HOUSE OF DEM

7 Aprile Apr 2015 1804 07 aprile 2015

Expo: non solo eventificio luccicante, ma occasione per redimerci

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Dalle bustine di zucchero alle facciate dei grattacieli: tutto a Milano dice Expo.

Non si può certo affermare che Milano sia una bella città, in senso classico, ma è un fatto che negli ultimi anni ha rinforzato la sua identità di metropoli elegante e moderna.

Anche un po’ affastellata e disordinata, ma ci sta, è nella sua natura e nella sua storia cambiare nel cambiamento.

La skyline dei grattacieli è uno spettacolo, un po’ meno lo sono i lavori in corso, se invece di guardare in alto ci si misura ad altezza uomo.

DAI CHE CE LA FACCIAMO. E tutti i milanesi, ci scommetto, come me, in coda al mattino pensano che ma sì, vedrai che ce la facciamo, soffriamo ora per avere fra poco strade migliori, corsie preferenziali, nuove fermate di Metropolitana.

Anche se qualcuno dovrà pure spiegare perché abbiamo fatto la Linea 5 prima della linea 4.

“... a novembre noi dobbiamo pagare quel che maggio promette e giugno ci può dare”: è la Lombardia cantata da Herbert Pagani in una canzone di tanti anni fa, inno alla pazienza dei cittadini lombardi.

RISCATTO DAL MALAFFARE. E che dire dell’immenso cantiere dei padiglioni, del lavoro giorno e notte, della corsa a finire il padiglione Italia?

Alla fine sarà tutto bellissimo, e funzionerà, e Milano si riscatterà dal malaffare che ha accompagnato la prima parte dei lavori, e si libererà della grande e rimossa paura, quella del ritorno di tangentopoli.

Perché qui sta il punto. Expo non è solo una vetrina sul mondo, sulle sue opportunità e le sue disuguaglianze; non è solo la scena della globalizzazione del nutrimento e delle sue disparità atroci, delle angosce che si chiamano fame, povertà, miseria, malattie, delle straordinarie possibilità della scienza e della politica.

L'OCCASIONE DI MILANO. Expo non sarà solo la carta planetaria dell’alimentazione, degli stili di vita di chi mangia e di chi cerca di mangiare prima di definire il suo stile di vita.

Expo è la grande occasione per Milano di coniugare nuovamente sviluppo e moralità, sicurezza e accoglienza, modernità e umanità.

Non solo la capitale dei danè, dei soldi, del commercio, del lusso, delle grandi firme, ma una città capace di ridefinire la propria identità nella apertura al mondo, un po’ megalomane forse nell’ambizione di andare persino oltre l’Europa, ma sicura di sé e delle sue potenzialità.

CREARE LAVORO E SPERANZE. Alberto Savinio lo scrive nel suo magnifico libro Ascolto il tuo cuore, città: Milano è la città che non esclude o consacra privilegi o disagi.

Ed è in questo tono medio, ma non dimesso, che sta la particolarità che la rende unica in Italia, nel bene e nel male.

Un terzo di secolo ci separa dalla Milano da bere. Oggi la crisi morde anche a Milano, e divarica il tenore di vita dei suoi cittadini, delle periferie, degli invisibili.

Expo è anche per loro, per creare lavoro, ricchezza, speranze di vite migliori.

Non facciamone solo un eventificio luccicante, ma l’occasione per far brillare orgoglio civico e classe dirigente, se vogliamo che Milano torni a essere, a pieno titolo, capitale morale.