Hack & Sec

3 Dicembre Dic 2017 1950 03 dicembre 2017

Bitcoin sull’orlo del baratro

  • ...

Quando il mio barista, un signore sulla settantina capace di magie con la macchina del caffè e disastri con il suo semplice registratore di cassa, mi chiede: “Allora cosa mi dice di questo Bitcoin?”. In quel preciso istante inizio a preoccuparmi, perché la stessa domanda l’aveva fatta fine febbraio del 2000 a proposito di Tiscali che in Borsa veleggiava vicina a 1.200 euro per azione. Ecco come gli ho spiegato il mio punto di vista e quali sono le ragioni per cui penso che il baratro è molto vicino.

Oggi per comprare un Bitcoin servono circa 11 mila dollari, mentre due anni fa ne bastavano 360. Questo lascerebbe intendere che si tratta di un “prodotto” molto desiderato e altrettanto utile. Trattandosi di una moneta dovremmo aspettarci un numero di scambi effettuati in costante crescita, un fatto che dimostrerebbe come tante persone la usano e molte di più la vorrebbero utilizzare. Nello stesso arco di tempo in cui il valore è cresciuto di trenta volte, le transazioni sono passate da 160 mila a circa 350 mila. Mettendo in relazione i dati avrei qualche dubbio sul fatto che il primo rispecchi realmente il secondo e mi verrebbe il dubbio che qualcuno stia speculando. Tuttavia andiamo avanti. Il Bitcoin è un tipo di moneta molto particolare perché non esiste una banca centrale che la garantisce (un altro elemento che dovrebbe interessare non tanto il consumatore, quanto un investitore oculato), ma il suo inventore si è giustamente preoccupato di creare un meccanismo che garantisca la sicurezza degli scambi. Tecnicamente si tratta di una rete di computer collegati, ma indipendenti che si preoccupa di tenere una specie di registro degli scambi avvenuti e quindi di svolgere un’attività simile a quella di un notaio. I signori in questione si chiamano “miner”. Trattandosi di un lavoro ha dei costi, fosse soltanto l’energia elettrica che le macchine consumano, quindi in qualche modo i “volontari” devono essere ricompensati e sono state immaginate due modalità. Della prima si occupa il sistema stesso “regalando” in modo più o meno casuale ai miner dei Bitcoin, ma non basta, perché arriverà un giorno in cui l’emissione di nuova moneta cesserà, questo per evitare che alla fine il Bitcoin diventi inflazionato. Ecco allora il secondo metodo. Proverò a chiarirlo con un esempio. Come può vedere siamo in cinque in coda per pagare la nostra colazione. A questo punto lei ci spiega che le regole in cassa sono le seguenti: non vale quella dell’ordine di arrivo ma del migliore offerente. Chi paga di più potrà saldare e andarsene per primo, ma c’è un’altra variabile di cui terrà conto: chi avrà lo scontrino con più voci d’acquisto dovrà fare un’offerta migliore, anche se l’importo è più basso. In altre parole se c’è qualcuno che ha consumato cappuccino, brioche e succo di arancia, diciamo per un totale di 5 euro, dovrà fare una proposta migliore rispetto a chi ha acquistato quella bottiglia di champagne a 60 euro. I miner operano più o meno in questo modo quando devono convalidare uno scambio in Bitcoin. Tali commissioni saranno probabilmente destinate a crescere nel tempo per almeno due ragioni. In primo luogo il sistema, avvicinandosi il giorno in cui smetterà di emettere le sue ricompense, renderà più difficile ottenerle; in secondo i registri diventeranno sempre più complessi e richiederanno ai miner sempre più macchine per gestirli (tecnicamente sarebbe potenza di calcolo). L’insieme di tutto questo mi lascia pensare che un Bitcoin con un tasso di cambio molto alto rispetto alle normali valute sia una iattura per il suo successo. Torniamo per un istante al bar e immaginiamo che paghi 0,0002 Bitcoin il caffe e la brioche. Sulla base delle commissioni medie attuali, per uscire dal suo locale nei prossimi trenta minuti dovrei riconoscere ai miner 0,00033 Bitcoin ovvero circa 3,5 euro. Questo significa che il suo bar potrebbe essere conveniente soltanto per determinati acquisti e per una clientela molto paziente, con la conseguenza che una fetta significativa andrà altrove. Un fatto che probabilmente la spingerebbe a rifiutare questa tipologia di pagamento. Il finale ci riporta al principio: in questa situazione perché tanta gente dovrebbe volerlo utilizzare? A questo punto potrebbe ascoltare quelli che parlano di investimento o “bene rifugio”, in fondo vale più dell’oro, ma il metallo prezioso a differenza del Bitcoin ha centinaia di applicazioni industriali, mentre una valuta se non venisse accettata avrebbe valore nullo. Le aggiungo un altro dettaglio: come moneta virtuale ha già parecchi concorrenti che inevitabilmente finiranno per attirare l’attenzione degli investitori. In ultima analisi il Bitcoin è semplicemente una moneta come il tulipano era banalmente un fiore.

Mi ha risposto con una domanda: “Cosa c’entrano i tulipani?” Ecco spiegato il problema del mio barista.

Correlati