Il brigante Lucano

3 Aprile Apr 2017 1713 03 aprile 2017

Padre padrone

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Le favole iniziano così. C’era una volta, anzi, c’erano una volta i partiti. Questa però non è una favola anzi è una triste realtà che dura da circa vent'anni. Lo sappiamo, però meglio ricordarlo, serve anche e soprattutto a riavvolgere il nastro della storia non tanto dei partiti quanto, piuttosto, di ciò che li strutturava (al di là del consenso elettorale, ovviamente), quale era la loro vita interna, i luoghi di incontro, come si organizzava “partiticamente” la dialettica, il formarsi delle maggioranze, le garanzie alle minoranze e così via.

Iniziamo col dire chi comanda nel Movimento 5 Stelle - uno solo, ovvero Beppe Grillo. Partendo da questo assioma non possiamo esimerci di citare l’ultimissima querelle interna al grillismo: la querela della Marika Cassimatis, neo leader genovese ed ex grillina, contro il padrone del movimento che l’ha cacciata via, l’ha espulsa, ha cancellato lei e i suoi brillanti successi interni rendendola, per l’appunto, una ex. Pure Alessandro Di Battista è stato querelato per il reato di diffamazione, ché non poteva non adeguarsi alla voce del padrone. Che succederà? Come andrà a finire? E il Tar, tanto per dirne uno di tribunale, cosa deciderà? E lui, il Nembo Kid pentastellato, ne uscirà come sempre incolume o qualche cicatrice se la ritroverà? Chi vivrà vedrà.

Ma facciamo un passo indietro, riannodandoci al ragionamento iniziale sulle strutture interne dei fu partiti storici. Un’espulsione era non soltanto rara, a parte cause provate di disonestà-indegnità, ma, qualora venata di motivazioni, cioè dissensi ideologici, era comunque sottoposta a una serie di esami preventivi che iniziavano, sempre e comunque, da discussioni interne ai vari livelli di sezione, di federazione, di comitato centrale e di direzione. Esistevano - e come potevano non esistere - i comitati direttivi, quelli esecutivi, i probiviri, le commissioni di controllo. So di essere noioso, ma vorrei insistere sul lato più significativamente democratico di tali livelli decisionali, ovvero la sua apertura sempre e comunque, all’ascolto delle ragioni dell’altro. E l’espulsione, peraltro mai frequente, era il frutto di dibattiti, confronti e verifiche fino all’atto estremo. Per chiunque, militante di base o di vertice. Ora, a proposito della sfortunata Cassimatis, lasciamo perdere le mancate discussioni interne, le assenti dialettiche fra accusa e accusata, il segreto istruttorio, se c’è stato. Faccio una domandina che senz'altro sarà sbagliata: ma nel M5S esiste un comitato di probiviri che possa imbastire una pratica di espulsione in base a dati, fatti, parole, decisioni, prese di posizione e quant’altro possa e debba bollare la malcapitata del reato di indegnità? Non conosciamo la vita interna del M5S, ma dubitiamo fortemente che sia ispirata ai modelli d’antan, tant’è vero che qualsiasi mass media ha attribuito la cacciata della Cassimatis alla responsabilità individuale, a uno solo, a lui, al "padre padrone", parafrasando il celibre film dei fratelli Taviani, al guru Grillo! Morale: Il guru Grillo altro non è che un brigante, non un Brigante!

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