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4 Febbraio Feb 2018 2240 04 febbraio 2018

Hacker & Cryptovalute: la festa è finita?

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Mentre il Bitcoin si inabissa e le altre cryptovalute soffrono sotto il fuoco concentrico della finanza “reale” , scusate l’ossimoro, qualcuno inizia a preoccuparsi perché il fenomeno che per mesi ha distratto la criminalità informatica potrebbe avere esaurito il suo effetto. Da qualche tempo ormai i delinquenti della Rete si stavano dedicando alacremente a saccheggiare il mondo del Bitcoin&Co. Le occasioni erano troppo ghiotte; fatte di piattaforme di trading quanto meno “imprudenti” in termini di sicurezza, come quella giapponese che meno di dieci giorni orsono si è fatta sottrarre oltre 500 milioni di dollari in NEM. Una caso arrivato dopo la coreana YouBit, costretta a fallire, e Nicehash che si è lasciata derubare di 70 milioni di dollari in Bitcoin e via, un disastro dopo l’altro. Altri puntavano alla speculazione attraverso attacchi DDoS, Distributed Denial of Service, che bloccando l’operatività della piattaforma di exchange, permettevano ai criminali di acquistare a prezzi saldo le cryptovalute, sfruttando l’impossibilità dei venditori di concludere le transazioni per qualche ora e quindi spingendo le quotazione a precipitare. Gioco ancora più facile con i malware per il mining. Ben presto i malviventi della Rete avevano capito che confermare le transazioni delle cryptovalute era un buon affare. L’unico problema era la disponibilità della capacità di elaborazione necessaria per essere ricompensati per questa attività, ma rubarla poteva essere la soluzione migliore, come? Attraverso particolari virus informatici che, all’insaputa del legittimo proprietario del dispositivo, utilizzavano la sua potenza di calcolo per svolgere questo lavoro. Così al posto di spedire milioni di messaggi contenenti ransomware, i criminali avevano cambiato rotta, veicolando questo tipo di malware. Tutto sommato molto più difficile da scoprire, ma altrettanto redditizio. In definitiva sembra che una percentuale compresa tra il 10 e il 17 per cento delle cryptovalute in circolazione sia finita nella mani della criminalità. Certo si tratta di un grande affare, almeno fino a quando un Bitcoin vale 20 mila dollari e in suoi cugini crescono con percentuali a due cifre su base settimanale. Adesso però il Bitcoin vale meno della metà e i suoi successori sono in difficoltà. Le ultime notizie ci dicono che anche Facebook gli ha dichiarato guerra e le autorità iniziano a indagare sulle piattaforme di trading e sulle diverse blockchain. Tra qualche tempo il sacco delle cryptovalute potrebbe non essere più un affare e a quel punto cosa succederà. Semplicemente i delinquenti torneranno alle vecchie abitudini e quelli come me dovranno ricominciare a preoccuparsi. In fondo prima o poi doveva succedere.

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