HOUSE OF DEM

23 Marzo Mar 2016 1746 23 marzo 2016

La voglia di vita di Leo alla faccia dell'Isis

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Capita nella vita di fare incontri che allargano il cuore e fanno vedere la vita con cinquanta sfumature di rosa, a dispetto dell'evidenza che circonda il nostro mondo e certo non induce all'ottimismo.
La forza della vita contro l'inevitabile che la morte porta con sé, questione antica come l'uomo, sbattuta in faccia in dimensione planetaria con gli ultimi, drammatici fatti di Bruxelles.
Un nuovo e temiamo non ultimo attacco terroristico ci lascia senza fiato, atteso eppure inaspettato, crudele nei modi e persino negli strumenti.
Quelle bombe sono state costruite per fare più male possibile, con l'inserimento di chiodi e di tutto ciò che per bene che vada costringe all'amputazione di parti del corpo dei fortunati, per così dire, che dovessero sopravvivere all'attentato.
BISOGNA AGIRE ALL'UNISONO. Le parole non bastano più, non sanno descrivere la ridda di sentimenti che nascono da quelle immagini, dalle testimonianze.
Non bastano più perché non si può continuare a parlare o anche a tacere nella cara vecchia Europa, ed è arrivato il momento di agire all'unisono perché il destino è comune, come i valori che dobbiamo difendere come se fossero esseri umani, perché valori e persone sono oggi un tutt'uno nella strategia del terrore internazionale.
Viene da vomitare quando si guardano le immagini di quei tre col carrello in aeroporto.
Due si sarebbero fatti saltare in aria di lì a poco, il terzo pare essere l'organizzatore anche del Bataclan, dicono i media.
Guardo anche le foto segnaletiche e cerco disperatamente un motivo nei loro occhi, un barlume che mi faccia capire il perché di un orrore che ha portato via anche la loro di vita insieme a quella di innocenti ora impossibili persino da identificare.
Ci penserà l'esame del Dna, certo, ma nessuno di quei corpi potrà essere restituito alle famiglie come tale, ultimo sfregio alla dignità umana.
UNA BATTAGLIA CULTURALE. Fino a quando? Quanto dovremo aspettare ancora per vincere contro il terrorismo, contro questo terrorismo che si nasconde dietro matrici religiose?
Alcune scelte non ci competono, ma la battaglia culturale appartiene a ciascuno di noi.
Spero che il messaggio arrivi forte e chiaro a chi crede che la vicenda non lo riguardi.
Siamo tutti coinvolti.
Prendiamo esempio dalla storia di Leonardo Cenci. È lui la persona di cui parlavo all'inizio.
LOTTA CONTRO IL TUMORE. Nel 2012 gli venne diagnosticato un cancro ai polmoni, con metastasi cerebrali.
Aspettativa di vita: sei mesi. Leonardo iniziò le cure oncologiche, decise che l'attività fisica e lo sport sarebbero stati l'antidoto che gli consentiva di non arrendersi.
L'ospedale ha colto l'importanza della scelta di Leonardo e ha aperto una palestra, nella quale oggi molti altri malati oncologici fanno attività fisica, rompendo così lo stereotipo che vuole il paziente al riparo da tutto, anche da ciò che potrebbe giovare.
E così nel tempo attorno a Leonardo è nata una comunità di sostegno: sport, solidarietà umana, personalizzazione e qualità delle cure come alleanza terapeutica.
UMANIZZAZIONE DELLA MEDICINA. In altre parole: umanizzazione della medicina e delle prassi del Servizio sanitario nazionale (Ssn).
Leonardo si sta preparando per la maratona di Roma e poi per affrontare quella di New York.
Sta bene, ha imparato a convivere con la sua malattia: è un giovane uomo coraggioso, nessun miracolo, solo tanta fiducia nelle possibilità delle cure, determinazione e amore. Un lavoro enorme.
Dicono che quando la notte è più buia l'alba sia vicina. Si tramanda che dopo la settimana di Passione ci sia stata la Pasqua di Resurrezione: la vita che vince sulla morte.

Twitter @EmiliaDeBiasi