Il brigante Lucano

17 Febbraio Feb 2017 1435 17 febbraio 2017

Venticinque anni

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A 25 anni da "Mani Pulite" e non daTangentopoli come ha ricordato questa mattina, alla trasmissione di Myrta Merlino, Antonio Di Pietro la vittoria di Bettino Craxi fu duplice. Egli ha vinto sia sul comunismo partitico e sia sul comunismo togato. Per fortuna la seconda minoritaria rispetto all'intera categoria. La lettera, "bella e tardiva" inviata alla vedova di Craxi dal Presidente Emerito Napolitano nel 2010 favorì o, quntomeno, avrebbe dovuto favorire una ricostruzione non sommaria di quel quindicennio di vita pubblica italiana. Bettino Craxi fu un leader politico di alto livello. Possiamo tranquillamente di dire che fu "uno statista". Ebbe l'intuito e la capacità di un grande giocatore di "Poker" nel proseguire un disegno strategico: recuperare al socialismo italiano la fisionomia originaria e autonoma che aveva smarrito nella morsa della doppia subalternità alla Democrazia Cristiana e al Partito Comunista Italaino. Craxi fece del confronto ideale e culturale della sinistra il terreno su cui condurre la sua battaglia autonomista. L'autonomia culturale che egli rivendicava aveva la propria ascendenza ideale nel socialismo liberale. Una grande mano a Craxi, per questa battaglia, lo diede la rivista Mondoperaio diretta da Federico Coen da una parte e dall'altra le polemiche come quella avviata da Norberto Bobbio sul marxismo e lo Stato o le successive su Antonio Gramsci e l'egemonia, sul togliattismo e la democrazia, sullo statalismo e la politica dei redditi, lasciarono un segno sulla storia della sinistra. Un'altra grossa mano, a mio avviso, a sua insaputa lo diede il partito Comunista stesso, arroccandosi nella difesa di schemi tradizionali non capendo l'innovazione che Bettino Craxi stava introducento nella politica. Infatti, Enrico Berlinguer liquidò con sufficenza la discussione come <roba da professori che non hanno letto neppure un rigo di Marx>! In realta alcuni anni dopo il filosofo di area Biagio De Giovanni, onestamente, osserverà che: "noi non sapevamo cosa obiettare" con questa frrase inizio la sconfitta culturale del Pci. Avendo subito, il Pci, dal punto di vista politico-storico-culturale tale sconfitta, all'idomani della caduta del Muro non rimaneva che aggrapparsi e sostenersi a quella fetta di magistratura ideologizzata e politicizzata per sperare, a mio avviso, invano della "ragione" laddove la storia gli ha dato torto.

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