HOUSE OF DEM

9 Giugno Giu 2015 1655 09 giugno 2015

Povero Silvio, ormai subalterno a Salvini

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I risultati delle Regionali continuano a produrre conseguenze nel sistema politico, basti pensare a ciò che sta avvenendo dalle parti di Forza Italia. La settimana scorsa è nato in Senato il gruppo dei Conservatori e riformisti, ossimoro che trasforma i seguaci del parlamentare Europeo Raffaele Fitto, i Fittiani, da corrente interna a Forza Italia in gruppo parlamentare autonomo, non si sa ancora se preludio di una nuova formazione politica.
Dipenderà anche dalle pressioni per modificare la legge elettorale appena approvata, che allo stato attuale prevede che il premio di maggioranza venga attribuito alla lista con più voti e non alla coalizione.
IN FORZA ITALIA È UN FUGGI-FUGGI. Dunque, se non ci saranno modifiche, i Conservatori e riformisti, costola italiana dell’area europea di Cameron, si presenteranno alle elezioni con una lista propria; se invece l’Italicum verrà cambiato sarà interessante vedere in quale coalizione i Conservatori si presenteranno, e non è improbabile che si dovranno ritrovare con i vecchi compagni di strada. Compagni si fa per dire.
La coppia Bondi e Repetti ha mollato le ancore verso il Gruppo misto, lasciandosi alle spalle, non si sa se con struggimento, il ricordo delle liete giornate ad Arcore. Si vocifera con insistenza che anche Verdini sia pronto ad abbandonare la nave, portando con sé i rimasugli del patto del Nazareno, pronto cioè a garantire un appoggio esterno al governo.
Immagino Toti che fra sé e sé commenta porca miseria, che sfiga! Proprio adesso che ho vinto la Liguria il partito si squaglia! Devo fare qualcosa. Ed ecco che, all’altezza del suo pensiero, arriva la trovata epocale: quasi quasi appoggio Salvini sugli immigrati. In fondo che male c’è: Maroni dice che nessun clandestino, nota bene, clandestino, non profugo o persona, deve arrivare in Lombardia. Gli fa eco Zaia: in Veneto neanche l’ombra dell’extracomunitario, per noi solo n’ombra de vin.
IL NORD CHE NON VUOLE I CLANDESTINI. A poco vale la resistenza di Chiamparino, presidente del Piemonte e della Conferenza delle Regioni, col suo monito non date retta a Maroni. La frittata è fatta. Il Nord non vuole altri extracomunitari, clandestini e, presumibilmente pronti a delinquere.
Ci bastano quelli che abbiamo già, e che magari facciamo lavorare in nero, o facciamo morire che sono così poco capaci che cascano giù da un ponteggio, sì, il casco non c’era, ma costa! Insomma il risultato è padroni in casa nostra e decidiamo noi chi può vivere con noi.
A nulla finora è valso il monito della Cei, se non c’è accoglienza l’Italia non è credibile. L’arrabbiatura sacrosanta di Renzi parla del business della paura, e ricorda che l’Italia sta pagando la mancata politica sull’immigrazione di altri governi, per esempio quello in cui Maroni era ministro degli Interni.
Ci saranno incentivi per i Comuni che accoglieranno i profughi. Il Nord non può arroccarsi nell’egoismo.
BERLUSCONI COSTRETTO AL RADICALISMO POPULISTA. In tutto questo Alfano tuona contro l’inaccettabile attacco al Sud. Ministro, la chiusura del Nord non è un attacco al Sud! Se non si capisce questo non si legge il progetto leghista, fondato su una prospettiva autonomista al limite della secessione, in cui il nemico è lo Stato unitario, predatore di tasse e fornitore di assistenzialismo alle spalle di chi produce per tutti.
Non è più l’epoca del vai a lavurà terùn.
E dunque è ancora più sconvolgente Forza Italia che si allinea alla Lega, ne diviene subalterna e consegna la leadership del centrodestra a Salvini.
Contro il Pd non ci sarà Grillo, ma Salvini? Vedremo, ma è certo che in questi giorni, oltre alla cessione di una quota del Milan, Berlusconi ha ceduto una quota di potere a quella Lega di cui ha forse sperato di poter fare a meno e che oggi lo costringe nell’angolo del radicalismo populista, nel tramonto del sogno di un moderatismo vincente e nazionale.
Che peccato: proprio ora che si è fatto una fidanzata napoletana.