Individuo/società43

18 Gennaio Gen 2018 1614 18 gennaio 2018

LE NUOVE MASCHILITA' COME GARANZIA DI VERA AUTONOMIA FEMMINILE

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Il disincanto affettivo nella moltiplicazione dei modelli di “familiare” e di “maschile”

Storicamente la sessualità ha costituito l’arena ufficiale di adeguamento della maschilità alla mascolinità. La costruzione della maschilità si è sdipanata attraverso lo sviluppo di una pluralità di modelli socialmente necessitati, ma anche mutevoli. Nella storia, il maschile è sempre stato plurale e la maschilità al plurale consente di separare forme di maschilità egemoni e subalterne sempre riferite alla struttura sociale, che dal moderno in poi, diverrà sostanzialmente struttura di aspettative (ego si attende da alter certe cose e non altre). Oggi, alla acclarata molteplicità di modelli del maschile, sembra aggiungersi il dato di una impossibile connotazione gerarchica, con l’ovvia conseguenza che la dominanza economica (generatore simbolico per eccellenza della nostra epoca), necessitando di un ambiente umano fluttuante, fa si che non siano più i processi sociali di attribuzione di maschilità a governare le dinamiche emergenti della pluralizzazione e della frammentazione qualitativa dei modelli di maschile. Oggi il maschile ed il femminile si determinano dentro la cornice espressiva di una “incontestabilità/contestabile”, contenuta nei paradossi della “originalità per tutti” della società di massa e non dentro una gerarchia di modelli socializzativi culturalmente riconosciuta ed a prova di stigma. Figlia dell’indifferenza civile dei nostri tempi, questa pluralizzazione reversibile dei modelli maschili, viene interpretata da molti autori come un’apertura strutturalmente irrevocabile a forme di identità più duttili (perfette come ambiente sociale dell’economia di mercato), ma anche versata all’assunzione di forme antropologiche ibride, che mescolano tratti tradizionali - attribuiti a modelli classico-europei rigorosamente differenziati - , a modalità di costruzione del sé maschile laterali, di contorno al superiority complex femminile.

Genitorialità cercasi

Molti dati evidenziano una crisi della funzione genitoriale dentro una messa in questione dei modelli maschili e familiari tradizionali. Il sistema sociale in cui viviamo produce una forte frammentazione dei ruoli, ma consente all’individuo di acquisire nuove competenze per costruire la sua identità attraverso l’interazione ed il confronto con l’altro. Nel nostro tempo l’individuo deve trovare un equilibrio adeguato ad un contesto sociale in cui i supporti identitari diventano plurimi e precari. Se i mutamenti sociali favoriscono una valorizzazione piena dell’individuo nella sua autonomia di esperienza e di azione, quale ruolo avrà la famiglia come modello di mediazione istituzionale tra individuo e società? Se l’individuo contemporaneo appare psichicamente mobile, con un io multiplo, capace di scelte spesso incompatibili, con modelli sessualmente mobili, l’affettività come legame risulterà di intralcio alle nuove dinamiche di socializzazione? Quali caratteristiche assumerà la famiglia nella condizione di disincanto affettivo tipica degli attuali rapporti interpersonali? La creazione di forme sociali, tra cui la famiglia, è continua. E’ inevitabile quindi che nascano nuove modalità di realizzare in senso proprio o per analogia, una relazione familiare in grado di rispondere alle aspettative che la società mantiene nei suoi confronti (tutele, cura reciproca, ecc.). La forma-famiglia segue come un’ombra le mutazioni antropologiche di generi maschile e femminile. In molte forme di società, l’attribuzione dell’appartenenza degli individui ai diversi gruppi sociali viene ordinata in base alla centralità della famiglia. Ciò non è più vero per la nostra società complessa: l’inclusione familiare non è più volano di inclusione sociale. Inoltre, la dimensione personale/intima, tipica del contesto familiare, resta un caso eccezionale nella società moderna e proprio per questo si differenzia come comportamento del tutto specifico rispetto alla comunicazione vigente in tutti gli altri sistemi sociali; nell’attuale società solo alla famiglia spetta la funzione di inclusione primaria delle persone. Queste caratteristiche non riguardano soltanto famiglie giuridicamente regolate, ma tutti i casi di legami affettivi intimi: il sistema di azione che li racchiude potrebbe quindi essere meglio definito come sistema di relazioni intime, un sistema nel quale la comunicazione verte solo su ciò che è personale. Però, la crisi delle funzioni genitoriali, con la evidente difficoltà di imporre norme e limiti, ha prodotto strutture di personalità meno rigide, con un super-io meno impositivo, un io più fragile; i bambini divengono precocemente grandi, ma spesso sembrano non arrivare davvero ad una vera maturazione umana. Viviamo sempre più in un mondo di eterni adolescenti, caratterizzati dalla coesistenza di ambiti di vita molto evoluti con altri pericolosamente regressivi.

