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22 Ottobre Ott 2017 1914 22 ottobre 2017

Sicurezza in rete: più educazione che istruzione

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Sabato scorso ho presentato al Book Pride di Genova il mio ultimo libro “Questa casa non è un hashtag! Genitori e figli su Internet senza rete”. Alla fine della presentazione ho incrociato una mamma che aveva partecipato all’incontro. La sua preoccupazione era fondamentalmente legata al prossimo, inevitabile debutto della figlia dodicenne sui social network. Il suo problema era molto semplice e ben riassunto nella sua affermazione: “Non sono su alcun social network e non ho idea di come funzionino”. Devo dire che rimase piuttosto perplessa quando commentai che si trattava di una “straordinaria opportunità. Guardi che neppure io sono sul alcun social network”, così gli dedicai alcuni minuti per chiarire cosa intendevo.

Mi rendo conto come molto di quello che dirò abbia, apparentemente, ben poco a che vedere con il tema del mio blog, ma in realtà la sicurezza più importante è quella dei propri figli e sappiamo che sulla Rete i pericoli non mancano. La “straordinaria occasione” che si presenta a questa gentile signora è quella di imparare qualcosa con la propria figlia, anzi fare in modo che sia lei a insegnare e farsi parte dirigente. Un atteggiamento di questo significa investirlo di responsabilità e mostrare fiducia. Nessun pre-adolescente resiste al fascino di essere trattato come un adulto, di sentirsi importante, inoltre le sue domande la spingeranno ad approfondire le logiche di funzionamento sia dei social sia dello smart phone, perché per riuscire a spiegare qualcosa si deve conoscerla molto bene. In questo caso si tratta di “educare” (tirare fuori qualcosa) piuttosto che istruire (mettere dentro qualcosa) e richiede una grande pazienza, ma in fondo mia nonna diceva sempre: “Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala”. C’è poi una effetto collaterale molto interessante in questa attività: come mamma avrà accesso a molte informazioni che probabilmente le sarebbero precluse. In definitiva per spiegare come usare il social network la ragazza dovrà utilizzare il proprio profilo e l’occhio materno è lungo e poco le sfugge. Sono certo che amicizie, foto, post e ogni singolo dettaglio sarà minuziosamente visionato dalla genitrice che, però, dovrà avere l’accortezza di evitare commenti che potrebbero compromettere il rapporto fiduciario in cui lei sta imparando e la figlia istruendo. Tuttavia proprio perché insegnare serve tantissimo a comprendere, sarà l’abilità dell’adulto di porre le domande giuste a portare altri risultati importanti. Per esempio chiedere una spiegazione di dettaglio di come funzionano i filtri privacy è una buona idea; come interessante è farsi chiarire il meccanismo di gestione delle “amicizie”. Alla fine se questa mamma sarà abbastanza “astuta” saprà tutto della vita sui social della propria figlia e l’avrà indotta a imparare molto più quanto sappiano la stragrande maggioranza degli utenti dei social network.

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