Hack & Sec

12 Ottobre Ott 2017 2239 12 ottobre 2017

Facciamo il Sicurellum

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In un post precedente avevo definito quella “informatica” come la cenerentola delle sicurezze. Proprio oggi ho partecipato a una tavola rotonda sul tema e mi sono reso conto che l’assenza dello Stato è chiaramente percepita non soltanto da chi scrive. Al momento, rispetto alle considerazione critiche, ho istintivamente commentato con una battuta, spiegando che quelli dediti al nostro mestiere sono “troppo avanti”. In fondo esiste una incompatibilità di fondo: la politica parla di Rosatellum 2.0, ma noi siamo all’Industria 4.0 ed è chiaro che capirsi risulta terribilmente difficile. C’è poi un’aggravante che pende sul nostro capo: i progetti non hanno il giusto riferimento alla cultura classica. Rosatellum, porcellum, italicum, finiscono tutti in “um”… Si tratta di cultura classica, invece noi produciamo insulsi anglismi che parlano di critical infrastructure e data protection. Ho concluso sostenendo che forse si poteva risolvere con qualche piccolo accorgimento tecnico linguistico e quindi lanciando il Sicurellum. Nessun problema di versione (facciamo un passo indietro) e torniamo al giusto classicismo della mostra cultura. Dal dibattito sono emerse proposte interessanti. Eccone alcune. Sarebbe utile se il governo si preoccupasse della possibilità che la violazione del sistema informatico di un commercialista non mettesse a repentaglio l’intero sistema di gestione dell’Agenzia delle Entrate, attraverso la violazione del cassetto fiscale di decine o centinaia di utenti. Potrebbe essere interessante se il Governo si ponesse il problema della tutela delle infrastrutture critiche coinvolgendo maggiormente i gestori delle stesse. Avrebbe un senso se il Governo immaginasse degli aiuti alle PMI sulla tematica della sicurezza, laddove si presenta come chi incentiva l’adozione di auto da corsa, vedi Industria 4.0, ma senza preoccuparsi degli impianti frenanti dei mezzi e della scurezza dei circuiti su cui corrono. Si dimostrerebbe attento quel Governo che valutasse il tema della difesa preparando una generazione di militari in grado di affrontare una guerra cibernetica. Ci sono state molte altre proposte, ma non aggiungerei nulla se anche le riferissi puntualmente, perché la questione è sempre quella legata all’interesse della politica per il tema della sicurezza delle informazioni . Alla fine è stato risolutivo l’intervento di un mio collega che ha fatto una semplice considerazione che vi riassumo. Il nostro governo ha fatto importanti proclami e approvato una legge in materia; allo stesso modo lo ha fatto quello inglese. Il primo ha chiuso la legge con la frase “tutto questo senza oneri per lo stato”; il secondo “tutto questo con uno stanziamento di un miliardo di sterline”. Sarebbe utile se il nostro Governo avesse almeno il dono del buongusto.

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