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27 Ottobre Ott 2017 1737 27 ottobre 2017

IL BULLISMO ANTISTORICO E LA MEMORIA A COMANDO

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QUANDO LA MEMORIA VANIFICA I NARCOTICI DELLA SOCIETA’ LIQUIDA

La scorsa settimana la Lega Calcio ha diffuso in tutti gli stadi, al posto delle musiche e dei messaggi pubblicitari, dei brani tratti dal Diario di Anna Frank. Questo Diario poteva essere semplicemente interpretato come una specie di epopea dell’adolescenza, ma letto avendo ancora negli occhi le immagini del campo di Bergen-Belsen dove nell’Aprile del 1945, gli alleati girano le orrende immagini di morte sotto la supervisione di Alfred Hitchcock, appare sotto una luce ben diversa. Anna Frank fu tra i primi nomi a riemergere dalla tragedia che l’Europa conobbe con la Shoà, che nel processo di Norimberga ebbe il suo sacello e nella “colpa tedesca” il suo lavacro. Alla fine della partita Lazio-Cagliari compaiono allo stadio Olimpico le immagini di Anna Frank con la maglia della A.S. Roma in un deliquio di insulti antisemiti. Invece, mercoledì scorso allo stadio di Bologna, sono state distribuite delle immaginette con la scritta “Siamo tutti Anna Frank”. Questa piccola vittima della follia razzista è divenuta all’improvviso un catalizzatore di opposti atteggiamenti, un selettore di reazioni di allineamento o di rifiuto alla provocazione lanciata nello psicodramma freddo della cultura ultrà.

Il Razzismo e le sue tecniche

Conosciamo il teatro culturale dove si agitano le pratiche di inferiorizzazione razziale e le loro scontate tecniche di supporto (disumanizzazione, patologizzazione e animalizzazione dell’altro e del diverso, ecc). La scienza biologica, prima è stata paladina dei razzismi nell’Europa di inizio ‘900 (Josef Mengele – Trofim Lisenko ecc.), per poi sancirne la totale inconsistenza teorica ed empirica, ribadendo ciò che sostiene il Vangelo, cioè che esiste un solo genere umano (Barbujani). Il dato di realtà è che a fronte della dilatazione dei diritti di cittadinanza i gruppi umani perdono caratterizzazioni socio-culturali stabili capaci di rappresentarli e sono costretti a dissotterrare quelle in uso decenni fa, con l’effetto di decontestualizzarle, togliendo degli zombie al loro sarcofago ideologico e tornando ad agitarli nello spazio pubblico-mediatico. L’oscenità esibita allo stadio Olimpico è la stessa delle letture pubbliche in pietosa attesa di un effetto banalmente risarcitorio. Il contributo ebraico alla cultura europea non sta nell’alloro ai piedi di un monumento o nella sacralizzazione del ricordo storico come simbolica penitenziale in risposta alla stupidità. La cultura ebraica resiste ad ogni tentativo di invisibilizzazione e non necessita di menzioni particolari perché nei suoi esiti, non necessariamente eccezionali, è la cultura europea medesima.

Cosa è accaduto veramente?

