Individuo/società43

13 Ottobre Ott 2017 1646 13 ottobre 2017

La città che rivive nello sguardo colorato del writer

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Il futuro criptato nel codice espressivo del graffitismo

Attendendo un mezzo pubblico, a molti sarà capitato vederlo avanzare sepolto sotto una cascata di graffiti colorati. E’ il Getting Up: il treno resta tale, ma sembra reduce da un braccio di ferro logico tra chi vorrebbe continuare a vedervi un semplice mezzo di trasporto e chi lo ha caricato di ogni sorta di intenzione espressiva, mutando i finestrini in scorci di paradiso e la fanaleria in occhi tristi che affrontano le nebbie del mattino. Visionarietà o teppismo? Quel treno sembra di ritorno da un’altra dimensione, con il fiabesco che maschera l’ordinario e le parti meccaniche umanizzate in sorprendenti cambi di funzione (gli scalini diventano denti, i paraurti dei baffi) strappano un sorriso al Peter Pan incatenato dentro di noi. Si tratta di scritte con lettere animate, che lasciano il loro posto discreto dentro una parola aggredendo lo spazio condiviso del significato in modo da comunicare prese di posizione sul mondo che rapidamente contagiano l’intera rete urbana di percorrenze ferro-tramviarie. Il writing nasce per ridiscutere l’alfabeto di pietra di una città e vive dei linguaggi dell’assurdo e dell’osceno, del ribellismo o del sogno. Si tratta di caparbie inserzioni nella realtà sociale che tende ad organizzarsi contro visioni che, nel caso delle controculture giovanili, pongono la propria autonomia sotto il segno di un chiaro antagonismo. I giovani graffitari mutano il treno in un testo dove fondere due significati opposti, attirando il passeggero dentro un oggetto plurisenso che solo codici giovanili alternativi possono decifrare. L’oggetto “treno” sembra ribellarsi alla sua natura ovvia ed inizia a mostrare altro sotto una mole di intenzioni colorate che ci cattura con lo sguardo e ci respinge con l’eccesso dinamico che le percorre. Il principio di utilizzo viene sopraffatto dal groviglio di alfabeti visionari di cui si fa involontario supporto. Ogni tanto motivatissimi gruppi di persone con guanti e solventi tentano di ricondurre gli oggetti al loro status denotativo abituale, ma nella guerra degli ultra-alfabeti si pianificherà l’ennesimo attentato al decoro urbano, con un altro treno o autobus pronto a svelare all’intera città l’arrembante fantasia di un giovane writer intento a mutare la rabbia in progetto e l’esclusione in riscatto. Il graffito vive al confine di grafia esplosiva ed arte, impedendo al linguaggio di replicare nei suoi codici le illusioni ed i poteri che la storia vi ha collegato. La sinergia tra scrittura ed arte (Lettering) emerge nei graffiti in modo rapace, noncurante delle precedenti definizioni di un ordine sociale che poneva nella regolazione degli spazi urbani i suoi o e obblighi ella loro mercatizzazione i suoi obiettivi. E’ una grafia aumentata che chiede evidenze all’arte e fisicità all’immaginazione. Nella street art le cose sembrano essere in ritardo sulle parole perchè le prime dileguano nel mercato mentre le seconde come araba fenice, rinascono nell’arte. Il writer non si propone dentro codici abituali facendo implodere il linguaggio manipolandolo in chiave artistica, vietandogli il binario rassicurante dell’ovvietà del suo tempo. La fusione pittorica di una parola la snatura, la rende tridimensionale, impedendogli di riproporre la normalità delle pressioni che contiene e del controllo sulla sensibilità normale che veicola. Il writer si pone tra allusione e negazione creando nuove gerarchie prospettiche nello spazio urbano e rendendo possibile un futuro multiplo ed allusivo. Qualcuno ha parlato del Writing come della rivincita delle periferie sul centro, anche se le culture giovanili che vi si esprimono sono state sbrigativamente associate al degrado delle zone da dove muovono i primi passi le loro crociate simboliche. Se la porta di un tram si muta nelle fauci di un mostro, il writer ci mostra l’efferatezza che ci investe mascherata da quotidianità, che nello straniamento da noi stessi ha il suo badge sociale e nella quieta disperazione la sua ricompensa civile. E’ il Ready Made: la mutazione di oggetti comuni in forme d’arte, con il rifiuto del treno come oggetto discreto che dice no alla percezione diffusa di ciò che conta e di ciò che non conta. Se mutano in fumetto un tram è per liberare uno spazio logico di improvvisazione visuale in cui ogni persona dilata il suo mondo mentale. Sono piccoli arcobaleni urbani di senso che nascono dopo la pioggia violenta di un presunto atto teppistico. Il sistema dell’arte contemporanea ha tentato l’assimilazione del fenomeno, innescando al suo interno una selezione tra coloro che potevano elevarsi al livello di artisti e tra chi era condannato a rimanere in bilico tra deriva criminogena e ricerca di un’originale via espressiva. Se l’arte anticipa una sensibilità sociale futura, nel graffitismo delle culture giovanili il futuro annuncia se stesso, chiedendoci di essere pronti ad un incremento delle logiche trasformative del mondo umano-sociale e tenendo in allarme il nostro presidio identitario che già di suo, riposa su basi alquanto incerte. La nostra è un’epoca senza rituali, non si cercano significati esterni alla società e tutto ciò che soffriamo e sogniamo resta come imprigionato dentro la società che opera – grazie a noi, ma anche contro di noi - la santificazione di se stessa. In questo tipo di società cerchiamo la soluzione dei nostri problemi dentro le stesse cause che li determinano. Si è soliti definirlo pensiero convergente e non riusciamo ad uscirne al punto che qualcuno ha parlato di fine della storia. Si tratta della ricerca di una mediazione tra Ragione e Verità che non riusciamo più a trovare nella organizzazione sociale che abbiamo costruito, che abbiamo spalmato sul mondo intero e che retroagisce su di noi in mille modi, alcuni molto insidiosi. Il rettore dell’Accademia di Brera ha confidato al filosofo Umberto Galimberti che i giovani mancano di prospettiva, vedono male e poco perché non aguzzano lo sguardo sul futuro che da risorsa si muta in zavorra. Gli antropologi moderni che studiano le conseguenze dell’uso dei mezzi elettronici sostengono che i giovani cercano nuova realtà e la divorano adesso, nell’immediatezza di azioni e reazioni. Non hanno tempo di vedere lontano, non ci provano nemmeno e non gli interessa. Forse quelle artigliate di colore sui muri grigi del nostro ordine sociale vogliono aprirci dei mondi che non vogliamo comprendere e che ci ostiniamo a rimuovere? Il poeta greco moderno Kavafis: “ … I barbari non sono arrivati. Peccato, erano una speranza quella gente …”

Rossano Buccioni

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