HOUSE OF DEM

30 Giugno Giu 2015 1551 30 giugno 2015

Cuperlo, basta critiche. Ora serve più dialogo

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E così la Buona scuola ritorna alla Camera per una terza lettura che speriamo segni la fine delle interminabili discussioni italiche e l'inizio di un qualche cambiamento necessario al sistema scolastico del nostro Paese.
Il Senato ha migliorato il provvedimento, e questo è già qualcosa, e spero che nessuno si sia fermato al macabro folklore dei Cinquestelle, quei lumini che insultano la morte appiccicandola a un disegno di legge, e spero che non accada più di vedere le tribune del Senato dedicate al pubblico piene di urlanti e minaccianti personaggi, che si sono permessi persino di fotografare i senatori durante il voto di fiducia e di accompagnarli con fischi ed epiteti non esattamente ornanti.
LE ISTITUZIONI SONO UNA COSA SERIA. Insomma, le istituzioni, piaccia o no, sono una cosa seria, e il pluralismo lo è altrettanto. L'altro va ascoltato, e la sua opinione va sempre rispettata anche se non coincide con la propria. Ma pare che viviamo altri tempi, ahimè, e mi sento come una del secolo scorso, cresciuta nel valore del pensiero critico come linfa della democrazia, e non come minaccia.
La scuola cambierà e in meglio.
Ricordo che Mariastella Gelmini, quando era ministro dell'Istruzione del Governo Berlusconi abolì in un colpo solo 85.000 cattedre. La legge sulla scuola che abbiamo approvato prevede la regolarizzazione di 100.000 insegnanti, una parte dei quali attraverso un concorso. Non mi pare poca cosa.
Si è parlato, e non sempre a proposito, della valutazione degli insegnanti, e non capisco che male ci sia nell'introduzione di quel principio, visto che tutti noi siamo valutati.
Se è un problema di composizione di commissioni valutative agiamo prontamente, ma non diciamo che gli insegnanti non possono essere valutati perché verrebbe meno la loro libertà di insegnamento. Anche perché nel resto del mondo la valutazione esiste. Perché in Italia no? Mistero.
LE POLEMICHE SUI PRESIDI? SCIOCCHEZZE. Infine il preside sceriffo, il preside che assume le sue amanti, che decide sulla discrezionalità, sulla simpatia etc etc: una sciocchezza gigantesca. Il preside è un dirigente scolastico, cioè è un dirigente della Pubblica amministrazione, va formato e valutato, va fatto ruotare ogni tre anni, come accadrà a tutta la dirigenza statale proprio per evitare discrezionalità nelle scelte.
È una figura essenziale alla scuola dell'autonomia, che é sancita dalla Costituzione.
Che sia questo il problema degli oppositori? Con la nuova legge si studierà di più e meglio, la scuola si aprirà all'arte, al teatro, alla musica. Cambierà l'organizzazione, si lavorerà attraverso un sistema di reti, il sapere si alternerà al saper fare, sarà più presente il lavoro come valore e come esperienza. Si sperimenteranno nuovi apprendimenti, ad esempio sarà possibile insegnare le tecniche di primo soccorso e il massaggio cardiaco. E la scuola sarà più connessa al proprio territorio.
DALLE MINORANZE CRITICHE STERILI. È poco, è tanto? È qualcosa che finalmente si muove in positivo nella formazione degli studenti, che alla fin fine sono il centro della scuola. O no?
Italia difficile, quella in cui ogni cambiamento porta con sè il senso dell'Apocalisse.
Quasi difficile come la minoranza, una delle minoranze Pd, che per bocca del leader Cuperlo ha persino detto che i sostenitori di Renzi non hanno diritto alla critica, perché di fatto smussano angoli e mettono a posto i mobili.
Gianni, Gianni, no, da te mi aspettavo un po' di nostalgia canaglia, colta, ma pur sempre nostalgia, ma non che arrivassi addirittura a rimpiangere l'appartenenza come forma del credere-obbedire-combattere. O con me o contro di me, dunque? Se si sostiene Renzi non si può criticarlo, mai? Cioè vuol dire che il pensiero critico è appannaggio delle sole minoranze e, vista la modestia, della tua sola minoranza? Piantala lì Gianni, e torna a dialogare con tutti. Perché, come scrive il grandissimo Edgard Morin, «ciò che non si rigenera, degenera».