I fatti di Roma suggeriscono quindi altre interpretazioni. Da che mondo è mondo, i gruppi umani organizzano le proprie azioni in base a rappresentazioni e codici. Ogni sistema sociale di azione offre diverse possibilità agli individui che scelgono dentro un codice duale con ad un estremo, il valore positivo ed all’altro quello negativo. Ad es. l’economia come sistema di azioni socialmente possibili cresce dentro un codice duale che vede come valore positivo il pagare e negativo il non pagare. Da sempre o si è costretti o ci si sforza di fare storia cercando di orientarsi al valore positivo del codice (pagare in economia; rispetto delle regole in diritto; istruire in Educazione, amare nell’orientamento amoroso ecc.); spesso non si riesce, oppure si cercano vie per bypassare l’orientamento generale (ad es. pagare si, ma con soldi rubati). In ogni caso la società intera rispetta questi meccanismi codificati e riesce ad andare avanti perché le incongruenze al suo interno vengono contenute nelle oscillazioni tra gli estremi negativo e positivo dei codici di azione. Però, l’impressione che si riceve da troppi fatti di cronaca è che non sia più così facile trovare l’accordo sulla immediata validità dei valori positivi dei codici di azione umana, pur prevedendone le potenziali conseguenze negative. In molti casi addirittura si procede a rovescio, con intere classi di età e/o di azione che, o non esistono proprio (NEET), oppure perseguono una progettualità negativa, violenta e inessenziale, determinando una resistenza diffusa alla necessità di muoversi all’interno dei codici che ispirano la struttura dell’azione individuale e collettiva. Consistenti gruppi sociali sembrano ignorare che non c’è società che tenga se le azioni sono sistematicamente orientate ai valori negativi di un qualsivoglia codice di azione, anche nel caso in cui l’infrazione sia ricercata allo scopo di definire una qualche identità, dato che in un mondo sociale povero o azzerato non potrebbe resistere nessuna identità.

L’inerzia del rovesciamento

La logica della modernità è allora quella della frammentazione, l’altro che incontriamo è spesso uno sconosciuto e la società ormai esiste perché tutti noi definiamo un nostro ruolo al riparo dal legame, consentendo un andamento fluido del mondo sociale perché le azioni non devono terminare con l’espressione di un significato. Se la logica è “funziona perché funziona” e non “funziona perché ha un senso”, il successo di una operazione diviene anche l’immunizzazione dalla ricerca del significato che esprime e ciò scava una profonda ambivalenza dentro di noi, determinando una dissonanza tra quello che ricerchiamo come soggetti-persone e quello che riusciamo a determinare come uomini in carne ed ossa. Ripetiamo però che l’impressione che si riceve dalla quotidianità è che non sia più così facile trovare l’accordo sulla immediata validità dei valori positivi dell’agire, pur prevedendo le conseguenze dannose della loro cancellazione. In molti casi si procede ormai a rovescio nel completo disinteresse per le conseguenze del proprio agire sulla struttura più generale dell’azione sociale orientata ad uno scopo (Ultrà, Baby Gang, Subculture del conflitto, Eroi marginali, ecc.).

Indifferenza e frammentazione

La logica che ci angoscia e che vediamo dilagare è allora quella della frammentazione e l’altro che incontriamo diviene lo “sconosciuto” dentro un vuoto civismo che resiste anche se ormai definiamo il nostro ruolo al riparo da ogni legame, consentendo l’andamento fluido del mondo sociale solo perché le azioni non devono esprimere un significato autentico. Se la logica è “funziona perché funziona” e non “funziona perché ha un senso”, il successo di una operazione si immunizza dal rispetto positivo del codice e ciò scava un’ambivalenza in noi, con dissonanze tra ciò che ricerchiamo come soggetti-ruolo e ciò che otteniamo come uomini in carne ed ossa. Ormai, se si deve scegliere un modo di agire, specie da parte dei giovani, cioè una strategia per occupare il proprio posto all’interno degli infiniti spazi di possibilità –negative o positive - offerti dal codice, lo si sceglie andando sempre contro l’azione ispirata ai valori positivi. Una azione è riconosciuta come positiva quando è capace di determinare altre azioni sociali equivalenti a partire dalla prevedibilità dei suoi effetti, ma troppo spesso accade il contrario e si deve investire tempo e risorse nella pianificazione di interventi che possano ripristinare il flusso di azione interrotto. Oggi le culture o sub-culture giovanili, possono tornare a scegliere di muoversi all’interno degli spazi di possibilità positive offerte da un codice di azione oppure ne stanno elaborando degli altri che noi non sappiamo riconoscere sotto le incrostazioni di un agire che solo formalmente appare mosso da valori? Ne restiamo sconcertati, ma l’onda contro-intuitiva dell’agire sembra rafforzarsi, contro ogni valore o regola, nell’attesa di restituire un futuro degno di questo nome alla sua città. I fatti di Roma sono a ricordarcelo ancora una volta.

Rossano Buccioni

Rossano Buccioni

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