando invece non ci riesco, e divento super antipatica.
Però, sul serio, alla fine mi vado bene così, e questo non significa che non mi metta mai in discussione. Più e più volte ho cercato di mettermi in discussione, solo che ogni volta ho smontato solo ciò che non mi piaceva, e tenuto il resto.
Alla fine basta scegliere cosa va e cosa non va, no? Certo, non è mica facile correggersi, ricostruirsi, né è semplice ammettere di piacersi.
Eppure, in questo assurdo discorso dell'andarsi bene così che lo so già mi starete odiando tutti, sono convinta che il segreto stia nel sapere prendere una scelta, o l'altra.

Non pensavo di essere brava in questo, e invece mi sa proprio di sì.
L’unico campo in cui prendere delle decisioni non mi viene granchè bene è quando finiscono le storie d’amore. Lì, codarda, io faccio sempre decidere agli altri.
Quando iniziano, sì, scelgo di farle iniziare. Ma quando finiscono non ho voglia di affrontare la situazione, quelle sensazioni orrende, e la rabbia, e l’orgoglio, e l’angoscia.
Mi abbarbico a koala sul mio partner e non lo voglio mai lasciare andare, anche se non lo amo più.
Nella mia vita quotidiana invece, alla fine mi ritrovo sempre a sapere che cosa voglio, piu' o meno.

E’ una sicurezza che spesso intimidisce gli altri, e che nel caso delle scelte importanti in realtà arriva solo dopo un lungo dilaniamento interiore (e pure riversato all'esterno – chiedetelo ai miei amici) su tutte le possibili possibilità e conseguenze di un’opzione, e dell’altra.
Ma le grandi scelte sono grandi, e quindi è giusto perdercisi dentro per un po’.
Penso invece che sia grazie alla mia sicurezza nelle piccole scelte, quelle che fanno perdere un sacco di tempo per niente, che alla fine abbia sviluppato un grande senso pratico, che è veramente utile. Al lavoro, per esempio.
E grazie a questo fatto di essere capace di scegliere, la depressione e la pazzia (così come amano chiamarle due mie amiche) mi hanno sì sfiorata in vari periodi della mia vita ma alla fine non mi hanno mai catturata.
Ogni volta, a un certo punto, sul baratro, ho deciso che non volevo essere depressa e, no, non volevo di certo sentirmi pazza e ai margini del vivere sociale. E sono rientrata sulla mia carreggiata.

Quindi, in questo mio bilancio dei 27 anni e novantanove, invece di fare come Caitlin Moran e dire che dobbiamo smettere di pensare di non essere mai abbastanza, io voglio raccontare che a 27,99 anni ho scoperto l’importanza del saper prendere delle decisioni, soprattutto nella vita quotidiana.
Non c’e’ da vergognarsi, o da sentirsi cattivi, nello scegliere una cosa piuttosto che un’altra: secondo me è bello saperlo fare.
Quando vi piace un vestito, e vi sta bene, e non costa troppo: compratelo. Se siete stanchi e non volete andare a quella festa, ma sapete che se ci andate vi divertite: andateci, o non andateci, è uguale. Basta che l’abbiate deciso voi. Avete voglia di trasferirvi all’estero? Volete cambiare lavoro? Vivete in un altro Paese e volete tornare a casa? Iniziate una serie di piccole azioni che vi porteranno, quando sarete pronti, a prendere la vostra decisione più grande.
I capitomboli, le scelte sbagliate, sono inevitabili. I rimpianti invece no, quelli importanti soprattutto, meno ne abbiamo meglio è.
Solo così secono me, un giorno, a 17,99 - 27, 99 - 37,99 - 47,99 anni e così via, guardandoci indietro, scopriremo che sì, andiamo proprio bene così, perchè quello che stiamo facendo l’abbiamo in qualche modo scelto.
Sapendoci destreggiare in tutti i risvolti inaspettati, mollando il colpo quando era il caso di mollarlo, e aggrappandoci forte se volevamo aggrapparci forte. Anche se è stato inutile, che poi proprio inutile non è stato perchè quante cose abbiamo imparato, da quella nostra scelta?

Non si può decidere tutto. Ma qualcosa, quello che si può, sì. E possiamo sceglierlo, adesso. A ventisette anni e novantanove. Al resto ci penseranno le sliding doors.

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