HOUSE OF DEM

10 Luglio Lug 2015 1011 10 luglio 2015

Viaggio nel Rems, dove la pena riabilita davvero

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La gita a Tinchi. Ovvero alla ricerca della civiltà ritrovata. Chiamasi missione un incarico ricevuto dal presidente del Senato per un determinato scopo, per esempio un convegno, o un viaggio con finalità di lavoro istituzionale.
E così siamo partiti per visitare la prima Rems italiana, cioè la struttura pubblica per l'esecuzione della pena per persone con problemi psichici,vale a dire il luogo che supera definitivamente gli Ospedali Psichiatrici giudiziari, i famigerati Opg, vera vergogna civile del Paese, chiusi grazie alla legge 81 dell'anno scorso.
Direzione Tinchi, Comune di Pisticci, Matera. Da Roma 500 bei chilometri, una parte dei quali sulla mitica autostrada Salerno Reggio Calabria.
DETENUTI IN RIABILITAZIONE. Visti i trascorsi un po'd'ansia era d'obbligo. Paesaggi stupendi e riarsi ci introducono a una Basilicata piena di belle sorprese. A parte il momento in cui l'autista del pulmino, invece di girare a sinistra, direzione Tinchi, gira a destra e ci ritroviamo in una meravigliosa e affascinante Pisticci, alle due del pomeriggio, un sole bianco come le case, nella piazza principale, priva di qualunque forma di vita, a parte un signore anziano, seduto su un gradino all'ombra che dimostra la saggezza dell'età con la fulminante risposta alla domanda: «Dov'é la via Nilde Iotti?», il nostro punto d'arrivo.
Serafico l'avo lucano ci spiega che quello è un nome nuovo, e non sta lì. Lì ci sono Garibaldi e Mazzini. Per farla breve ci vengono a prendere e arriviamo in un caldo che non si racconta alla Rems di Tinchi, accolti con onori a cui di solito i senatori non sono abituati. E fa piacere, diciamolo pure.
IL FINE È IL REINSERIMENTO SOCIALE. La struttura accoglie 10 detenuti con problemi psichici, cosiddetti socialmente pericolosi, che lí scontano la pena e tentano una riabilitazione sociale, grazie al lavoro di personale non penitenziario ma sociosanitario, e al dipartimento di salute mentale, sotto la guida di uno psichiatra che definisce percorsi terapeutici individuali. Una volta scontata la pena quelle persone, perché è di persone che parliamo, se ritenute in grado di reinserimento nella vita sociale escono dalla Rems, mentre prima rimanevano, spesso sine die, nell'Opg.
La struttura che li ospita è un ex carcere, ristrutturato, e all'ingegnere che ha fatto il progetto brillano gli occhi mentre ci spiega con giustificato orgoglio che il lavoro di ristrutturazione è durato 101 giorni: tempi europei, si direbbe.
Sono state tolte le sbarre e sostituite con vetri antisfondamento, ogni ospite ha una sua stanza, progettata per la massima sicurezza individuale, senza contenzione, senza apparecchiature che potrebbero indurre a autolesionismi, con il riscaldamento a pavimento, docce con sifone a muro, senza televisori, ma con proiettori a parete.
Ogni stanza ha i led per la cromoterapia, programmabile centralmente grazie alle tecnologie. Vi sono spazi per il lavoro, la vita in comune.
UNA SECONDA POSSIBILITÀ VA DATA A TUTTI. La parte per me più commovente è quella che si sarebbe detta per l'ora d'aria.
Un manto erboso sostituisce il freddo cemento e il muro di cinta è diventato una finestra sul mondo esterno, con grandi vetri attraverso cui non immaginare, ma vedere come sarà quando inizierà una nuova vita.
Perché il punto è proprio questo: la pena improntata a un diritto mite, che punta alla riabilitazione e non alla punizione, che sorveglia senza umiliare. Perché una seconda opportunità va data a tutti.
Questo si leggeva sui volti del mondo medico, sanitario, sociale, professionale, politico e istituzionale che ci ha accompagnato in questo viaggio verso una nuova civiltà.
Gente seria i lucani, e quando un giornalista mi ha chiesto se la Rems avesse passato l'esame non ho potuto fare a meno di rispondere che non di esame si trattava, ma di esempio. Per tutta L'Italia, quella con le regioni che hanno accumulato un colpevole ritardo e non hanno ancora aperto le Rems. Che imparino da una piccola ma formidabile regione umana, finalmente, e ingegnosa nell'ottimizzare risorse economiche e professionali.
Bravi tutti, bravissima l'assessore Franconi, e il presidente Pittella. Coraggiosi tutti, e fantastici abitanti di Tinchi, che non si sono chinati alla paura, ma hanno scelto l'accoglienza.
Grande ospitalità, quella del Sud, e molto calore, non solo atmosferico.
Quello che fa bene al cuore. E con la soddisfazione di aver visto concretizzarsi ciò che avevamo voluto nella legge ripartiamo.
È quasi mezzanotte quando arriviamo a Roma, una volta tanto stanchi ma felici.