I vecchi padri non ci sono più, W i nuovi padri!

Da tempo domina nella cultura occidentale la retorica dell’assenza della figura paterna. Tuttavia, è lecito ribadire che unitamente alla trasformazione dei modelli che rifornivano culturalmente l’universo della sessualità e della fabbrica della maschilità, si sia assistito ad una profonda destrutturazione delle condizioni socio-antropologiche alla base della definizione della condizione umana nella società moderna. La precarietà e l’instabilità, unite ad una estrema mobilità psichica, che connotano l’ingresso nella vita attiva e disegnano quella familiare, rendono i nuovi uomini (Homines novi), decisamente meno opposti al gentil sesso, in un quadro sociale dove il godimento si interpone alle traiettorie del desiderio e dove la sessuazione si modifica seguendo le metamorfosi del rapporto individuo-società. La pluralizzazione dei modelli di maschilità e il contemporaneo venir meno delle precondizioni socio-strutturali (oggi chiaramente di carattere socio-economico) della dominanza ritualizzata del maschile tradizionale, disegnano un quadro poliedrico che riassume non tanto una guerra dei sessi, ma una osmosi delle simboliche di genere, vincenti in base alla opposta capacità di interpretare gli input che dalla società funzionalmente differenziata raggiungono l’ambiente umano dove deve primeggiare la capacità di saper incarnare le mutazioni del Valore di scambio.

Maschilità, neo-maschilità ed autorità

In effetti, il generale decadimento del principio d’autorità non poteva non travolgere le rappresentazioni sociali del padre e le sue valenze simboliche. Il padre tiranno, affettivamente lontano, deputato al mero sostentamento economico ed alla somministrazione delle punizioni, non esiste più. A seguito di separazioni e divorzi (che quasi sempre vedono i figli affidati alle madri), aumentano i padri emarginati che si congedano da un ruolo fortemente identificativo. La comparsa nello scenario familiare dei c.d. “padri materni” se, da un lato si intreccia con la forte crisi della figura paterna tradizionale, dall’altro evidenzia la necessità di una riscoperta del maschile, giocata più sul criterio della presenza che su quello dell’autorità censoria. L’esercizio della sessualità ha sempre rappresentato nell’immaginario maschile una chiara affermazione della identità di genere, dentro una forte simbolizzazione della propria presenza gruppale, con la condizione eterosessuale che coincideva con la costruzione del modello di maschilità vincente perché egemone, la versione dell’uomo “nella testa” sia dell’universo maschile, sia – per traslazione ed assimilazione simbolica – di quello femminile. Però, già la letteratura socio-psicologica del secolo scorso si è quasi sempre soffermata sulla relazione madre-bambino ignorando il maschile nel sistema di relazione madre-padre-bambino. L’affettività materna faceva culturalmente da contraltare alla statuita simbolica maschile del vigore. Quindi, in pochi hanno analizzato le mutazioni della relazione padre-figlio. Studi recenti rivalutano il ruolo del padre, capace di influenzare il clima familiare incidendo sul suo benessere psicologico. La paternità si configura come un potenziale attivo sul piano biologico-istintuale, fortemente modulato dalle dinamiche culturali in cui si inserisce. Il padre contiene la relazione madre-bambino proprio grazie al suo modo di garantire una presenza che regola da fuori la dinamica fusionale del rapporto madre-figlio. Il padre fa si che la relazione affettiva diventi autenticamente generativa: “papà” è la prima alterità percepita dal bimbo come normazione interna. Se tale presenza evapora, il figlio non elabora l’assenza di limiti verso l’altro, non acquista una individualità e permane nella fusione materna. La cronaca ci dice che i rapporti (familiari o no) tra maschile e femminile possono condurre ad esiti spesso ambivalenti: a cospicue conversioni culturali riferibili ad evidenti concezioni paritarie delle relazioni di genere, si possono ancora affiancare quadri regressivi riconducibili alla necessità di neo-affermazioni difensivo/biologistiche che traducono in moneta identitaria le lotte di genere combattute alla ricerca di un surplus identificativo e soggettivizzante.

Rossano Buccioni

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