Il brigante Lucano

2 Marzo Mar 2017 1513 02 marzo 2017

Craxi socialista o il socialista Craxi

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Non v'è dubbio che il nome socialista in Italia abbia un inequivocabile referente nella storia più recente del Psi e nella figura di Bettino Craxi. Già nei primi anni settanta si era fatta strada una visione diversa tra socialisti e comunisti sul tema dei diritti civili e l’approvazione della legge sul divorzio portava il nome di un socialista e di un liberale, cosi come la legge sull’aborto aveva visto in prima fila i socialisti e in posizione di retroguardia i comunisti, che già con l’approvazione dell’articolo 7 della Costituzione, che vi includeva i patti lateranensi, avevano manifestato maggiore propensione al compromesso. Difficile, anzi impossibile, dissociare la qualifica di socialista con l’esperienza del Psi della fase 1976-1993. Cioè dall’inizio del nuovo corso socialista fino alla fine del Psi. Di questa fase occorre distinguere tre capitoli. Il primo consiste nell’elaborazione di una piattaforma teorica, programmatica, politica autonoma del riformismo socialista, i cui dati salienti sono stati convegni, conferenze, congressi, saggi e libri sull’inconciliabilità del pluralismo col leninismo, sul nesso tra pluralismo politico e pluralismo economico, il progetto socialista del 1978 (Congresso di Rimini), l’intuizione della grande riforma delle istituzioni (1979), l’acquisizione del riformismo e del socialismo tricolore (Congresso di Palermo 1981), il rapporto tra meriti e bisogni (Conferenza programmatica di Rimini del 1982), il lib-lab (il socialismo liberale degli anni ottanta). In questa fase il Psi si diede una sua precisa collocazione internazionale a braccetto con i partiti socialisti e socialdemocratici europei (l’eurosocialismo) in particolare accentuando le relazioni con il Psoe di Felipe Gonzales, il Psp di Mario Soares, il Psf di Francois Mitterand e l’Spd di Willy Brandt, si intestò il progetto dell’autonomia del popolo palestinese conciliata con la pace e la sicurezza di Israele. Il secondo capitolo riguarda gli anni della presidenza socialista del Consiglio (dal 1983 al 1987). In questa fase l’attività del Psi si intrecciò strettamente con quella del governo, sui temi della lotta all’inflazione, col decreto di San Valentino che il Pci demonizzò fino a promuovere il referendum abrogativo, perso nel 1985, inflazione poi effettivamente ridotta dal 16 al 6 per cento, sulla profonda revisione del Concordato con il superamento della religione di stato e dell’obbligatorietà dell’ora di religione nelle scuole, su una politica estera responsabile, autonoma, coraggiosa, come provano, da un lato, l’accettazione dell’installazione a Comiso dei missili americani e dall’altro la condanna dei bombardamenti statunitensi su Tripoli e Bengasi, nonché il comportamento assunto sulla vicenda dell’Achille Lauro e a Sigonella, che rispecchiava la posizione del Psi assunta già al tempo del rapimento Moro coniugandola con la orgogliosa difesa dell’indipendenza nazionale. Contemporaneamente il Psi promosse i referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, l’abolizione della commissione inquirente e contro le centrali nucleari. Il terzo capitolo riguarda l’ultima fase, quella meno creativa, più rassegnata e di attesa al ritorno della seconda. E’ la fase dei grandi mutamenti internazionali, dei referendum che segnalano un profondo distacco tra paese e istituzioni, del cambiamento di sistema politico con la fine del Pci e l’esplosione della Lega e poi della questione giudiziaria che costituisce l’ultimo anello della grande esplosione del 1992-1994 del sistema politico. In questa fase il Psi mostrò crepe, incertezze, dissonanze.

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