Gufi da Hogwarts

4 Luglio Lug 2016 1516 04 luglio 2016

Restare in UK dopo Brexit? No grazie

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Ci impegneremo a garantire l’attuale posizione dei cittadini europei che vivono nel Regno Unito, così come dei cittadini inglesi che vivono in altri Stati della comunità europea” - Theresa May, UK, July 2016

Grazie, signora Theresa May, troppo gentile. Grazie di averci promesso che prima, durante e dopo Brexit, non verremo presi, impacchettati e rispediti a casa.
Grazie di avere riconosciuto che dopo tutto, noi qui e inglesi là, siam venuti a lavorare e paghiamo tasse, sanità e pensione, e che non potete far finta di niente, far finta che i contributi non li stiamo pagando.

Mettiamo però che tutta questa riconoscenza non sia un motivo abbastanza forte per farci rimanere, o per far tornare gli inglesi espatriati a casa. Mettiamo che noi in un Regno Unito fuori dall’Europa (se ancora un Regno Unito esisterà) non ci vorremo stare perché noi Millennials con il libero mercato di merci e persone ci siam cresciuti e ci è proprio piaciuto vivere con questa bellissima opportunità e no, non ci vogliamo rinunciare.

Grazie, signora Theresa May ma considerando lo stato dei fatti in cui si trova il Regno Unito (punti interrogativi su punti interrogativi, accompagnati da ignoranza, paura, razzismo e una classe politica che si sta rivelando essere al limite del ridicolo) non credo ce ne faremo molto della sua rassicurazione che noi europei che già viviamo in UK non saremo deportati ma avremo il vostro – sia lodato – permesso di restare.

Restare dove, poi? Nel Paese che avevamo scelto perché ci pareva il più attraente d’Europa (grazie all’Europa), con il suo appeal internazionale e il potere della meritocrazia, e che forse dopo Brexit diventerà uno Stato in recessione, spogliato del potere conferitogli dall’essere l’unica English speaking country del vecchio continente? Un Paese che amiamo e che ci piange il cuore a vedere messo in ginocchio dalla crisi politica in corso?
Uno Stato i cui politici battono in ritirata (Boris Johnson and Nigel Farage per primi) dopo avere combattutto a ferro e fuoco una campagna politica per un referendum che chiamava il popolo a prendere una scelta che si sarebbe dovuta lasciare piuttosto agli esperti di settore?
Un Paese dove i vecchi hanno deciso per i giovani, e i giovani si sono tagliati le gambe da soli rinunciando al voto (esattamente come accade in quell’Italia, per esempio, che stavamo fuggendo?)

Fuggire per tornare, d’altra parte, è già il piano di molti espatriati europei che vivono all’estero. Brexit o non Brexit . Altri però, in UK, Germania, Francia ci vorrebbero restare perché è qui che hanno costruito carriere e famiglie, perché sono questi i Paesi che hanno scelto per vivere e cui portano contributo.

Cosa succederà ora a noi europei che viviamo in UK e ci troviamo davanti l’attraentissima prospettiva di vivere dell’elemosina infastidita di un Paese? Di quello stesso Stato che ci ha insegnato che non bisogna vergognarsi a chiedere il rispetto dei propri diritti di lavoratore e cittadino?

Forse succederà che saremo noi a dire no, grazie. E dirigeremo le nostre preziose energie verso dove ne vale la pena.
Forse un Paese che si arroga il diritto di pensare di averci salvato il culo per tanti anni senza riconoscere che l’unico grande regalo che ci ha fatto è stato quello di non favorirci la popolazione locale, non è un posto dove valga la pena restare.

Caro Regno Unito, qualcuno te lo dovrà pur dire: guarda che non ci hai regalato proprio niente. Per arrivare dove siamo e fare quello che abbiamo fatto in quanto europei, abbiamo dovuto lottare come e più di tutti i cittadini inglesi, e pagare le loro stesse tasse e rette universitarie. Il tuo grande pregio piuttosto è stato proprio essere parte dell’Unione Europea, e grazie alla sua legge averci permesso di lottare ad armi pari anche quando eravamo svantaggiati per una questione linguistica.
A me sembra che non sei stato tu ad ammetterci qui ma che grazie alla UE siamo stati noi a decidere di pagare i tuoi conti profumati per avere la possibilità di vivere in un Paese meritocratico, all’interno di un’organizzazione internazionale che ti ha permesso di mantenere l’aurea di importanza che tanto ti piace avere e che ora rischi di perdere.

Caro Regno Unito, non sarai tu a decidere del nostro futuro. Ancora una volta, come sempre, saremo noi a decidere se #remain or #leave, e mi sa proprio che sarai tu a perderci se rinuncerai alle energie, al cervello, alla sana competizione e al contributo portato da coloro che per tanti anni tu stesso hai scelto di tenerti in casa, offrendoci quel posto di lavoro che potevi dare a un inglese, piuttosto, e che invece guarda un po’ hai dato a noi. Vien proprio da chiedersi chi abbia salvato il culo a chi.

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