Il brigante Lucano

7 Febbraio Feb 2017 1233 07 febbraio 2017

Votare prima o dopo la legge eletterole?

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Sarà una provocazione. Magari pure grottesca e un po’ scema. Ma, visto come vanno le cose, cioè che tutti propongono complicatissimi sistemi elettorali in funzione delle proprie aspettative dei voti che potranno accaparrarsi, con le insicurezze e le angosce che loro derivano dal fatto che le previsioni e i sondaggi saranno magari sbagliati e che, infine, la gente voti per quel partito cui la legge sembra voler assicurare il massimo vantaggio o, al contrario, voti contro quel partito ecc. ecc., gli angosciosi interrogativi di questi giorni sarebbero superati se si decidesse così: si va a votare (in una data stabilita, probabilmente per sorteggio). Conosciuto l’esito i leader dei partiti, muniti di coltelli, pugni di ferro e spray al peperoncino (esclusi armi a ripetizione ed esplosivi) si riuniscono e discutono la legge elettorale e, quindi, sui seggi da attribuire a ciascuno secondo il risultato già noto della consultazione e quello ormai più facilmente raggiungibile di una legge che ne determinasse le conseguenze in termini di seggi da attribuire. Con ricorso al sorteggio, sapientemente concertato, per i casi più difficilmente risolvibili.

Ernesto Rossi sul “Il Mondo” scrisse una volta un articolo per sostenere che per ottenere una selezione qualitativa degli eletti come quella allora (già allora!) in atto, tanto valeva andare alla stazione ferroviaria e “catturare” a casaccio un certo numero di persone: viaggiatori, accompagnatori, facchini ecc. e portarli a Montecitorio ed a Palazzo Madama.

Proviamo a riderci sopra. Non so se ci riusciremmo. Sarebbe comunque un riso assai amaro

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