Hack & Sec

24 Settembre Set 2017 1345 24 settembre 2017

Abbiate paura, ma con cura

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Non proprio casualmente il mio ultimo post era dedicato al problema della sicurezza del voto elettronico, ancora più grave se espresso on line. Confesso che, dati i precedenti di agosto, avevo il forte sospetto che le consultazioni del Movimento 5 Stelle non sarebbero state una “passeggiata di piacere”. Puntualissimi i due hacker protagonisti delle intrusioni nella piattaforma Rousseau si sono presentati a riscuotere il credito che vantavano rispetto a una certa supponenza dei gestori del sistema pentastellato. Se c’è una cosa che gli hacker odiano è la presunzione, soprattutto quando a manifestarla è qualcuno che non dimostrata competenze molto elevate in materia di sicurezza. La disavventura delle votazioni dei grillini sono l’ennesima manifestazione di un grave e sistemica inconsapevolezza rispetto ai rischi connessi alle tecnologie dell’informazione. Per questa ragione volevo riprendere un tema che mi è caro e di cui ho scritto nei miei libri: l’inadeguatezza biologica dell’uomo rispetto alla Rete e agli strumenti informatici. L’evoluzione ha premiato la nostra specie per alcune caratteristiche: le più citate sono la curiosità, capace di spingerci alla scoperta, e l’adattabilità, in grado di permetterci di accettare i cambiamenti e trasformarli in opportunità. La terza credo sia stata di gran lunga sottovalutata ed è la paura. Da decenni ci sentiamo dire che non dobbiamo temere, perché non dobbiamo lasciarci spaventare, ma essere coraggiosi e affrontare la vita a viso aperto, senza lasciarci condizionare. Stiamo scherzando? Immaginatevi i nostri antenati del pleistocene circondati da un mondo ostile fatto di grandi predatori, insetti letali, disastri naturali, malattie incomprensibili, cibi velenosi e adesso pensate che abbiano affrontato tutto questo senza paura. Eccoli di fronte a una tigre dai denti a sciabola mentre incuriositi le controllano la dentatura; osservateli al cospetto di un incendio mentre cercano di capire se il fuoco li brucia o meno. Se poteste parlargli, cosa gli direste? Scappa, lasciare perdere la pulizia dei denti; il fuoco brucia, corri. Fortunatamente qualcosa gli ha impedito di avere comportamenti eccessivamente pericolosi e questo ha permesso a me e a voi di essere qui a scrivere e a leggere. Quindi la verità è che dobbiamo avere paura e sarebbe molto più corretto se ci dicessero quanto sia utile e ci spiegassero che dobbiamo conoscerla ed evitare che si trasformi in panico irrazionale, perché è quello ad essere pericoloso. Di fronte alla società dell’informazione sorge però un problema: la nostra capacità di avere paura è istintiva e fondamentalmente legata alle percezioni che ci raggiungono attraverso i cinque sensi. Fate un esperimento: guardate, annusate, leccate, toccate e provate ad ascoltare il vostro smartphone. Quali sensazioni di pericolo vi ha trasmesso? Nessuna immagino. Inodore, insapore, alla vista innocuo, al tatto perfino piacevole, i suoi rumori sono assolutamente familiari. Avete capito quale è il problema? I vostri sensi non funzionano, nessuno di essi vi potrà mai aiutare a capire se è infetto da un virus informatico e se un oscuro hacker ne ha preso il controllo. Come pensate di cavarvela?

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