Il barbacane di K.

7 Luglio Lug 2013 2201 07 luglio 2013

Caso Snowden: il Nobel del Quieto Vivere

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L'Unione Europea (Nobel per la Pace 2012) dovrebbe essere grata a Edward Snowden, il tecnico informatico ex dipendente CIA nonché consulente per la NSA (National Security Agency), ricercato dalla giustizia USA. La gratitudine non si limiterebbe al disvelamento di atti di spionaggio informatico e di sorveglianza di massa su informazioni, comunicazioni e dati sensibili, compiuti dagli Stati Uniti di Barack Obama (Nobel per la Pace 2009) ai danni dell'Unione Europea. Fuori dai calcoli geopolitici, all'operato di Snowden entrambi i nobel per la Pace dovrebbero rendere merito, poiché fare chiarezza, portare alla luce comportamenti segreti e scorretti, tanto più ai danni di soggetti "alleati", è senza dubbio un passo importante verso relazioni trasparenti e pacifiche. Edward Snowden andrebbe ritratto come un falco benefattore, che ghermisce e trae in superficie le macchinazioni nell'ombra della grande talpa NSA. Invece, anche l'Unione Europea accetta di ritrarre come un criminale, come una talpa infiltrata, come colui che tradisce una fiducia mal riposta, Snowden e non il Governo USA.

Gli Stati Uniti non fanno altro che tutelare al meglio i propri esclusivi interessi: provano risentimento verso un individuo che ha sfregiato il loro cerone di altruistici esportatori di "valori democratici" nel mondo. D'altronde fin dai tempi di Theodore Roosevelt gli USA sono consapevoli della teoria del bastone: chi ce l'ha più grosso comanda e detta la morale, non perché sia più amato, ma perché più temuto. Una sua frase "Parla a bassa voce, ma porta con te un grosso randello: andrai lontano." potrebbe essere il motto dell'NSA e l'epitaffio di tutta la vicenda Snowden.

Per un istante, almeno, è stato Snowden a mazziare gli USA. L'Europa invece, oltre che mazziata risulta pure cornuta. Perché, essendo parte lesa nei fatti che Snowden ha svelato, dovrebbe indignarsi con l'autore delle percosse e del tradimento, anziché con il fotografo che reca le foto documentarie del consumato tradimento. Ma l'Europa non può: non può prendere provvedimenti seri, non può indignarsi se non con qualche sterile sfogo di collera, che si concede a qualsiasi isterico lamentevole. Che c'è da stupirsi se ci si lamenta di continuo che politicamente gli Stati Uniti d'Europa sono un'entità astratta, e poi alla prova dei fatti si lasciano sbeffeggiare dagli Stati Uniti d'America?

Ancora più assurdo è indignarsi perché l'Italia non abbia preso una posizione netta in merito alla vicenda Snowden. Politicamente non contiamo nulla in casa nostra, figuriamoci a livello internazionale. Il nostro strumento privilegiato per rapportarci all'estero, è la ricerca di compiacenza. Quelli che tengono in mano il bastone grosso, silenziosamente soppesano benissimo quanto ridicolo sia il nostro bastone con la trombetta di carnevale, di ottimo design ma pur sempre di plastica. Sanno che è innocuo, sanno che il nano politico bisogna lasciarlo sfogare un poco, tanto poi torna a cuccia. Mi stupisco a leggere lo stupore di chi si stupisce che l'Italia non si comporti come un paese diverso dall'Italia. Gli Stati Uniti ci sorridono perché noi siamo dei bravi galoppini, in abiti griffati, ma pur sempre galoppini, siamo docili e ospitali verso le loro basi militari sul  nostro territorio, la commessa di F35 sta lì ad esempio. Aspettarsi che l'Italia faccia un gesto dignitoso verso gli Stati Uniti, è come pretendere che una prostituta si indigni moralmente col proprio magnaccia. Oppure aspettarsi che si possa offrire rifugio in una stanza di un bordello (politico, senza offesa per quelli veri) a uno che ha fatto un affronto al tenutario del bordello stesso. Il protettore continua a sputarci in faccia come e quando vuole, come con l'omicidio Calipari, come con il dramma del Cermis, come, probabilmente, con Ustica. E noi giù a rinnovare stima commerciale e sudditanza politica all'alleato d'oltreoceano.

Questo bordello si chiama realpolitik internazionale, un meccanismo che non ha nulla da spartire con la Pace, ma un meccanismo dentro il quale Edward Snowden è una grave minaccia ai buoni rapporti di peace-keeping tra paesi amici, uno scarafaggio che molesta i borborigmi digestivi dei Nobel per il Quieto Vivere.

Occhio non vede, orecchio non ode, cuore non duole: l'unico modo per rimanere sia politicamente amichetti da Nobel, sia umanamente, reciprocamente sopportabili.

Come le tre scimmiette: alla terza il compito di non parlare e non fare domande.

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