HOUSE OF DEM

31 Luglio Lug 2015 1341 31 luglio 2015

Sanità, risparmiare si può tutelando la salute

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Non ce la faccio più. Fa troppo caldo, qui sono tutti troppo nervosi, è tutto troppo. Hai voluto la bicicletta, diranno i miei estimatori. Sì, ma non per questo devo fare una salita alpina. A dire cioè che quando è troppo è troppo. Stiamo discutendo del bilancio del Senato, il 28 luglio c'è stato il voto su Azzollini, il 29 la fiducia sul decreto enti locali con annesso dibattito, e relative inquietudini. Il 29 il voto sulla nuova legge sulla Rai.
Poi la settimana finisce e riattacca lunedì 3 agosto. Forse sarà l'ultima prima della pausa estiva. Nel frattempo il lavoro di commissione va avanti e per fortuna hanno riparato l'impianto di aria condizionata. Del resto finché i maschi avranno l'obbligo di giacca e cravatta la frescura sarà inevitabile, come gli attacchi di cervicale, viceversa, delle senatrici che, seppure in modo assai probo, sono comunque vestite in modo più arioso e consono alla stagione, e provocano l'invidia dei colleghi, comunque inimmaginabili in abitini di lino o pantaloni Capri al polpaccio peloso.
SULLA SANITÀ PASSI IN AVANTI. Ma torniamo alle cose serie. C'è stato un gran dibattito sulla sanità. Il governo ha inserito nel Decreto sugli Enti locali il testo dell'intesa fra lo Stato e le Regioni dei primi di luglio sui 2 miliardi e 300 milioni di risparmi nella sanità, più noti come i tagli alla sanità.
Ho letto che ora ci sarebbero 7 miliardi di tagli, e non è vero, perché se ne riparlerà nella prossima legge di stabilità. Ho appreso che le Regioni sarebbero contrarie, ma mi risulta che la Conferenza Stato Regioni abbia votato quei risparmi, peraltro noti fin dalla Legge di Stabilità del dicembre scorso.
Facciamo un po' di chiarezza. Innanzitutto avrei preferito che venisse emanato un decreto ad hoc e non un emendamento su cui non abbiamo potuto esprimere un parere come commissione. In secondo luogo mi auguro che questi tagli servano a mettere a posto il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn): sono convinta che ogni euro risparmiato in sanità debba rimanere nella sanità.
SERVE RICONVERTIRE LA SPESA. Si tratta cioè di riconvertire la spesa, e di aggiornare il Ssn ai mutamenti della società e dei bisogni nuovi dei cittadini. Viviamo di più, sempre più spesso non si muore nè si guarisce per le malattie, le innovazioni nel campo dei farmaci consentono di intervenire in modo radicale su malattie ritenute incurabili o inguaribili, basti pensare al mega farmaco contro l'Epatite C.
Farmaci che costano un botto. Ma se il Servizio Sanitario Nazionale è universalistico deve poter dare a tutti i cittadini ciò di cui i cittadini hanno bisogno. E allora che si fa? Saremo tutti uguali di fronte al raffreddore e all'aspirina, o saremo tutti uguali di fronte al cancro e all'accesso alle cure e ai farmaci oncologici? Io preferisco la seconda ipotesi, e voi?
E poi l'appropriatezza, su cui c'è confusione e un certo terrorismo comunicativo.
La paura dei medici di poter essere denunciati per eventuali errori porta a prescrivere più esami di quelli necessari: è la medicina difensiva, che costa un sacco di soldi che potrebbero essere risparmiati se si approvasse la legge sulla responsabilità in campo medico e se si stilasse un protocollo sull'appropriatezza, anche per evitare le prescrizioni fai da te che talvolta i cittadini consigliano al medico, del tipo mi fa fare un po' di analisi così vedo come sto.
NECESSARIO MIGLIORARE IN EFFICIENZA. Insomma i problemi sono tanti, ma la sanità italiana è una buona sanità, la seconda in Europa per qualità. Va però resa più efficiente, le liste d'attesa sono troppo lunghe, ogni regione ha un suo modello di sanità e questo non va bene, perché diventa grande la disuguaglianza fra i cittadini a seconda delle regioni in cui vivono.
Si può risparmiare centralizzando gli acquisti, rendendo più trasparente il sistema.
Ma alcune voci sono incomprimibili: il personale medico, sanitario, amministrativo è già all'osso. Possiamo cambiare il rapporto fra ospedale e territorio e potenziare quest'ultimo, magari facendo quella famosa integrazione fra sociale e sanitario che aspettiamo da tanto tempo.
Possiamo innovare e digitalizzare la sanità, a partire dal fascicolo sanitario elettronico, la nostra vita sanitaria in un file e non in mille cartelle cartacee. Possiamo e dobbiamo fare tutto questo, ma sempre nell'ambito dell'universalismo del sistema. Sono troppo forti e neanche più nascosti i tentativi di passare a un sistema assicurativo, con il quale chi può si pagherà la possibilità di cura e chi non può si arrangerà con una sanità pubblica a quel punto residuale in un welfare compassionevole.
Pensiamoci bene tutti prima di smantellare in nome del risparmio una sanità che tutela quel valore salute che la Costituzione definisce unico diritto fondamentale.