Hack & Sec

13 Novembre Nov 2017 2350 13 novembre 2017

Gli hacker alle porte… di casa

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Quando qualcuno dice che a volte un’immagine vale mille parole potrebbe avere visto un video come questo. Devo confessare che la produzione di Check Point, azienda specializzata in sicurezza informatica, ha una forza evocativa non trascurabile. Da molti anni vado dicendo che il fantastico mondo dell’Intenet delle Cose presenta qualche rischio, ma le esibizioni a cui da anni assistevo a varie convention dei ricercatori di sicurezza erano riservate a un pubblico di professionisti. In pochi abbiamo visto televisioni trasformarsi in impianti di intercettazione ambientale, baby monitor mutare in demoni vocali, termostati invertire il loro funzionamento, automobili sfuggire al controllo del pilota e forni carbonizzare pietanze pur sembrando spenti. Nel momento in cui un oggetto è connesso alla Rete è potenzialmente raggiungibile da chiunque e non si tratta di una paranoia di chi si occupa della materia per almeno due buone ragioni. La prima è di carattere puramente industriale. Fino a un paio di decenni orsono chi produceva televisori doveva preoccuparsi di offrire una buona qualità video, che sfornava automobili aveva l’obiettivo di ridurre i consumi a aumentare comfort e performance e via dicendo. Oggi tutti sembrano avere deciso che per offrire un prodotto appetibile debba essere “smart”, che per molti significa connesso a Internet. Premesso che personalmente penso che se un oggetto fosse veramente “smart” (in italiano potremmo tradurlo come “intelligente”) probabilmente si rifiuterebbe di essere utilizzata da buona parte dell’umanità, mi domando quali esperienza e competenze abbia un produttore di automobili o impianti di condizionamento in materia di tecnologie dell’informazione e delle misure di sicurezza che richiede. Qualche tempo addietro parlavo con un imprenditore che per oltre trent’anni aveva costruito frigoriferi e si lamentava sostenendo. “Insomma la mia preoccupazione è sempre stata quella di fare un prodotto che facesse freddo, mica la spesa”. Tutto sommato non potevo dargli torto e comprendevo le sue difficoltà rispetto a come si muoveva il mercato. In ogni caso tutti si sono lanciati nel mondo degli oggetti connessi con risultati “terrificanti” almeno in termini di sicurezza come dimostra anche questo ultimo video di Check Point. In effetti nessuno di questi attori aveva idea di quello a cui andava incontro e i fatti o continuano a dimostrarlo. La seconda ragione siamo ni consumatori che siamo curiosamente insensibili a qualsiasi tematica legata alla sicurezza informatica. Facciamo un esempio pratico. Quando compriamo un’auto siamo molto attenti a dettagli come la presenza di airbag, controllo di trazione, l’ABS e tutti quei sistemi di sicurezza che ci aiutano a guidare più tranquillamente. Allo stesso modo siamo entusiasti degli ingressi USB, delle connessioni Bluetooth e wireless, dell’impianto di intrattenimento, ma della sicurezza di questi i sistemi neppure ci preoccupiamo. Una moderna automobile dispone di un numero di connessioni variabile tra quattro e nove e ognuno di esse rappresenta un punto d accesso per un malintenzionato, ma sembra si tratti di un problema che non ci riguardi, eppure quel veicolo sarà nostro e ci porteremo a spasso la nostra famiglia, Quale pensate sia il problema? Naturalmente sempre lo stesso… Però a questo punto dovete dirlo voi a me.

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