Il brigante Lucano

27 Febbraio Feb 2017 1540 27 febbraio 2017

Pensierone

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Non si riesce a vedere la luce in fondo al tunnel. Buio totale per la politica. A cominciare dalla discussione, dal confronto, dallo scambio fra concorrenti e antagonisti. Risse, voci tuonanti, litigi da ballatoio, grida irate da quattro soldi. La più vera cifra della Civitas si iscrive come uno scarabocchio sui muri con tanto di firma insultante. La vuotaggine di un po’ tutti i contendenti cresce man mano che i temi da affrontare aumentano di importanza e le proposte sono inversamente proporzionali alla serietà della faccende, di fondo o meno. Cosicché si presenta alla nostra mente, giganteggiando, la figura, la voce, la presenza di Marco Pannella della cui eredità si va litigando non tanto o soltanto facendo volare gli stracci (Angiolo Bandinelli, a proposito della eredità di Marco) quanto, soprattutto, evitando scrupolosamente di ispirarsi al suo esempio ché la sua eredità, appunto, è sempre più viva, palpitante, attuale. Come si può non riandare alle battaglie per i diritti, alla sue campagne per la difesa delle istituzioni, alle sue “guerre” referendarie, di fronte alla pochezza disarmante di una politica odierna che ha smarrito il significato della parola, il senso profondo della sua, loro, missione. Pannella non aveva questo rovello, non soffriva di essere in maggioranza o minoranza. Soffriva per ben altro che si chiama lesione dei diritti dell’uomo e della donna e imponeva battaglie condensate nella difesa del diritto tout court. Nella questione che era incandescente allora - ma pure oggi si sta riaccendendo - dell’aborto, la battaglia di Pannella, dei socialisti, dei laici e dei democratici non si fermava soltanto al diritto della donna alla maternità cosciente, ma reclamava la legalizzazione dell’aborto rispettandone i contrari ma sollecitando, per l’appunto, l’unica composizione possibile, cioè legislativa e dunque politica, dell'annosa questione. La quale è riemersa oggi pubblicamente per via dello strappo del Governatore del Lazio, cui ne stanno seguendo altri, per garantire che la peraltro indiscutibile presenza degli obiettori di coscienza rischi di mettere in serie difficoltà le donne che devono ricorrere all’aborto. Si può e si potrà dire che sia pericoloso introdurre un requisito “etico” nelle assunzioni pubbliche, giacché tale discriminazione potrebbe rivolgersi anche ad altri campi, ma il problema non muta né di sostanza né - se vogliamo - di etica, nella misura in cui l’impossibilità operativa di una struttura ospedaliera a risolvere un diritto della donna annulli praticamente tale diritto, o libertà, com’è forse meglio chiamare questa drammatica scelta .Dopo la quale una donna, qualsiasi donna, ben difficilmente cancellerà dalla sua memoria il momento della fine di quella vita che lei cullava in grembo. Ma la sostanza del problema non cambia, non può cambiare ed è quasi stupefacente che nel dibattito che si sta arroventando si parli troppo di violazione della limitazione alla libertà all’obiezione di coscienza e troppo poco di diritto alla libertà del soggetto più reclamante: la donna. Ci manchi brigante Marco.

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