HOUSE OF DEM

14 Ottobre Ott 2015 1851 14 ottobre 2015

La riforma del Senato? È politica, bellezza

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L'aula di palazzo Madama.

Alé. È fatta.
Abbiamo appena approvato la legge di riforma della Costituzione con una maggioranza davvero ampia.
Quasi tutte le opposizioni non hanno partecipato al voto, e non capisco perché, visto che in democrazia si può votare contro.
Mi si dirà che il non partecipare al voto serve a non essere complici di quello che per alcuni è un misfatto.
Già, ma come la mettiamo con il referendum attraverso il quale i cittadini esprimeranno il loro parere sulla nuova Costiuzione, o meglio sulla nuova seconda parte, visto che la prime, quella dei principi, è rimasta tale e quale?
Che faranno, non organizzeranno comitati, non si esprimeranno?
Ma sì che lo faranno, e allora perché uscire dall'Aula?
Misteri della sedicente nuova politica, di cui rispetto le opinioni, ma non sempre le prassi conseguenti, a partire dagli insulti agli avversari.
NEL COMPLESSO FUNZIONA. Non è la migliore delle riforme, ma è una riforma. Non sono d'accordo proprio con tutte le norme, ma nel complesso va. E soprattutto dopo decenni di parole finalmente qualche fatto.
Per esempio penso al superamento del bicameralismo paritario, che già i costituenti discutevano se modificare.
Nell'epoca delle decisioni in tempo reale, dell'annullamento dello spazio e del tempo per fare una legge il parlamento ci mette almeno un anno, se non di più.
E allora è inutile invocare il continuo ricorso alla decretazione d'urgenza, perché non ci sono alternative.
La legge sull'autismo ci ha messo due anni per essere approvata, avanti e indietro fra Camera e Senato, e prima nelle commissioni di Camera e Senato per i pareri.E stiamo parlando di una legge di pochissimi articoli e senza oneri economici.
GRANDE SFIDA AI TERRITORI. E poi il compimento del Senato delle autonomie, presente in tutti i programmi della sinistra e del centrosinistra da sempre, e mai attuato, rappresenta l'altra grande innovazione.
È una sfida ai territori perché qualifichino sempre più la classe politica, visto che nel nuovo Senato siederanno, accanto ad alcuni sindaci, consiglieri regionali espressione della volontà dei cittadini, secondo una legge che sarà fatta dopo il referendum, visto che sarebbe strano fare una legge elettorale su assetti istituzionali non approvati definitivamente.
Una sfida per fare la nuova Repubblica, una sola Camera darà la fiducia, ma la seconda, quella delle autonomie, avrà poteri e funzioni di bilanciamento.
TITOLO V? NON SONO FELICISSIMA. Non sono felicissima della Riforma del Titolo V, quello sul federalismo, perché ritengo debba essere meglio precisata la funzione nazionale anche delle Regioni, a partire dalla riduzione del loro numero.
Ho espresso pubblicamente il mio dissenso, alla modifica dell'articolo 116, che consente alle Regioni in pareggio di bilancio di chiedere alla Stato di occuparsi in modo esclusivo, senza il concorso dello Stato, di alcune materie, fra cui le politiche sociali.
Non sono d'accordo, perché penso che dobbiamo fare di tutto per integrare le politiche sanitarie e quelle sociali, se vogliamo rifondere ai bisogni mutati dei cittadini, che, invecchiando, hanno sempre più necessità di interventi di assistenza e di tutela della salute.
LA SANITÀ RESTA NAZIONALE. E poiché la sanità è e resta materia nazionale - e per fortuna! - mi sembra che la dizione migliore sia quella contenuta nell'articolo seguente, il 117, che parla di disposizioni generali e comuni fra lo Stato e le Regioni per la sanità e le politiche sociali.
Insieme, per collaborare, insieme perché l'Italia è una. Ho espresso la mia contrarietà, ma ho votato a favore, per lealtà verso il gruppo del Pd e verso il governo che sostengo. È il mio modo di interpretare libertà di pensiero e gioco di squadra: si parla, ma alla fine si vota insieme.
L'unità, per me, resta sempre un valore vincente.